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Luciano Morello, moncalierese con radici a Nichelino, appassionato di motorismo d'epoca qualche anno fa  ha raccolto un’interessante documentazione su un evento dei primi decenni del Novecento: il primo trattore prodotto dalla FIAT

Era mercoledì 14 agosto 1918, quando la “trattrice agricola” venne presentata ufficialmente alle autorità e l’esordio avvenne proprio a Nichelino nei campi dove oggi sorge il quartiere Castello. A quell’epoca c’erano già carri agricoli a motore e qualche rudimentale motozappa, ma quel veicolo per concezione e tipologia può essere considerato a tutti gli effetti come il primo trattore costruito in Italia e uno dei primi in Europa.

Quella mattina, vigilia di Ferragosto, giunse sul posto il cavalier Giovanni Agnelli in persona, accompagnato dallo stato maggiore dei tecnici FIAT (gli ingegneri Fornaca, Marchesi e Soria), per ricevere, insieme alle autorità locali ed alla piccola folla di contadini nichelinesi, il sottosegretario di Stato on. Valenzani in rappresentanza del Ministero dell’Agricoltura ed altri pezzi grossi. C’erano gli onorevoli Tasca di Cutò e Giordano, il senatore conte Rebaudengo, presidente del Comizio Agrario di Torino, oltre ai generali Corsini, Rizzo e Caorli. Il Giovanni Agnelli fondatore della Fiat tenne un breve discorso e poi il collaudatore Carlo Salamano dimostrò sul campo le straordinarie prestazioni del mezzo, in grado di sostituire e surclassare in un batter d’occhio il lavoro di tante coppie di buoi.

Tempi di guerra: il primo conflitto mondiale era entrato nella fase finale e in quei giorni le prime pagine dei giornali erano dedicate all’impresa di Gabriele D’Annunzio che con la squadriglia aerea “la Serenissima” aveva lanciato volantini su Vienna.

Ma che ci faceva quel trattore in mezzo ai prati di Nichelino?

EMANUEL SEGRE

Le fasi di collaudo e messa a punto della “trattrice agricola”, che portava la sigla 702, erano avvenute nella tenuta della famiglia Segre. Acquistato l’antico borgo del Nichelino, che fu dei Conti Occelli, il vasto latifondo annesso era diventato nei primi decenni del Novecento laboratorio per la sperimentazione di nuove tecniche di coltivazione. Emanuel Segre (a lui è intitolata una via di Nichelino e un busto lo ricorda in Municipio) fu un pioniere della meccanizzazione in agricoltura. I poderi attorno al castello in quegli anni erano tornati in piena attività e lo furono fino a quando i Segre, ebrei, non dovettero fare i conti con le leggi razziali sotto il fascismo.

“Il primo trattore fu usato dai Segre a Nichelino, mi raccontava tanti anni fa mio padre quand’ero ragazzo e proprio qualche giorno fa ne ho avuto la conferma trovando foto d’epoca e notizie su alcune pubblicazioni”, spiega Luciano Morello, appassionato ed esperto di motorismo storico.

Della mitica “trattrice 702” esistono ancora pochissimi esemplari, veri pezzi da museo: uno è conservato nel Centro Storico FIAT di via Chiabrera a Torino. Motore a quattro cilindri da 30 cavalli, avviamento a manovella, dopo la presentazione ufficiale a Nichelino la commercializzazione iniziò nel 1919 e la “trattrice agricola” negli anni successivi vinse parecchi concorsi all’estero rivelandosi più performante ed affidabile del concorrente americano Fordson. Aprì la via, non solo in Italia, ad una vera e propria rivoluzione nel lavoro dei campi e fu ben presto corredata da una serie di accessori al traino: aratri, erpici, tagliaerba, pompe, spandiconcime.

Una macchina decisamente innovativa, archetipo delle centinaia di modelli di trattori che la FIAT produsse nei decenni successivi. “A scorrere oggi le immagini della produzione mondiale sino al 1918, non si trova un veicolo che assomigli anche vagamente al trattore che la Casa torinese aveva progettato e che presentò alle autorità nell’agosto di quell’anno. Tutti avevano il carro costituito da un telaio e da una barca sulla quale erano appoggiati il propulsore e il cambio. La funzionalità sembrava l’ultimo pensiero dei progettisti, così come la sistemazione a bordo dell’operatore”, si legge nel libro di Milian Dozza e Massimo Misley che ripercorre la storia dei trattori Fiat dalle origini ai giorni nostri.

Solo il modello prodotto dalla Ford nel 1917 presentava caratteristiche simili: Agnelli e il Segre di Nichelino intuirono che quello era il solco da seguire. Uno sforzo progettuale, dettato anche da esigenze contingenti: “Da tre anni milioni di europei, per la maggior parte agricoltori, erano in guerra. Senza di loro le campagne non erano in grado di produrre abbastanza per sfamare i popoli coinvolti nel conflitto”.

La stampa dell’epoca salutò con entusiasmo il battesimo della trattrice 702. “Dalle macchine per la guerra alle macchine per la terra”, titolò il giornale L’Illustrazione Italiana. L’articolo sottolineava con enfasi la riconversione industriale della Fiat “prima sempre in ogni nobile e proficua iniziativa”, impegnata negli anni precedenti nella massiccia produzione bellica. “Occorre urgentemente aumentare la produzione agricola e specialmente quella granaria – proseguiva l’articolo - occorre sollevare l’Italia dal pesante tributo che paga all’estero per l’importazione di grano, bisogna trasformare, rendere meccanica la coltura, supplire alla deficienza di braccia, dissodare più profondamente la terra da lungo tempo negletta. E la Trattrice agricola corrisponde a questi scopi. E’ il più utile, infaticabile, versatile, economico servente agricolo che mai sia stato dato al contadino”.

M.C.

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