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Erano in 8 su quel bombardiere che nel '42 si schiantò a Nichelino...

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Molti filmati dell’archivio dell’Istituto Luce (che oltre ai celebri cinegiornali produsse film e documentari) sono stati recentemente
messi on line e quindi facilmente accessibili anche al grande pubblico.

Nella sterminata galleria di immagini girata negli anni del fascismo c’è anche un documentario di circa mezzora che illustra l’attività svolta dai vigili del fuoco dopo i bombardamenti tra incredibili scenari di devastazione in diverse parti d’Italia.

Alcune sequenze (dal min. 27.30) riguardano Nichelino. Furono girate il 30 novembre 1942 quando il paese si risvegliò dopo una notte da incubo. Un bombardiere era precipitato tra le case (in via Fabio Filzi all’incrocio con l’odierna via San Francesco d’Assisi).

Laconico il bollettino di guerra che quel giorno ufficialmente registrò l’evento: “Una nuova incursione, attuata questa notte sulla città di Torino, non ha causato danni rilevanti; un bombardiere veniva centrato dalle artiglierie precipitando nei pressi di Nichelino”.  Di ben diverso tenore furono i racconti dei testimoni (che Nichelino Comunità ebbe occasione di intervistare ormai una quarantina di anni fa). Sentirono per alcuni istanti il rombo dei motori e poi un boato. Il bombardiere, proveniente dalla direzione di Moncalieri, volò per un tratto a bassa quota come se stesse atterrando, attraversò via Torino tranciando i cavi del filobus, urtò con un’ala un edificio e andò a schiantarsi contro una casa una cinquantina di metri più avanti. Lo spostamento d’aria mandò in frantumi i vetri nel raggio di centinaia di metri. Crolli, incendi, venti vittime tra i civili e decine di feriti. Le scene inedite del documentario dell’Istituto Luce sono un’altra testimonianza impressionante di quella giornata: case rase al suolo come dopo un terremoto del massimo grado, macerie ancora fumanti, i soccorritori che raccolgono i morti e scavano a mani nude per tirar fuori i sopravvissuti. Sul terreno si vedono alcune bombe inesplose, tra i rottami i corpi straziati di due aviatori.

Ma dove arrivava quell’aereo, chi c’era a bordo e quale fu la sorte dell’equipaggio?

ERA INGLESE
Gli esperti dell’Associazione Archeologi dell’Aria, sulla base dei documenti e delle immagini disponibili, identificano con certezza quell’aereo. Era uno Stirling I in dotazione alla Royal Air Force: bombardiere pesante, un quadrimotore lungo 27 metri, apertura alare 30 metri, quasi 20 tonnellate senza carico.

Il giorno prima c’era già stato una terrificante bombardamento su Torino e uno Stirling era stato colpito dalla contraerea, ma il pilota, seppur gravemente ferito, era riuscito a riportare il velivolo danneggiato al di là delle Alpi per precipitare nella Manica di fronte alle coste britanniche. Alcuni dell’equipaggio riuscirono a salvarsi e per questo l’eroico pilota, il sergente Middleton, fu insignito della Victory Cross alla memoria, la massima onorificenza del Regno Unito.

Quella notte tra il 29 e il 30 novembre del ‘42 l’incursione aerea su Torino fu di minore entità a causa delle avverse condizioni meteo e sicuramente vi presero parte Stirling del 149° Squadron della R.A.F. Secondo A History of the Mediterranean Air War, la più autorevole e dettagliata pubblicazione su questo capitolo della seconda guerra mondiale, solo uno degli Stirling decollati non fece ritorno in Inghilterra. Doveva essere per forza quello caduto a Nichelino, anche se nel testo citato risulta perduto nella zona di Airasca/Pinerolo, comunque a pochi istanti di volo dal punto di impatto.

A bordo c’erano otto aviatori. Thomas Carter era il più anziano e aveva 35 anni; Peter Michael Everson, il più giovane, ne aveva 19.Un altro, George Norman Beames, era di Oadby nel Leicestershire. Neil Alexander Macleod era un ventiduenne scozzese dell’isola di Skye, mentre Valance Trent Bowie arrivava dalla lontanissima Auckland City in Nuova Zelanda. Poi c’erano altri due inglesi,  Charles Smith e Leonard Houghton Smith, e il canadese William Mitchell Wright.

Nella banca dati dei caduti di guerra dei paesi del Commonwealth questi aviatori del 149° Squadron risultano deceduti tutti e otto in data 30 novembre 1942 e sepolti al cimitero militare inglese di Milano che nel dopoguerra raccolse i resti e la memoria di centinaia di soldati periti nel nord Italia.

