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Testimoni - Teresa Bracco

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Dego è un comune che si trova in val Bormida

al confine tra Liguria e Piemonte nella provincia di Savona diocesi di Acqui Terme (Piemonte). Qui nella frazione di Santa Giulia il 24 febbraio 1924 nacque Teresa Bracco: penultima di 7 figli di mamma Angela e papà Giacomo. Teresa era una contadina, il suo titolo di studio la quarta elementare. Poiché la radio non era ancora arrivata le notizie si apprendevano leggendo il bollettino salesiano che nel marzo del 1933 tratteggiava la figura di Domenico Savio. Come lei figlio di contadini! L’impegno di Domenico si racchiudeva nel motto “La morte, ma non i peccati” .Teresa lo fece suo aggiungendo “piuttosto mi faccio uccidere”. Era il giorno della sua prima comunione. Aveva 9 anni.  L’Eucarestia quotidiana al paese si celebrava nelle prime ore del mattino e lei non poteva mancare all’incontro col Signore. Poi iniziava il lavoro che consisteva nel portare al pascolo gli animali. Lo sguardo limpido e sereno di Teresa invitava alla confidenza: mai - erano le amiche a dirlo - una parola fuori posto, mai tradito una confidenza, mai parlato a sproposito. Era una ragazza attenta e riflessiva e di bell’aspetto, il  volto era incorniciato da lunghe trecce. “Una ragazza così io non l’avevo ai vista prima e non l’ho mai più vista dopo”, dirà un ragazzo del posto. Aggiungeva un’amica: “C’era in Teresa qualcosa di diverso dalle altre ragazze, dimostrava serietà, onestà e rettitudine in tutto”. Diremmo una ragazza con la testa sul collo, attenta e rispettosa, modesta e riservata.

28 agosto 1944, le truppe naziste incalzate dagli alleati sono in ritirata, la disfatta è vicina, ma non rinunciano alla violenza sulla popolazione inerme e fanno l’ennesimo rastrellamento irrompendo nella forra del Rocchezzo dove si erano nascoste le giovani donne del paese. Tra queste c’è Teresa che era giunta dopo essere andata a tranquillizzare  la mamma vedova da due mesi. Sono bottino di guerra e quindi debbono soddisfare le voglie degli invasori. L’ufficiale nazista la vuole, deve essere sua, deve soddisfarne le brame. La giovane si divincola, corre verso il bosco, lui la raggiunge e in preda all’ira, per il rifiuto, l’afferra  al collo e stringe senza pietà finché Teresa cade a terra e muore strangolata. Non contento con la rivoltella le spara due colpi al cuore e con lo scarpone le sferra un calcio sulla tempia sinistra. Il corpo martoriato venne trovato due giorni dopo.

Giovanni Paolo II l’ha elevata alla gloria degli altari il 24 maggio 1998, memoria di Maria Ausiliatrice, a Torino, nel corso del suo pellegrinaggio alla Sacra Sindone. Il Papa ebbe a dire: “In Teresa Bracco brilla la castità, difesa e testimoniata fino al martirio. Quell'atteggiamento coraggioso era la logica conseguenza d'una ferma volontà di mantenersi fedele a Cristo, secondo il proposito manifestato a più riprese”

Magù