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La parte migliore

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- di don Davide Chiaussa -
Carissimi lettori, questo periodo pasquale è l’occasione per fare alcune considerazioni sul cammino delle nostre comunità

a sei mesi dall’inizio di questa nuova esperienza. Le considerazioni sono personali e nascono soprattutto da quello che noi sacerdoti stiamo vivendo e vedendo intorno a noi e dalle le suggestioni di chi insieme a noi condivide questo cammino.

La veglia di Pasqua è stato un momento molto intenso che ha radunato tutte le sette comunità presenti sul territorio di Nichelino. Sette ceri hanno inizialmente illuminato una chiesa buia gremita di persone pronte a condividere la festa della resurrezione di Cristo. Da quei sette ceri benedetti i presenti hanno acceso le loro candele, a ricordarci che per quanto fragili possano sembrare le nostre vite e le nostre comunità il Signore è sempre pronto ad accendere la fede dei cercatori di Dio.

A detta di chi ha partecipato la veglia è stata bella e coinvolgente perché: “ogni comunità ha condiviso la sua parte migliore”. La trovo un’espressione felice, perché indica che qualcosa è bello, anzi molto bello, non tanto o non solo perché è stato ben organizzato, ma soprattutto perché ognuno ha condiviso la sua parte migliore.

Bisogna però ricordare che ci siamo arrivati non per caso, ma con un paziente lavoro di ascolto reciproco. Ascoltare, lo sappiamo, non è cosa facile perché spesso è più forte il desiderio di essere ascoltati, di condividere il nostro pensiero e il nostro sentimento o punto di vista. Già nel tempo di Avvento avevamo vissuto momenti di preghiera che hanno offerto la possibilità di conoscersi, di parlarsi e ascoltarsi. L’iniziativa è stata replicata nel tempo di Quaresima rendendola ancora più ricca, perché non abbiamo solamente ascoltato la Parola di Dio, ma abbiamo lasciato risuonare in noi altre parole che nascevano dall’ascolto della Parola. Il risultato è stata una presa di coscienza del valore che hanno alcune parole nella nostra vita e nella vita degli altri. Parole di inciampo o di vita, parole violente oppure parole trascendenti, che sono quelle che ci fanno alzare gli occhi e il cuore verso il cielo, dove immaginiamo sia la dimora di Dio. Anche in questo caso ognuno di noi ha portato la sua parte migliore, insieme alle sue fatiche, le sue ferite, che in fondo non così diverse dalle fatiche degli altri. Il contenuto di questi incontri è stato raccolto e condiviso nella via crucis del venerdì santo, momento anche questo partecipato e sentito.

Ci sono state altre cose belle che vale la pena sottolineare (l’elenco sarebbe ancora più lungo). Cito ancora la settimana di vita comunitaria dei ragazzi universitari delle diverse comunità parrocchiali: sono loro che al termine della veglia hanno preparato un momento di festa e di accoglienza sul sagrato della chiesa. La settimana è stata ricca di impegni, pranzi e cene condivise, riflessioni profonde e momenti “leggeri” che hanno offerto la possibilità di fare conoscenza. È emersa la voglia di andare verso gli altri, di scoprirsi mettendosi in gioco. Sono tutti segnali che vanno nella direzione di superare quell’individualismo presente in tanti ambiti della nostra società.

Proviamo a proseguire in questa direzione cercando di mettere in tutte le cose che facciamo, non solo nelle comunità parrocchiali ma anche nelle cose che riguardano la nostra città, la nostra parte migliore. Costruiamo legami custodendo una comunicazione sana, sincera, capace di aprire ponti. Lasciamo da parte le parole urlate, violente, che non altro non fanno che innalzare muri ed impedire un ascolto empatico, sincero e costruttivo. Il risultato sarà bello, coinvolgente, come lo è stato la veglia di Pasqua.

Don Davide Chiaussa
Parroco