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Il giudice Rosario Livatino è tra i Beati

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21 settembre 1990, ore 8,30: a bordo della sua utilitaria Rosario percorre la statale 640 per andare in ufficio e come sempre viaggia senza scorta,

un commando lo blocca, lui cerca di fuggire, lo rincorrono, sei colpi mortali e l’ultimo con la lupara. E’ firma mafiosa. Il “giudice ragazzino” muore. Mancavano due settimane al compimento  dei 38 anni.

Gli era stato rivolto l’invito a lasciar perdere e a non far parte del collegio giudicante sulla confisca dei beni ad alcuni potenti ed intoccabili capi della “famiglia di Canicattì”. Il paese sgomento scoprirà che il giovane martire aveva vissuto alla luce del Vangelo. “La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità” , “ la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia” .

Rosario Livatino nasce a Canicattì (Agrigento) il 3 ottobre 1952 figlio unico di Vincenzo e Rosalia. Mite di natura, parco di parole, riflessivo, occhi scuri e vellutati, divoratore di libri. Studioso ed attento agli altrui bisogni, sempre pronto ad aiutare gli amici in difficoltà con gli studi. “Che Iddio mi aiuti e mi accompagni a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che i miei genitori mi hanno impartito”. Lo scrive il giorno che entra in magistratura a 26 anni Entra a far parte della procura della repubblica di Agrigento come pubblico ministero in quest’isola “plurale”, secondo la definizione di Gesualdo Bufalino. Ogni giorno percorre la tratta Canicattì Agrigento per andare a lavorare, ma prima si ferma a S. Giuseppe, la chiesa vicino al palazzo di giustizia dove incontra Gesù eucarestia. A lui chiede sostegno ed aiuto perché la gestione della giustizia sia per tutti esercitata con carità. Sul tavolo il Vangelo un po’ liso, segno che lo ha sfogliato tante volte, un crocifisso e il suo diario dove annota le giornate e dove si legge tra l’altro la frase “Al termine della vita non vi sarà chiesto se  siete stati credenti, ma se siete stati credibili”. La domenica va a messa in “chiese paesane” nel più completo anonimato tra gli umili e gli ultimi.

Nel 1993 il vescovo di Agrigento, Carmelo Ferraro, ha incaricato Ida Abate, sua insegnate, di raccogliere testimonianze per la causa di beatificazione. Nel 2011 è firmato dall'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, il decreto per l'avvio del processo diocesano di beatificazione. Hanno testimoniato 45 persone sulla vita e la santità di Rosario Livatino e tra questi anche Gaetano Puzzangaro, uno dei quattro killer mafiosi del giudice. Il 21 dicembre 2020 papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio, aprendo la strada della sua beatificazione. La cerimonia si svolgerà il 9 maggio 2021 presso la Cattedrale di Agrigento, nell'anniversario della visita apostolica ad Agrigento di papa S. Giovanni Paolo II. Livatino sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica.

Marcello Aguzzi