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Il Cristianesimo sopravviverà all'Occidente

Società e cultura
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- di don Riccardo Robella -
“Questo lavoro è dedicato ai missionari cinesi

del Vicariato Apostolico d’Etruria, perché contemplando i ruderi del nostro campanile e domandandosi il perché della pesante mano di Dio su di noi, abbiano dalla nostra stessa confessione esauriente risposta...”

Con queste parole don Lorenzo Milani iniziava il suo libro “Esperienze pastorali”. Era il 1954! Questa lontana profezia ad oggi fa sorridere; la Chiesa è ben presente nella nostra vita e sembra godere di buona salute.... male! Anzitutto le profezie non si avverano da un giorno all’altro, e poi, per poter cogliere la portata reale di un fenomeno, dobbiamo uscire dal nostro particolare per guardare ad un quadro complessivo, l’Europa. Siamo poi così convinti che sia ancora cristiana, come dopo il secondo conflitto mondiale?

Negli ultimi 50 anni sono cambiate tante cose. Ricordo che circa 20 anni fa, andando a Berlino, ospite della missione protestante, con un gruppo di amici preti, chiedendo al pastore quale fosse la base teologica dell’ecumenismo ricevemmo questa risposta: “Siamo quattro gatti noi, siete quattro gatti voi, insieme facciamo otto gatti”, segno che la cristiana Germania ormai era diventata altro, senza che noi ce ne accorgessimo, o ce ne volessimo accorgere.

Il fenomeno è presente in tutta Europa ed anche in Italia, isole comprese. I numeri sono impietosi e ci parlano del crollo della presenza alla Messa domenicale, soprattutto nelle nuove generazioni. IL fenomeno ci dovrebbe portare nell’arco di un paio di generazioni a divenire piccola realtà; il mondo è diventato grande e sembra non avere più bisogno di Dio: si vive a lungo, oltre la voglia, siamo più ricchi dei nostri nonni (nonostante le nostre lamentele) e pensiamo di poter, presto o tardi spiegare ogni cosa, a partire dalla nostra intelligenza.

Perfetto, fin qui troviamo l’analisi, tra l’altro ormai sentita diecimila volte da diecimila sociologi. Adesso proviamo a capire: a me pare che, avendo esaurito l’Europa, e l’occidente in generale, il suo compito storico, ed essendo da quasi otto secoli legato a filo doppio con la Chiesa e con la fede, nel decadere, le due realtà siano dipendenti l’una dall’altra. È innegabile che volendosi divincolare dal cristianesimo, l’attuale cultura occidentale tenti di marginalizzarlo e farlo uscire, nei suoi valori, dalle proprie prospettive.

Allora la fede e la Chiesa scompariranno?

Io credo di no; mi pare che abbia visto lungo papa Benedetto XVI quando, già alcuni decenni orsono, pensava alla futura Chiesa come ad una serie di comunità piccole, molte volte socialmente non significative, ma estremamente forti e vitali... E questo non necessariamente sarebbe un male, anzi.

Il nostro problema è che in questo periodo ci troviamo in una terra di mezzo nella quale ci rendiamo conto ed intuiamo che il domani sarà molto diverso da come viviamo la fede ora. Ma non sapendo ancora come sarà ci attacchiamo alle forme conosciute e pretendiamo ancora un riconoscimento sociale che invece non esiste più (se non per il nostro impegno nell’ambito delle attività caritative).

Ma a ben guardare Gesù non ci ha mai promesso di essere al centro della società, e se questo è avvenuto  è stato per una serie di fattori storici. Non dimentichiamoci che noi siamo il piccolo gregge e che la nostra peculiarità risiede sempre e principalmente nell’annuncio della Risurrezione del Signore. Quindi, grande o piccola che sia, la Chiesa, in occidente ci sarà sempre, anche nel mondo cosiddetto post-cristiano. A noi basta essere presenza e luce che splende sulla candela, poi al resto ci pensi Gesù... in fondo la Chiesa è sua e saprà ben come guidarla.

Si accettano scommesse su quale continente prenderà il testimone dall’ Europa nello sviluppo ampio della Chiesa.... La mia? Io scommetto sull’Asia. Sapete, nella mia vita di prete ho scoperto che a pensarla come il priore di Barbiana, difficilmente ci si sbaglia!

Don Riccardo Robella

Parroco