04
Mar, Ago
36 New Articles

Quaresima e deserto

Dai gruppi
F
Typography

- di don Mario Aversano -
I provvedimenti disposti dalle autorità in merito ai timori di diffusione del coronavirus hanno condizionato il normale ritmo

di vita dei cittadini (chiusura di scuole, musei, teatri;  annullamento di competizioni sportive; difficoltà lavorative e perdite economiche) e privato i credenti della possibilità di celebrare l’eucaristia (persino i funerali) e di prendere parte ai normali spazi di formazione e di aggregazione che caratterizzano le nostre comunità (oratorio, catechismo, gruppi). La straordinarietà di queste disposizioni ha ulteriormente colpito la sensibilità dei credenti perché è coincisa con l’inizio della Quaresima e ha reso impossibile la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri. Al di là della valutazione che ciascuno può dare di tali eventi, mi sento sollecitato dalla constatazione che quest’anno il tema della «mancanza», del «deserto» ha assunto un’evidenza concreta senza che dovessimo “inventarci” rinunce personali per vivere appieno il senso della Quaresima. Il digiuno dall’eucaristia (ma anche dalla scuola, dalle esperienze di vita comunitaria, dalla “normalità” che contraddistingue le nostre giornate) si è imposto a prescindere dalla nostra volontà: potremmo fare di questi imprevisti un’opportunità? La «pedagogia della rinuncia» che contraddistingue il tempo di quaresima consiste proprie nel mettersi in una condizione di ristrettezza non allo scopo di subire una mortificazione ma al fine di riconoscere ciò che è davvero essenziale, ciò che dà la vita. La «mancanza» rivela l’appetito del nostro cuore, aiuta a purificare e distinguere i desideri che ci abitano, orienta il nostro affetto e la nostra volontà verso ciò che conta. Radice della preghiera è la ricerca di Dio nel segreto, la scoperta della sua voce che ci convoca ad ascoltarlo nella stanza interiore della nostra coscienza: nessun decreto ministeriale potrà privarci di questa opportunità. Anzi, l’impossibilità di celebrare pubblicamente, potrebbe aver incoraggiato i credenti a progettare la lettura personale della Parola di Dio in casa, pratica ancora poco diffusa tra i cattolici. Nella Chiesa antica la celebrazione dell’Eucaristia avveniva solo alla domenica: questo non ha impedito il cammino spirituale dei santi. Se poi questo accrescerà il nostro desiderio della messa, tanto meglio. Ma davvero ci è mancata la messa?

Trovo pure suggestiva l’assonanza, la quasi parentela tra le parole «quaresima» e «quarantena»: nessuno di noi ambisce a trovarsi in una condizione di quarantena forzata e speriamo che non si debbano ripetere periodi prolungati di limitazioni dei nostri movimenti a causa di vere o presunte pandemie. Eppure, la logica della quarantena può suggerirci qualcosa. Essa ha lo scopo di appurare la presenza della malattia, curarla ed evitarne la diffusione. È un intervento che mira contemporaneamente alla cura del soggetto e della comunità nella sua interezza. Non è questo anche lo scopo di un cammino di conversione? Il tempo di quaresima è l’opportunità che la Chiesa ci offre per fare il punto della situazione, per appurare la nostra distanza dal Vangelo, per prendere atto delle possibili malattie spirituali e sociali come pure delle ferite e delle sofferenze che spesso sopportiamo maldestramente. È un tempo per imparare a prendersi cura di sé, per tornare a Dio e ai fratelli: la cura della propria salute interiore ricade sulle relazioni interpersonali, il cammino di santificazione di ciascuno è a vantaggio di tutta la comunità umana, una persona “misericordiata” (come ama dire Papa Francesco) diventa testimone di comunione e di pace…senza negare la propria fragilità. In fondo, di fronte alla vicenda “coronavirus” si manifesta la nostra presunzione di onnipotenza e il disagio verso la nostra fragilità. A volte sembriamo vivere come se la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica ci avessero messo al riparo dalle nostre vulnerabilità. Probabilmente i nostri nonni e bisnonni, sottoposti a incertezze quotidiane molto più pronunciate, avrebbero reagito con minore panico a questa specie di “influenza”. Forse in queste settimane abbiamo sofferto un maggiore disagio non solo perché siamo vulnerabili di fronte a un virus, ma soprattutto per la fatica ad accogliere la nostra vulnerabilità. Eppure, primo passo per accogliere la salvezza di Dio è proprio l’accettazione della nostra vulnerabilità. Buona quaresima a tutti!

Don Mario Aversano