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I giorni della Liberazione

Pillole di storia
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Nell’aprile del ’45 le armate tedesche erano in fuga su tutti i fronti, ma si continuava a combattere.

I tedeschi costruivano opere di difesa nelle strade, alla periferia delle città per sbarrare il passo agli alleati. Anche nella nostra Nichelino in via Torino, tra vicolo Tiziano e via Garibaldi, stavano costruendo da ambo i lati, con robuste putrelle e cemento, un fortilizio che rimase allo stato embrionale grazie all'insurrezione del 25 Aprile. Se non fossero arrivati i partigiani, non solo avrebbero completato lo sbarramento di via Torino, ma si sarebbe sicuramente svolta una battaglia con tragiche conseguenze per gli abitanti del luogo.

La nostra vecchia casa, sorgeva ad una cinquantina di metri da tale sbarramento. Il mattino del 25 aprile fummo felicemente sorpresi: a Torino le formazioni dei partigiani, scese dai monti e quelle clandestine che operavano nei territori occupati, erano insorte. Finalmente assaporammo l'ebrezza, a me sconosciuta, della libertà. I neri drappi di morte scomparvero, bandiere dei più vivi colori, tra le quali primeggiava il rosso, garrivano al vento, tra il tripudio della folla che assisteva alla sfilata dei partigiani.

Per la cronaca ricordo che alle dieci del mattino arrivò il trenino di Saluzzo carico di partigiani; sostò brevemente, poi forse, costatato che stavamo già festeggiando, ripartì. Superò il vecchio ponte sul Sangone e prosegui per Torino, dove alcuni fascisti fanatici facevano i cecchini.

Fu un cambiamento epocale. Per la prima volta con la parola Libertà udii un’altra parola a me sconosciuta: Democrazia. Per noi era finalmente finita quella pronosticata “guerra lampo”, durata invece cinque terrificanti anni di sacrifici, bombardamenti e morte.

Si riformarono i partiti politici, cessarono gli inni fascisti inneggianti al duce, al Re imperatore, alla grandezza della patria fascista cedendo il passo ad altri canti di libertà e riscatto degli oppressi. Era finito il pensiero unico. Ogni partito pubblicò il proprio giornale; per qualche tempo li acquistai tutti con l’intento di conservarli come testimonianza storica: l'Unità, l'Avanti, il GL (Giustizia e Libertà), l'Opinione Liberale e il Popolo. Quando si diffusero le fotografie e la descrizione delle crudeltà compiute dai nazisti nei campi di sterminio fu un vero shock!

Com'era stato possibile che degli esseri umani gestissero con una così crudele razionalità quelle fabbriche della morte? Tutte quelle testimonianze giornalistiche che conservavo in uno scaffale del seminterrato, andarono purtroppo perse, a causa dell'esondazione del Sangone, l'8 novembre del 1962.

 

UN TRISTE RICORDO

Un altro ricordo si affaccia nella mia vecchia mente. Durante l'occupazione le forze armate tedesche, affiancate dai collaborazionisti fascisti, per incutere terrore, bruciavano con i lanciafiamme interi paesi. Questa era la pena minore che applicavano, quando subivano perdite a causa dei partigiani o scoprivano che gli abitanti avevano collaborato con i "ribelli". Una borgata della città di Carmagnola era stata ridotta in cenere per questo motivo.

Nichelino, stava per subire la stessa sorte. A Stupinigi, all'incrocio dell'attuale via XXV Aprile con corso Torino, una pattuglia di partigiani aveva teso un agguato ad alcuni repubblichini tra i quali c'era un delatore (pare fosse di Nichelino) che intendevano giustiziare. Ne seguì una sparatoria. Quella pattuglia di partigiani intendeva vendicare un gruppo di giovani della classe del ‘25, chiamati sotto le armi, dal governo collaborazionista di Salò. Piuttosto di far parte dell'esercito repubblichino avevano deciso di unirsi alle brigate partigiane. Un delatore però li aveva traditi. A Paesana il 30 dicembre 1943 erano stati catturati e fucilati dai tedeschi.

In seguito al fatto di Stupinigi si sparse la voce che i tedeschi avrebbero incendiato Nichelino. Per salvare il salvabile, mia mamma e mio papà scavarono una capiente fossa nel giardino, poi avvolsero con delle vecchie coperte la macchina da cucire, il grammofono e altre cose di un certo valore. Misero il tutto dentro la fossa poi la ricoprirono e camuffarono il terreno. Il pomeriggio del giorno dopo finì l'incubo. I tedeschi desistettero dal proposito di incendiare il paese, grazie soprattutto al coraggioso intervento del parroco don Francesco Granero che con assennati argomenti riuscì a convincere i repubblichini.

Enrico Pomba, ucciso a Paesana, era uno di quei ragazzi partigiani del ‘25. Abitava nei pressi di casa mia. Rividi ancora suo padre. Dopo la morte del figlio Enrico camminava curvo, con la borsa della spesa, lo osservai e un profondo senso di tristezza mi perturbò la mente. Quanto dolore in quel padre, quanta sofferenza! La madre di Enrico non l'ho più vista ...  E gli imbecilli in camicia nera qualche anno prima avevano inneggiato “Viva la guerra!” Questo è uno dei molti fatti che ricordo di quel tragico periodo.

Orazio Ottaviani