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Il respiro della musica

Pillole di storia
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La storia dell’organo a canne affonda le radici nell’antichità: già nel mondo greco-romano esistevano “strumenti a vento” che sfruttavano l’aria per creare armonie solenni, quasi sovrumane.

Nei secoli l’organo si è evoluto diventando lo strumento liturgico per eccellenza, capace di dare voce all’invisibile, di riempire gli spazi sacri con un respiro musicale che sembra provenire dal cielo stesso.
In chiesa l’organo non è mai stato soltanto uno strumento musicale: è voce della comunità, sostegno alla preghiera, linguaggio universale che trasforma l’aria in canto. Ogni canna vibra come se fosse un’anima che si leva verso l’alto, e l’arte dell’organista diventa quasi un atto di mediazione tra il terreno e il divino. L’organo non si limita a “suonare”: parla, consola, esorta, invita a contemplare il Mistero.
Nella chiesa antica della parrocchia Santissima Trinità di Nichelino si custodisce un piccolo tesoro: l’organo costruito nel 1849 da Luigi Allovisio, acquistato l’anno successivo dal conte Augusto Occelli e posto a servizio della comunità. Lo strumento, con le sue 411 canne, un manuale di quattro ottave e mezzo, una pedaliera collegata al manuale e ben 11 registri, è un vero capolavoro dell’arte organaria ottocentesca piemontese.
Nel 1984, grazie alla ditta Pansera di Caselle, l’organo fu oggetto di un restauro completo che lo riportò al primitivo splendore, restituendo la sua voce originale. Ancora oggi si trova racchiuso nella sua elegante cassa lignea, collocata sopra la porta d’ingresso della chiesa, sulla cantoria, quasi come a custodire dall’alto l’intera assemblea.
Quanti organisti, nel corso dei decenni, si sono seduti su quella panca di legno, affidando alle proprie mani e ai propri piedi il compito di animare la liturgia! Quanti cori hanno dato voce ai canti sacri dalla balconata, avvolgendo i fedeli con la bellezza del suono corale, sorretti dal respiro possente dell’organo.
È commovente pensare a quante celebrazioni, matrimoni, solennità e momenti di silenziosa preghiera siano stati accompagnati dalle sue note. Suonare questo strumento significa dialogare con la storia, percepire la vita che vibra dentro ogni canna, rivivere le emozioni di generazioni intere che hanno trovato conforto e gioia nella sua musica. L’organo custodisce memoria e spiritualità.
Purtroppo a Nichelino come altrove non è proseguita la tradizione di dotare le chiese moderne di un organo a canne. Nulla potrà mai sostituire il suo suono, che non è soltanto musica, ma esperienza di fede, ponte tra cielo e terra, eco di eternità.
M.M.P.P.

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