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The Economy of Francesco

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- di don Gian Franco Sivera -
Amici che state leggendo, permettetemi di introdurre questo atteso e piacevole dialogo con voi

facendovi partecipi di una gioia grande che io e la mia famiglia abbiamo vissuto: lo scorso 19 dicembre è nato Niccolò, figlio di mia nipote Chiara e di Alessandro. Sono diventato prozio e mio papà è diventato bisnonno. E’ proprio bello chiudere e iniziare un nuovo anno abbagliati dalla luce di un bimbo che nasce. Affascina e intenerisce il cuore osservare un neonato che apre gli occhi, abbozza un sorriso, cerca di esprimersi, sbadiglia e poi placido ritorna a un sonno appagato.

Questa serenità si diffonde come un profumo e apre infinite possibilità che ridestano la fiducia nel futuro perché i bambini sono il futuro e la promessa di un domani migliore per tutti.

ll 2019 verrà ricordato per due novità, tra loro intimamente connesse: un nuovo protagonismo dei giovani e degli adolescenti e una consapevolezza globale della drammaticità e irreversibilità della crisi ambientale. I giovani, a cinquant’anni dal 1968, sono tornati a essere il primo elemento di cambiamento e di vera innovazione sociale e politica. Hanno impiegato alcuni decenni a trovare il loro posto nel "nuovo mondo". Dopo la fine delle ideologie hanno attraversato un’eclisse civile e culturale, sono rimasti ammutoliti e schiacciati tra un mondo che finiva e uno che tardava troppo a venire.

I giovani hanno sofferto e soffrono più profondamente per la fine delle narrazioni collettive, delle utopie, dei sogni grandi. Da adulti si può resistere molto tempo senza sognare insieme, da giovani si resiste molto meno, perché l’utopia è il primo cibo della gioventù. E così dopo il lungo spaesamento hanno ritrovato la Terra, che è diventata il luogo per tornare a scrivere un grande racconto collettivo. Attorno al capezzale della madre Terra malata, hanno ritrovato un nuovo legame, una nuova fraternità e una nuova spinta, e, per tanti, un nuovo slancio a favore dell’impegno civile.

Non stupisce allora l’alleanza che si è venuta a creare tra questi giovani e un ottantatreenne, papa Francesco, sentito dalla maggioranza come amico e punto di riferimento. Mentre nel ’68 la Chiesa era parte di quel mondo vecchio che si voleva far crollare, oggi la Chiesa di Francesco è parte essenziale del nuovo che emerge. La Laudato si’ ha anticipato questi movimenti giovanili e ha fornito a molti il quadro culturale e spirituale di riferimento per il nuovo che sta accadendo.

I giovani del 2019 e 2020 ci stanno però lanciando anche altri messaggi. Quanto sta avvenendo in Iran e nel Cile, in Libano, a Hong Kong, in Francia, in Italia, ci dice che la diseguaglianza è un’altra forma di CO2 che se supera un certo "grado" non è più tollerabile. Ed è qui che si coglie il senso dell’evento The Economy of Francesco (L’Economia di Francesco, a fine marzo 2020), un processo avviato per offrire ai giovani una patria ideale (Assisi) da dove partire per trovare un rapporto integrale con la casa comune. Una nuova ecologia è possibile solo insieme a un’economia nuova, perché non è né concepibile né realizzabile un’ecologia integrale senza un’economia integrale. A quella più strettamente ecologica si deve aggiungere la dimensione della diseguaglianza e quindi delle varie forme di povertà che continuano a gridare giustizia. Non possiamo concentrarci solo sull’aspetto più urgente e visibile dell’ insostenibilità (quella dell’ambiente naturale) e dimenticare le altre, dalle quali in fondo dipende.

Il grido della Terra non può e non deve coprire il grido dei poveri, ma amplificarlo. Accanto alla CO2 della diseguaglianza c’è una crescente insostenibilità di una certa cultura e prassi manageriale delle grandi istituzioni economiche e finanziarie. Mentre da una parte si annuncia una politica aziendale più attenta all’ambiente naturale e, qualche volta, anche all’inclusione sociale, parallelamente i lavoratori sono schiacciati da uno stile manageriale che chiede loro sempre più tempo, energie e vita. Anche grazie alle nuove tecnologie è saltato ogni confine tra tempo di lavoro e tempo di non-lavoro, dove le imprese cercano e spesso ottengono il “monopolio” dell’anima dei lavoratori. Non può reggere a lungo una nuova generazione che da una parte chiede al sistema una nuova sostenibilità e un rallentamento nello sfruttamento della Terra per lasciarla "respirare", e dall’altra quando entra nei luoghi di lavoro è sottoposta a ritmi insostenibili, accelerati,disumani.
La sostenibilità relazionale, legata alla sostenibilità spirituale delle persone, sarà quindi il grande tema da affrontare nei prossimi anni.

Don Gian Franco Sivera
Parroco Madonna della Fiducia e San Damiano