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Bibbia per tutti - Abramo, Sara e Agar

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Dopo aver ricevuto un’ulteriore benedizione da Dio e l’ennesima promessa di un’innumerevole posterità, il nostro Abramo torna a casa

sempre con il cruccio di non aver avuto figli. Appena arrivato, sua moglie Sarai gli disse: “il Signore mi ha impedito di avere prole, unisciti con la mia schiava e forse da lei potrò aver figli” (Gen. 16, 1-2).

Nel libro del Genesi abbiamo due racconti della storia di Agar, schiava di Sara. Tutto nasce dalla disperazione di Sara per la sua incapacità di dare figli ad Abramo: secondo la mentalità e il diritto orientale e mesopotamico, anche attuale, non c’era per una donna sventura più grande della sterilità. Anche in altri brani dell’Antico Testamento viene sottolineata questa questione: “la tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa… i tuoi figli come virgulti di ulivo intorno alla tua mensa” (Sal. 128); “Eredità del Signore sono i tuoi figli, è una ricompensa il frutto del grembo” (Sal. 127). Ed è un classico nella Bibbia l’intervento di Dio che cambia la sorte della donna sterile: tra un po’ Sara, poi Rachele, poi Anna madre di Samuele ed infine Elisabetta madre di Giovanni Battista  “che tutti dicevano sterile”. Sara però non crede che “niente è impossibile a Dio” (Lc. 1,26) e propone ad Abram di seguire le consuetudini delle popolazioni che vivono intorno a loro. Secondo le antiche leggi orientali in caso di sterilità della moglie il capofamiglia poteva unirsi ad un’altra donna (schiava, serva, concubina) per avere uno o più figli che sarebbero stati considerati discendenti legali della coppia ufficiale.  Dunque “Sarai, moglie di Abram, prese Agar l’egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram. Egli si unì ad Agar che resto incinta” (Gen. 16,34).

Nelle lingue semitiche il termine “agor” significa mercenario. Ora da dove spunta la povera Agar? Per qualche commentatore fa parte dei doni che il faraone diede ad Abram quando era in Egitto come dote per sposare Sara. Per i racconti rabbinici Agar è la figlia più piccola del faraone a cui viene assegnato il compito di insegnare a Sara usi e costumi dell’Egitto in modo da essere degna di sposare il faraone. Tra le due donne nasce un’amicizia così forte che, quando Sara viene cacciata dell’harem del faraone, Agar chiede e ottiene di seguirla come serva. Entra così in casa di Abram.

 

VIA DI DIO E VIE DEL MONDO

Agar è incinta al posto di Sara… un caso che oggi potremmo definire di utero in affitto. Il testo non dà un chiaro giudizio morale su questa scelta, se non una piccolissima ma importante notazione “Abram ascoltò la voce di Sarai”, cioè invece di ascoltare la voce di Dio e le sue promesse ascolta la voce di questo mondo e delle sue scorciatoie, del pensiero in auge, del si è sempre fatto così…

A quel tempo la schiava partoriva sulle ginocchia della padrona, perché simbolicamente era come se il figlio nascesse dal grembo della padrona. Inoltre la scelta di Sara non porterà gioia, armonia e pace, ma gelosie, arroganza e lotte all’interno del clan. È il solito binomio, attuale anche per noi: seguire la via Dio o fare le scelte di questo mondo. È il dilemma quotidiano del “si fa così nel nostro paese”.

Vedete come questi antichi racconti di beduini contengono un insegnamento attuale. Chi segue la strada di Dio trova pace, serenità e forza, chi segue la strada di questo mondo invece… “quando Agar si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più niente per lei” (Gen. 16,4).

Ciò ricorda quando i discepoli di Gesù litigavano tra loro per stabilire chi fosse il più grande. Sara se la prende con Abramo: “l’offesa a me fatta ricada su di te”, cioè è compito tuo rimettere in riga quella schiava, sennò che figura ci facciamo nella tribù?

“Abram rispose: ecco la tua schiava è in mano tua, trattala come ti pare. Sara allora la maltrattò tanto che questa fuggì dalla sua presenza” (Gen 16, 5-6). Nel testo i due coniugi non chiamano mai Agar per nome, per loro è “la tua schiava, la mia schiava”, quasi fosse un oggetto, qualcosa che si possiede, non una persona con la sua dignità e libertà, anche se votata al servizio dei suoi padroni.

Insomma, tutti e tre i protagonisti peccano e non ci fanno una bella figura in questi versetti...Toccherà di nuovo a Dio mettere le cose a posto.

Agar è fuggita molto lontano verso sud, quasi al confine con l’Egitto, forse voleva tornare nel suo paese d’origine (quanti extracomunitari da noi sfruttati, illusi e maltrattati vorrebbero tornare a casa?). “La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto sulla strada verso Shur” (Gen. 16,7).

In ebraico “shur” significa muro - muraglia, un commento dice che è il muro costruito dagli egiziani contro le incursioni dei semiti… anche allora si costruivano barriere per impedire l’arrivo dei migranti!

“L’angelo le disse: Agar dove vai? Ritorna dalla tua padrona… moltiplicherò la tua discendenza” (Gen. 16, 9-10). L’angelo è l’unico che la chiama per nome, per Dio non è un oggetto anche se schiava, straniera, incinta, sola e in fuga. Dio le farà capire che anche lei è importante per le sue vie. Cosa farà Agar? È quello che scopriremo il mese prossimo.

Enrico De Leon