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Ognissanti e memoria dei defunti ci parlano di resurrezione

Società e cultura
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Capitare davanti a una tomba dei primi cristiani e leggere «Oggi è nato al cielo» provoca in noi stupore e smarrimento.

Siamo abituati agli annunci dolorosi di morte e ai lunghi viali dei moderni cimiteri, senza ricordare che la stessa parola cimitero significa “luogo di attesa”.

Dimentichiamo anche che custodire i resti o le ceneri dei nostri cari non nasce da scaramanzia o solo da rispetto per il corpo, ma da una speranza silenziosa di ricongiungimento: per continuare un amore, per sanare un affetto mancato, per colmare un rimorso.

Spinti da nostalgia o speranza, custodiamo la memoria dei defunti. Ma verso dove sono andati? Quale passaggio hanno compiuto?

E le vittime? Le migliaia di perseguitati, oppressi, massacrati: chi risarcirà il loro dolore, chi restituirà le lacrime ai loro cari? Basteranno una lapide, una richiesta di perdono, un ricordo tardivo?

E se la morte fosse davvero solo un nulla infinito, un totale annientamento? Se la vita, con i suoi desideri d’eternità e i suoi amori sognati senza fine, fosse solo un labirinto senza uscita?

Eppure una pietra di tomba è stata ribaltata: da sigillo di morte è diventata trampolino di Vita che non muore. Cristo è risorto dai morti, per non morire mai più. È risorto per tutti, e porta ancora le piaghe della croce come segno che ogni sofferenza può trasformarsi in gloria e in amore più profondo. Proprio attraverso la morte Egli ha vinto la morte: morendo d’amore e per amore ha inaugurato legami eterni, più forti di ogni separazione.

È la Comunione dei santi: coloro che si lasciano raggiungere dalla luce di Dio, che è il Dio dei vivi.

Se Cristo muore, è solo per portare più vita nei nostri cuori spenti, per ricreare legami che la morte non può spezzare. Camminare tra le tombe allora ci ricorda quella pietra ribaltata, ci invita a un amore vero, quotidiano e fedele. Solo l’amore vissuto dà sapore all’esistenza, forza ai legami, e la certezza che nulla è perduto.

Perché Cristo ha vinto la morte, e nel ricordo dei defunti noi facciamo memoria di Lui, il Risorto, in cui tutti muoiono e risorgono. Questa memoria sostiene le fatiche del vivere e ci assicura che un giorno Egli dirà a ciascuno: «Oggi sarai con me in Paradiso».

Marcello Aguzzi

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