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Sab, Giu
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Un disastro che continua a provocare danni

Volontariato
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In estate ormai da molti anni l’associazione San Matteo ospita nella nostra città alcuni bambini provenienti dalle zone contaminate

per donare loro una vacanza di risanamento.

Purtroppo le radiazioni che sono e saranno presenti in quelle zone per centinaia di anni, aumentano il rischio di ammalarsi di tumore soprattutto nei bambini.

Di recente, gli eventi della centrale nucleare di Chernobyl sono stati riportati in auge dal successo della serie Sky ‘Chernobyl’, che racconta in maniera sconvolgente e drammatica quanto è avvenuto in quei giorni.

Oggi Chernobyl è un luogo spettrale. Intorno al reattore è stata creata una zona chiusa nel raggio di 30 chilometri, destinata a rimanere disabitata per secoli. Il livello di radioattività rimane ancora altissimo, i terreni non possono essere coltivati, le acque non si possono bere, le foreste ad ogni incendio liberano ancora radioattività come in un piccolo incidente nucleare.

Anche i terreni circostanti alla ‘zona chiusa’ sono comunque altamente contaminati, eppure la gente vive lì, mangia i prodotti della terra, i pesci pescati nei fiumi, beve il latte delle mucche che brucano erba contaminata e si ammala di cancro. Perché la radioattività è un potente agente cancerogeno.

Spinta dai venti, la nube radioattiva emessa dalla centrale nucleare contaminò una superficie di oltre 200mila chilometri quadrati (pari a circa due terzi dell’Italia) abitata da 5 milioni di persone. Le piogge distribuirono però la radioattività in modo disomogeneo, imponendo di evacuare località distanti anche 400 chilometri dalla centrale. La nube radioattiva, a causa dei venti, si diffuse in molta parte dell’Europa, arrivò anche nel nord Italia.

È difficile determinare quanti morti vi sono stati e vi saranno nelle zone dell’incidente nucleare, oltre a quelli accertati immediatamente dopo il disastro, perché la gente continua a morire per cause legate alle malattie tumorali, dovute alla contaminazione.  Negli effetti del disastro occorre anche considerare gli oltre 300mila evacuati che hanno perso tutto, costretti ad abbandonare le loro case e a trasferirsi altrove. 

Nel corso della commemorazione sono stati letti alcuni brani in ricordo di quanto è avvenuto 35 anni or sono. Riproponiamo di seguito una delle letture proposte, tratta dal libro della giornalista Silvia Pochettino “Chernobyl: Una storia nascosta”.

***

“26 aprile 1986 ore 1.23

Il reattore prende a vibrare come squassato da un terremoto interno. Ma è questione di pochi istanti; non c’è più tempo per pensare né per fuggire. L’esplosione avviene con una potenza tale da far saltare il coperchio del reattore, pesante 1200 tonnellate. Una colonna infuocata di gas e materie radioattive si alza verso il cielo superando l’altezza di un chilometro. 131 persone perdono la vita nell’arco di pochi istanti e nei giorni successivi altre 3250 persone moriranno a causa delle radiazioni.

La nube radioattiva provocata dall’esplosione contamina 150 mila metri quadrati intorno alla centrale. Commovente ed eroica l’opera degli oltre 650.000 soccorritori, i cosiddetti liquidatori, che a prezzo della loro vita cercarono di contenere la fuoriuscita di materiale radioattivo. È solo l’inizio del più grave disastro ambientale della storia dell’umanità. L’incidente di Chernobyl ci deve insegnare che la terra è la nostra casa e noi siamo i suoi ospiti”.

Cerchiamo di non dimenticare quanto accaduto, perché gli errori del passato possano servire per il futuro.

Manuela Facciolo