TRE UOMINI IN FUGA?
In effetti vedendo le immagini e i corpi dilaniati tra le lamiere contorte è difficile pensare che qualcuno dell’equipaggio possa essere sopravvissuto allo schianto. Tuttavia a Nichelino, subito dopo il fatto, circolò voce che tre aviatori riuscirono a saltar giù dal bombardiere prima dell’impatto e a fuggire per i campi: una notizia tramandata nei racconti dei vecchi nichelinesi e giunta fino a noi. “Quel giorno a vedere l’aereo caduto a Nichelino accorse molta gente dai dintorni, pure da Torino, e in mezzo alla folla dei curiosi c’ero anch’io che allora avevo 12 anni – ricorda don Paolo Gariglio –  Era una mattina freddissima, la terra era già gelata. Arrivato in via Torino la prima cosa che vidi furono i tralicci metallici della linea del filobus ritorti e piegati. Tre decenni dopo, verso la fine degli anni ’70, ero da poco parroco a Nichelino e parlando dell’argomento un anziano, il signor Ferrero (il figlio aveva una nota macelleria), mi raccontò di aver nascosto per alcuni giorni nella sua cascina gli aviatori scampati. Anche il signor Antonio Magari, sapendo che ero pilota e che ero di Lingotto, ogni volta che mi incontrava mi parlava di questi sopravvissuti. Durante la guerra era stato di servizio alla postazione contraerea della Vernea e passò il resto della vita con la quasi certezza che quell’aereo l’avessero abbattuto loro. Cosa alquanto improbabile. Avevano solo sparato qualche raffica di mitra contro il bombardiere che volava già molto basso”. Narrava anche il signor Antonio che quei tre aviatori erano stati catturati, ma che erano poi riusciti a scappare o meglio che li avevano lasciati andare. Morì quasi centenario. Per colmo del destino era poi andato ad abitare in un condominio di via San Francesco davanti alla lapide che ricorda le vittime civili.

DOVE SONO FINITI?
Proprio Lingotto, zona di via Passo Buole, potrebbe essere un altro frammento di questa fuga dal percorso incerto, ammesso che vi sia mai stata. Continua a raccontare don Paolo: “Di sicuro il mio parroco di Lingotto, don Vincenzo Serra, tra il ’43 e il ’44 nascose per mesi in una soffitta della canonica due aviatori inglesi e nello stesso posto diede ospitalità ad alcuni ebrei. Non so come  ci fossero arrivati, né si può affermare che fossero quelli del bombardiere di Nichelino. Maria, la sorella del parroco, gli portava da mangiare tirando su una cesta con una corda. Nel giugno del ’44 la parrocchia di Lingotto venne distrutta dai bombardamenti e gli aviatori inglesi furono trasferiti nella casa di un certo Tesio che aveva una fabbrica lì vicino. A novembre Tesio, che era legato alla Resistenza,  li trasferì in modo rocambolesco in una zona sotto il controllo dei partigiani. Li nascose in casse da morto simulando un trasporto funebre di suoi parenti nella tomba di famiglia che si trovava nell’astigiano”.

Un’esile traccia porta a concludere questa storia nelle Langhe, in valle Bormida, tra Cortemiglia e Vesime. Qui i partigiani realizzarono una delle opere più audaci della Resistenza, ossia una pista di atterraggio e decollo per aerei alleati in mezzo alle colline. Venne costruita a tempo di record nell’autunno del ’44. A novembre vi atterrò un monomotore Lysander e – sostiene qualcuno – anche un B 25 alleggerito che sbarcò una missione di appoggio alla Resistenza per ripartire con 25 passeggeri tra cui alcuni aviatori alleati. Pochi giorni dopo la pista venne arata e messa fuori uso dai tedeschi che avevano ripreso il controllo dell’area.  Ma nella primavera del ’45 i partigiani la rimisero in funzione e di sicuro lì atterrò e decollò un C 47 Dakota. Un libro, “I banditi di Cisterna”, scritto da William Pickerling e Alan Hart, pubblicato in Inghilterra nel 1991, ricostruisce nei particolari quell’epopea. C’è anche scritto che su quel Dakota salirono alcuni aviatori americani  i cui aerei erano stati abbattuti. Tutti americani, eccetto “due prigionieri di guerra inglesi evasi”.

Erano due del bombardiere caduto a Nichelino?

M.C.

- Nella foto:  un’immagine tratta dal  filmato dell’Istituto  Luce  girato sul luogo del disastro. Sullo sfondo a sinistra si vede casa Lanza, ancora oggi esistente tra via Torino e via San Francesco d’Assisi.

- Si ringrazia  il Forum Archeologi dell’Aria per la determinante collaborazione nell’identificazione dell’aereo e dell’equipaggio.