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Gio, Lug
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Patti scellerati

Società e cultura
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Il 14 aprile 2022 il Ministro dell'Interno inglese e il Ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale del Rwanda hanno firmato un accordo dall'altisonante titolo: Partenariato per la migrazione e lo sviluppo economico”

Questo accordo permette al Regno Unito di inviare in Rwanda i migranti entrati “illegalmente” nell'isola, in cambio di circa 140 milioni di euro destinati allo “sviluppo economico del paese africano”

Non è un tipo di accordo nuovo: l'Italia lo ha siglato cinque anni fa con la Libia. Era il 2 febbraio 2017 e l'allora Presidente del Consiglio Gentiloni lo firmò con un oggetto altrettanto altisonante: “Memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”.

In parole semplici: fare il lavoro sporco per l'Europa cercando di tenere fuori dal Continente migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Noi abbiamo offerto di più alla polizia libica: più di 200 milioni di euro!!

Durata: 3 anni e, infatti, a febbraio 2020 è stato prontamente rinnovato dal Presidente del Consiglio Conte per altri tre anni senza operare alcuna revisione, pur sapendo di alimentare un sistema di sfruttamento, estorsioni e abusi a danno di migliaia di disperati. Ne hanno scritto e parlato anche le testate più “allineate” ...

Quindi, si offrono soldi per un ipotetico sviluppo dei Paesi controfirmatari utilizzando esseri umani, che invece subiscono il più disgustoso dei trattamenti, annullante la loro dignità e nel disprezzo totale dei loro diritti.  E il prezzo più alto viene pagato, soprattutto, dalle donne. 

L'aspetto più scandaloso dell'accordo britannico è che viene definito come “un'opportunità per i profughi di costruire una nuova e prosperosa vita in una delle economie che crescono più velocemente al mondo, riconosciuta globalmente per i suoi risultati nell'accogliere ed integrare i migranti”

Chi conosce la realtà ruandese e della confinante R.D. del Congo, come John Mpaliza, attivista per i diritti umani e ideatore della Marcia “Restiamo Umani” condotta nel 2019 da Trento a Lampedusa, parla di “patto criminale” e dice: “Il Rwanda, paese grande come la Sicilia, è primo in Africa per densità abitativa, cioè senza spazio a casa propria, da iniziare nel 1996 ed alimentare fino ad oggi una guerra di conquista ed occupazione nella R.D. Congo per avere terre e risorse. Questo patto conferma che il mercato di essere umani non si è mai concluso e l'Europa resta protagonista. Questo accordo della GB, paese che ha sempre sostenuto il Presidente Kagame nei suoi piani di occupazione, saccheggio e tentativi di balcanizzazione della R.D. Congo, non è una sorpresa per noi”.

Forte è l'idea che l'accordo costituisca un tentativo di offrire una facciata di legalità al Presidente Kagame per le innumerevoli attività esercitate, invece, illegalmente: come il commercio di Coltan e materie prime sottratte dalle miniere del Kivu. Minerali scavati a mani nude ed a “forza di braccia” - spesso infantili – dai congolesi, ed esportati, di contrabbando, oltre confine.  Solo a questo punto parte la tracciabilità ufficiale del prezioso metallo. Ma nessuno vuole chiedersi come mai decolli verso nord partendo dal Rwanda che ne è geologicamente privo!

La veloce crescita economica del Rwanda è facilitata da molti governi occidentali che a questo stato si appoggiano per commercializzazioni non sempre limpide.

Va ancora detto che nel 2016 Kagame ottenne il cambiamento della Costituzione per potersi presentare al terzo mandato presidenziale, che ottenne agevolmente, tanto che non si parla più di Repubblica semipresidenziale, ma di regime autoritario esercitato senza il rispetto dei diritti umani, ma ampiamente supportato dall'Europa.

Insomma un tentativo di riabilitare l'immagine di un Presidente attorno al quale sono cresciute molte polemiche legate alla repressione operata contro le forze di opposizione.

Nel 2021 anche la Danimarca aveva provato a stipulare un accordo di delocalizzazione dei migranti in Rwanda, poi non se ne fece nulla. Altro paradosso significativo è che parrebbe essere Goma, in Congo, capoluogo del Nord Kivu appunto, la destinazione ultima dei migranti “estradati”, non il Ruanda.

Proprio Goma, sì, già luogo destinato ormai da anni ad accogliere un vastissimo campo profughi, per le vicende belliche che travagliano da più di trent’anni questa regione con popolazioni locali obbligate a fughe ripetute.

Testimonianza del fatto che nel Nord Kivu del Congo si fa quel che si vuole, per l'assenza di un controllo da parte del Governo centrale: Kinshasa dista più di 2000 km., di strade quasi totalmente impraticabili…Ma non è solo questo il problema: bisognerebbe aprire un altro capitolo sulle influenze dei governi Occidentali nella politica interna del Paese e dei Paesi Africani.

Anche su questo è più conveniente chiudere un occhio, anzi due e lasciare che sia l'informazione non ufficiale, quella “non filtrata” dalla ragion di stato a tentare di far sapere qualcosa, magari sulle pagine di un giornale locale...

Umberto Escoffier