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Gio, Ott
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- Bibbia per tutti - Il libro di Baruc (2)

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Avevamo iniziato a conoscere il libro di Baruc (Benedetto è il suo nome in italiano), scritto nel II secolo a.C., ma ambientato nel 581 al tempo della deportazione in Babilonia.

Baruc è il segretario-scriba del profeta Geremia esiliato in Egitto, ma il libro immagina che le parole del profeta e del suo stesso scriba vengano portate tramite Baruc a conoscenza sia dei deportati in Mesopotamia sia degli israeliti rimasti in patria. Baruc funge da tramite tra le due comunità e Geremia viaggerà da un luogo all’altro portando il libro che sta scrivendo, leggendolo e facendolo pregare dove si trova.

Il mese scorso avevamo visto che il libro si divide in quattro parti e avevamo commentato la prima, quindi andiamo avanti.

2) Preghiera penitenziale di richiesta di perdono

Si tratta di un testo molto lungo, che inizia con una supplica e si conclude con una confessione comunitaria, si ricordano le azioni di Dio in favore del suo popolo a partire dalla liberazione egiziana e le infedeltà e l’idolatria di Israele con un invito alla preghiera nella conversione:“Noi non abbiamo ascoltato la voce del Signore, Dio nostro, in tutte le parole dei profeti che Egli ci ha inviato, ma tutti noi abbiamo seguito i pensieri del nostro cuore malvagio facendo il male ai suoi occhi. Così siamo diventati schiavi perché abbiamo peccato contro il Signore… Ascolta Signore la nostra preghiera, liberaci a causa del tuo nome, facci trovare grazia… “

Sono le stesse parole e tematiche che avevamo trovato nel libro delle lamentazioni, ma nel libro di Baruc c’è un’indicazione di speranza in più: “Tuttavia nella terra del loro esilio rientreranno in se stessi e riconosceranno che Io sono il Signore, il loro Dio, allora Io darò loro un cuore e orecchi che ascoltano ed essi mi daranno lode nell’esilio, ricorderanno il mio nome e si convertiranno… Farò con loro un’alleanza eterna”.

Baruc riprende le parole del suo maestro Geremia parlando di una nuova alleanza e di cambiamento di cuore; la preghiera si conclude con un’ulteriore richiesta di perdono da parte di una nuova generazione migliore di quella che ha portato alla devastazione: “Non ricordare l’ingiustizia dei nostri padri…”

3) Poema sulla Sapienza

“Ascolta Israele i comandamenti della vita, porgi l’orecchio per conoscere il discernimento! Hai abbandonato la fonte della Sapienza! Se tu avessi camminato sulla via di Dio abiteresti in pace per sempre”, invece Israele vive in terra straniera e da schiavo proprio per mancanza di Sapienza. L’elogio della Sapienza continua così: “Chi ha scoperto la sua dimora, chi è penetrato nei suoi tesori? Chi è salito al cielo per prenderla e l’ha fatta scendere dalle nubi? Chi ha attraversato il mare e l’ha trovata? Nessuno conosce la sua via, nessuno prende a cuore il suo sentiero! Solo Colui che sa tutto la conosce” e può donarla a chi la cerca e a chi la vuole “questi e il nostro Dio e l’ha data a Giacobbe suo servo, a Israele suo prediletto, per questo è apparsa sulla Terra e ha vissuto tra gli uomini”.

La lettura dei Padri della Chiesa di questi versetti ha visto una profezia della venuta di Gesù-Messia, sapienza di Dio, rivelata nel mondo all’umanità. Il Vangelo di Giovanni riprenderà spesso queste tematiche là dove indica in Gesù il logos (parola-sapienza) di Dio e la via : “Io sono la via”. Ecco perché questi versetti vengono usati nella veglia di preghiera che precede la celebrazione eucaristica della notte di Pasqua. Questa sezione si conclude: “Ritorna Giacobbe e accogli la Sapienza, cammina allo splendore della sua luce… Beati siamo noi, o Israele, perché ci è stato rivelato ciò che piace a Dio”, parole che ricordano il discorso di Gesù sulle Beatitudini e sull’essere come bambini a cui Dio ha rivelato le sue vie.

4) Invito alla speranza e alla consolazione

L’ultima sezione del libro di Baruc vede come protagonista la città di Gerusalemme. C’è prima la preghiera, il lamento della capitale, a cui segue la risposta profetica di Baruc. Riprendendo le tematiche del secondo e terzo Isaia,  Gerusalemme personificata parla ai deportati: “Coraggio popolo mio, memoria di Israele (cioè piccolo resto, ciò che rimane del popolo di Dio) siete stati riconsegnati ai nemici per non essere annientati… avete contristato anche colei che mi ha allevato, Gerusalemme vedova e abbandonata. Io adesso come posso aiutarvi? Coraggio figli, invocate Dio, io infatti spero nel Signore, l’Eterno che vi darà salvezza. Una gioia mi viene dal Santo e dall’Eterno, vi giungerà un Salvatore… decuplicate il vostro impegno nel cercarlo”. Spesso in Baruc Dio viene chiamato Eterno e Santo, come si usava dopo il II secolo a.C., questo indica ai commentatori la datazione di questo libro.

Alle invocazioni e alle preghiere della città risponde il profeta Baruc: “Coraggio Gerusalemme, chi ti ha dato un nome ti consolerà! (Gerusalemme significa Colline – lago di pace) guarda verso Oriente, Gerusalemme contempla la gioia che ti viene da Dio. Ecco ritornano i figli che hai visto partire, riuniti dalla parola del Santo! Sarai chiamata con il nome che Dio ti ha dato per sempre: pace di Giustizia e Gloria di Pietà. Dio infatti ha deciso di spianare ogni alta montagna e ogni collina, di colmare le valli e di spianare il terreno. Fanno ombra ad Israele le selve e ogni albero frondoso al comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia, con misericordia e giustizia donate a Lui”. Con queste immagini che ricordano i capitolo 40 - 41- 42 del profeta Isaia si conclude Baruc, scriba e segretario di Geremia così adatto al periodo quaresimale e pasquale.

Enrico de Leon

Immagine: J.Tissot esilio a Babilonia