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Questa fotografia in pochi minuti ha fatto il giro del mondo spopolando sul web. Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, entra in sala, avanza in mezzo alla platea e si dirige verso il palco, senza che nessuno si accorga di lui. Gli spettatori indossano tutti una specie da maschera da sub che sembra isolarli dal resto del mondo.
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“Non mi ascolta!”: quante volte e in quante situazioni diverse ho sentito questa lamentela riferita alla propria figlia o figlio; dalla mamma preoccupata perché non riesce a farsi dare la mano dal proprio treenne quando camminano per strada o dal padre dell’adolescente che passa il suo tempo sdraiato sul divano con lo smartphone in mano e non c’è verso di fargli iniziare lo studio.
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Un viaggio affascinate e sincero nel cuore di Papa Francesco: è questo il contenuto del libro-intervista «Il nome di Dio è Misericordia». Un colloquio tra il pontefice della gente ed il giornalista de La Stampa Andrea Tornielli che, con il suo blog Vatican Insider,  è una delle fonti più autorevoli su quanto accade nel cuore della cristianità.

L'anno che stiamo vivendo, si sa, è «Anno santo della Misericordia»: una proclamazione che Papa Francesco ha fatto quasi all'improvviso com'è nel suo stile: franco, umile ma deciso. Eppure questa immagine di Dio, la «Misericordia», il Papa l'ha espressa nella sua prima omelia alla messa mattutina a Santa Marta che è diventata il pulpito da cui Francesco, ogni giorno, evangelizza il mondo e sostiene la vita del popolo di Dio. Era il 17 marzo 2013 ed il brano oggetto della lettura del giorno era quello dell'adultera perdonata che possiamo leggere nel vangelo di Giovanni al capitolo 8. In quell'occasione il Papa fece notare che «il messaggio di Gesù è la misericordia. Per me -proseguì il pontefice - lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore».

Forse quel giorno i semi del Giubileo vennero gettati.

Da allora il Papa non ha più smesso di spingere la Chiesa su questa strada distinguendo, come dice nel libro, tra l'infinita apertura ed accoglienza che in nome di Cristo la Chiesa deve offrire ai peccatori, ai poveri, agli ultimi. E l'assoluta inflessibilità verso la corruzione (fuori e dentro la Chiesa) che non può essere che sradicata per far tornare al mondo l'ossigeno della speranza che si concretizza nell'amore per la vita.

Così «la Chiesa non è al mondo per condannare, ma per permettere all'uomo l'incontro con quell'amore viscerale che è la misericordia di Dio. Perché ciò accada è necessario uscire. Uscire dalle chiese e dalle parrocchie, uscire e andare a cercare le persone là dove vivono, dove soffrono, dove sperano». E' questo il cuore di Dio che Gesù ha rivelato.

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PAPA FRANCESCO, Il nome di Dio è Misericordia, una conversazione con Andrea Tornielli, Piemme, 113 pagine, 15 euro.

Ettore Giribaldi

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