Mi viene in mente un brano del romanzo I fratelli Karamazov del grande Dostoevskij.
Ivan Karamazov, parlando col fratello Alëša in un drammatico colloquio, si interroga sulla sofferenza dei bambini e gli narra la storia del piccolo servitore di un potente. Il fanciullo tirando un sasso ferisce la zampa di un levriero del padrone. Il padrone furibondo fa sbranare il bimbo dalla muta dei suoi cani. “Certo – dice Ivan – quando la madre si abbraccerà con l’aguzzino che ha fatto sbranare dai cani il figlio suo, e tutti e tre inneggeranno tra le lacrime: ‘giusto sei tu Signore’, allora si toccherà l’apice della conoscenza e tutto sarà chiarito… Vedi Alëša, se vivrò anch’io fino a quel momento o se resusciterò per vederlo, potrà realmente accadere che anch’io esclami con gli altri, vedendo abbracciare la madre il carnefice del suo bimbo : ‘Hai ragione Signore’, ma io questo non lo voglio esclamare…non voglio, insomma che la madre s’abbracci col carnefice che ha fatto sbranare suo figlio dai cani! Essa non deve osare di perdonargli! Perdoni, se vuole, per suo conto, perdoni al carnefice la sua smisurata sofferenza materna, ma non ha il diritto di perdonare la sofferenza del suo bambino straziato”.
Terribile nella sua potenza e bellezza, questo brano di Dostoevskij. Chi ha il diritto di perdonare? Liliana Segre così ha risposto ad un giornalista che le chiedeva se ha perdonato: “Io non perdono e non dimentico, ma non odio”. Si può essere tentati, in nome del Vangelo che parla di perdonare settanta volte sette di giudicare la senatrice? Di fronte ad una sofferenza cosi grande bisogna avere timore e pudore.
Con quale diritto posso mettermi nei panni di chi ha subito una grande violenza, pensare che le possano uscire parole di perdono verso i suoi aguzzini? Liliana era una bambina, come lo sono le migliaia di bimbi ucraini che hanno visto morire i loro coetanei, i loro genitori, distruggere le loro case, violentare le loro sorelle, uccidere persone in nome di cosa, se non di una violenza omicida assurda.
Perché perdonare chi fa soffrire bambini innocenti? Un’interpretazione, seppur parziale la dà Primo Levi nel suo libro che si può definire il suo testamento spirituale “I sommersi e i salvati”. Scrive: “i credenti quale fosse il loro credo spirituale o politico, sacerdoti cattolici o riformati, rabbini delle varie ortodossie …erano accomunati dalla forza salvifica della loro fede. Il dolore, in loro o intorno a loro, era decifrabile e perciò non sconfinava nella disperazione”. Lo scritto di Levi mi conduce nella profonda dimensione della fede e perciò al dialogo con Dio, dialogo sofferto e doloroso tra l’umano e l’eterno. Un dialogo che esclude terzi e che si fa prossimo alla croce e ne ripete le parole: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” che è generato dall’insegnamento “amate i vostri nemici”. Ma l’orrore della morte causata dal potere e dal dominio che anziché fare fratelli tutti fa nemici tutti, il radere al suolo le città, la violenza feroce che crea miseria, desolazione e odio possono essere perdonati?
Marcello Aguzzi