23
Sab, Gen
93 New Articles

- Bibbia per tutti - Libro di Giuditta (2)

Proposte
F
Typography

Nel libro di Giuditta avevamo lasciato l’esercito di Nabucco guidato dal viceimperatore Oloferne fermo ai confini della Giudea,

dopo aver conquistato tutto il mondo ed aver imposto il culto dell’imperatore. Gli Israeliti si organizzano, “fecero provviste inn previsione dlla guerra e fortificarono i villaggi”, ma soprattutto su consiglio del sommo sacerdote Ioakim (che storicamente non è mai esistito) da Gerusalemme “ogni uomo gridò a Dio con grande zelo e tutti digiunarono, vestirono di sacco, si prostrarono davanti al Tempio”.

Questo comportamento di Israele, così diverso rispetto a quello dei popoli da lui conquistanti giunge all’orecchio di Oloferne che vuole informazioni su di loro, “acceso da grane ira convocò i capi di Moab e di Ammon (storici vicini-nemici di Israele) e chiese loro; chi è questo popolo che vive sulla montagna? Perché a differenza di tutti gli altri popoli hanno rifiutato di venirmi incontro?”, cioè non si sono prostrati davanti a lui, come si sarebbe aspettato. A rispondergli sarà il capo del popolo di Ammon, tribù spesso nemica di Israele, ma imparentata con loro, in quanto discendenti da Lot nipote di Abramo.

LA DOMANDA DEL GENERALE

“Allora Achior, capo degli Ammoniti, gli rispose”; il nome Achior in ebraico significa “fratello della luce”, quindi legato in qualche modo legato da vincolo di parentela con Israele – luce dei popoli. E’ però un pagano che nel suo discorso (andate a leggerlo: 5,6-21) spiega al generale di Nabucco la storia sacra, la scelta che Dio ha fatto verso Abramo e ricorda i grandi segni operati da Dio a favore del suo popolo. Achior però ricorda anche che, quando Israele si è reso infedele, il Signore lo ha abbandonato e il nemico lo ha schiacciato, cosi consiglia Oloferne: “accertiamoci se in questo popolo c’è qualche colpa , se hanno peccato contro il loro Dio. Se sì, avanziamo e attacchiamoli… ma se tra loro non c’è trasfgressione , lasciamo perdere, perchèil loro Dio farà loro da scudo”.

Di fronte a queste parole l’arrogante, pallone gonfiato, e presuntuoso Oloferne comincia ridere e proclama: “chi è Dio al di fuori di Nabucodonosor? Egli manderà il suo esercito e li sterminerà e il loro Dio non potrà salvarli”. Come ulteriore segno di scherno Achior viene condotto prigioniero e consegnato agli Israeliti; viene legato ad un albero sul confine della città di Betulia in modo da essere spettatore della sconfitta del Dio d’Israele, solo allora sarà giustiziato.

Achior però viene liberato e condotto a Betulia, dove gli anziani lo interrogano: nell’ascoltare l’indsolenza di Oloferne “il popolo si prostrò per adorare Dio ed elevò suppliche. Poi rincuorarono Achior e dopo l’adunanza Ozia, capo della città, lo accolse nella sua casa e offrì un banchetto”. Achior, il fratello della luce, entra quindi a far parte del popolo di Dio, così come era successo a Ruth, moabita, nonna di David.

Il capitolo 7 del nostro libro  racconta la decisione di Oloferne  di occupare tutte le sorgenti d’acqua che rifornivano gli Israeliti della citta di Betulia “così la sete li consumerà e consegneranno la loro città”. Dopo 34 giorni di assedio il popolo di Israele senza acqua né cibo è agli sgoccioli e chiede al capo-comunità di arrendersi e consegnarsi agli Assiri. Ma Ozia disse loro: “coraggio fratelli, resistiamo ancora cinque giorni... non è possibile che il nostro Dio ci abbandoni fino all’ultimo”.

SCENDE IN CAMPO UNA DONNA

Finalmente al  capitolo 8 entra in scena Giuditta, la nostra eroina, che ci viene presentata in questo modo: “rimasta vedova da tre anni, viveva nella sua casa a Betulia … era bella d’aspetto e molto avvenente a vederla. Suo marito le aveva lasciato oro e argento, servi e ancelle. Nessuno poteva parlare male di lei, perché temeva molto Dio”.

Il nome Giuditta significa “giudea” e simboleggia tutto il popolo di Israele. La città di Betulia significa “la casa del nostro Dio”, anche qui un richiamo a Gerusalemme dove si trova il tempio, la casa di Dio. Giuditta convoca Ozia e gli anziani a casa sua e dice loro: “Ascoltatemi! Voglio compiere un’azione che sarà ricordata per generazioni dal nostro popolo. Questa notte io uscirò dalla città con la mia ancella e prima che scadano i giorni dopo i quali avete promesso di consegnare la città al nemico, il Signore per mano mia visiterà il suo popolo… Non vi dirò nulla della mia impresa fino a che non l’avrò compiuta” (8,32-35).

Usciti gli anziani, Giuditta “cadde con la faccia a terra, si gettò della cenere suk capo e si rivestì di sacco. Era l’ora in cui nel tempio di Dio a Gerusalemme veniva offerto il sacrificio vespertino e Giuditta ad alta voce gridò al Signore”. Inizia una lunga preghiera di Giuditta  in cui ricorda a Dio i suoi interventi nel passato a favore di Israele, perché solo lui è il padrone della Storia e non i potenti, gli altezzosi e i pieni di sé, come Nabucco e Oloferne. Alla fine Giuditta conclude così la sua preghiera: “Tu invece sei il Dio degli umili, sei il soccorritore dei piccoli, il difensore dei deboli, il protettore dei derelitti, il salvatore dei disperati… ascolta la mia preghiera!”.

Ora Giuditta è pronta a dare inizio alla propria impresa per portare salvezza al suo popolo assediato che soffre fame e sete. Cosa ha in mente? Può una donna sola fermare il potente esercito del nemico Nabucconosor? Un po' di attesa e lo scopriremo il mese prossimo!

Enrico de Leon