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- Testimoni - Edith Stein

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Di lei su questa terra non c’è neanche un pugnetto di cenere, i forni crematori e la ferocia nazista hanno disperso tutto. Non la sua straordinaria storia di vita.

Edith Stein, ebrea, nasce il 12 ottobre 1891 a Breslavia (Germania) che ora fa parte della Polonia col nome Wroclaw. E’ l’undicesima figlia di Sigfied e di Augusta Courant. Il padre, commerciante di legname, muore quando la bambina non ha raggiunto i due anni. La famiglia numerosa è guidata dalla madre, donna coraggiosa e forte, sostenuta da un profondo credo religioso. Edith ha un gran temperamento. A tredici anni mette in discussione la fede familiare e diventa atea.

Nel 1910 si iscrive all’università di filosofia e si trasferisce a Gottinga per seguire le lezioni del filosofo Edmund Husserl. Dotata di grande capacità di approfondimento è stimata dai docenti, ricercata dai colleghi studenti, ma è anche tormentata da quell’ateismo che non dava risposte valide ai suoi interrogativi. Per ragioni di studio fa una ricerca sul Pater Noster nell’antica lingua germanica e rimane affascinata dal nuovo che si spalanca dinanzi a lei. Cristo, come sempre, col suo modo delicato di agire, la fa incontrare (lo capirà dopo) con Max Scheler, filosofo ebreo passato al cattolicesimo.

Un altro incontro la scuote fortemente: nel 1915 è crocerossina per curare i soldati feriti al fronte, scopre che “non la scienza, ma il dono di sé ha l’ultima parola”. Il Vangelo si fa strada nel suo animo: oltre il sapere c’è un’altra via che si chiama amore ed il Vangelo è la sublimazione dell’amore!

Al fronte si muore ed un suo carissimo amico perde la vita. Lei va a consolare la vedova e trova una giovane dal volto sereno, seppur solcato dalle lacrime, da poco tempo assieme al marito era diventata cristiana ed ora nella luce della croce trova conforto. Le due si abbracciano e piangono: “fu il mio primo incontro con la croce … per la prima volta mi fu dato contemplare in tutta la sua luminosa realtà la Chiesa nata dalla passione salvifica di Cristo”.

Estate 1921: è ospite di Hedwige e Conrad Martius. È sola, va nella biblioteca e prende un libro che parla di una carmelitana spagnola, Teresa D’Ávila: la grande intellettuale piega le ginocchia, scossa nel profondo davanti ad una così potente testimonianza di Dio. Esce alla ricerca di una chiesa, segue la messa che è un mistero di luce e di bellezza sconfinata. Il 1° gennaio 1922 riceve il battesimo. Il 12 ottobre 1933 va nella sinagoga assieme alla mamma nel giorno della festa dei tabernacoli, gesto che significa sentirsi ebrea. Terminata la preghiera saluta la mamma, prende la valigia ed entra nel monastero carmelitano di Colonia. Sarà suor Teresa Benedetta della croce. Anno 1938: dilaga la persecuzione nazista verso gli ebrei, Edith e la sorella Rosa vengono trasferite al monastero olandese di Echt. nella speranza di salvarle. 1942: comincia la deportazione degli ebrei anche in Olanda. Il 2 agosto la Gestapo si presenta al monastero per prelevare la “monaca ebrea”. Le sue ultime parole sono alla sorella Rosa: “vieni, andiamo a morire per il nostro popolo” Le sorelle viaggiano verso il campo di concentramento di Auschwitz. I prigionieri oltre i 50 anni vengono spogliati per “la disinfestazione”. Il 9 agosto 1942 Edith muore nella camera a gas. In quello stesso campo un anno prima la stessa sorte era toccata a Massimiliano Kolbe.

Edith nel suo libro “Scientia crucis” aveva scritto: “la morte di croce è il prezzo di redenzione prescelto dall’insondabile sapienza di Dio ed ha il potere di risvegliare alla vita coloro nei quali la vita divina è stata uccisa dal peccato”. Parole profetiche che spiegano la sua vita. Il 1° maggio Giovanni Paolo II a Colonia proclama beata suor Benedetta, al secolo Edith Stein; l’11 ottobre 1998, in san Pietro, santa!

Marcello Aguzzi