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Storia dei Papi - Pio XII

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Nel 1939 venne eletto papa Eugenio Pacelli, il 260º papa della Chiesa cattolica.

Fu un conclave brevissimo, quel giorno Pacelli compiva 63 anni; regnò (come si diceva allora) fino 9 ottobre 1958, giorno della sua chiamata al Cielo. Terminata la votazione avviandosi verso la Cappella Sistina, sicuramente preso da tanti pensieri, non si accorse di un gradino, inciampò e cadde. Un prelato presente commentò: “Oh, il vicario di Cristo, in terra...!”

A quel tempo il telefono si stava diffondendo e il pontefice cominciò ad usarlo, diversamente dal suo predecessore Pio XI. Ciò, come si può immaginare, dette la stura a vari equivoci. Una volta un monsignore della Segreteria di Stato rispose al telefono e si sentì dire: “Siamo il santo padre”. Pensando ad una burla rispose: “sì, e io sono Napoleone…”.

Papa Pacelli ebbe tra i collaboratori mons. Tardini e mons. Montini, futuro Paolo VI, il primo responsabile per gli affari straordinari, il secondo per quelli ordinari. Un giorno un religioso francese confidò al Tardini che un cardinale aveva detto in pubblico una sciocchezza. Tardini: “che un cardinale dica una fesseria è cosa ordinaria, vada da Montini, poiché io tratto solo gli affari straordinari”.

Eugenio Pacelli era un cultore della lingua di Dante. Ancora monsignore, entrato in una chiesa romana, sentì un predicatore che spiegava le ultime 7 parole pronunciate dal Signore sulla croce e che a un certo punto tradusse la parola latina “sitio” con “tengo sete”. Pacelli, indispettito usci subito dalla chiesa. A chi gli faceva presente che era troppo meticoloso, citava il Gioberti: “le correzioni cominciano dalle minuzie” oppure l’antico proverbio “Maximum in minimi Deus”, Dio è grandissimo anche nelle piccole cose.

Pio XII resse la Chiesa in un tempo tremendo: la seconda guerra mondiale e la guerra fredda. Dopo la sua morte è stato pesantemente calunniato per una presunta connivenza con le tesi naziste, mentre numerose testimonianze hanno invece portato in evidenza la sua coraggiosa azione in difesa degli ebrei. Durante il conflitto rimase ostinatamente a Roma. Dopo il bombardamento del quartiere S. Lorenzo uscì dal Vaticano; si recò tra la folla a benedire i morti e a consolare i feriti.

Il popolo romano, riconoscente, volle che la piazza antistante il colonnato di San Pietro fosse a lui dedicata come Defensor Civitatis. Da Roma le autorità erano scappate tutte, compreso il re. Il papa era rimasto.

Magù

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