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Nella societa del "vaffa"

Società e cultura
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Stazione della metro a Porta Nuova: tra gli altri salgono un signore in là con gli anni e due giovanotti con un grosso cane.

Il cane l’unico modo che ha per fare amicizia è annusare e lo fa anche con l’anziano signore.

“Per favore tenga il cane al guinzaglio, sono stato già morso”, dice l’anziano.

“Non c’è problema! Sono assicurato”, è la glaciale risposta del giovane.

Poi gli sfottò e nessuno si è sentito in dovere di intervenire!

Ho citato questo esempio, ma se ne trovano a migliaia nella nostra povera cronaca quotidiana, per dimostrare come il rispetto sia scappato di casa. Stiamo diventando un popolo che non si indigna, che ingoia tutto, che tace, che ha paura. Viviamo tempi avvelenati da arrabbiati cronici, di gilet d’ogni colore e nazionalità.

La vita sociale e politica del nostro Paese non profuma di concordia, di ascolto delle ragioni dell’altro, di comprensione del disagio in cui vivono anche i nostri vicini insultati ed offesi, spesso derisi come persone ed umiliati nei loro affetti, di rispetto delle più ordinarie regole civili. Per non parlare del discredito pubblico o dell’indifferenza che raccolgono parole come bontà, accoglienza e solidarietà.

Non oso immaginare la qualità dei dialoghi in certi movimenti politici, ma possiamo farcene un’idea, misurando la qualità del nostro dibattito pubblico, assolutamente rilevatore di una povertà di idee prima che di linguaggio. C’è chi propone di richiedere all’Abruzzo i soldi dati solo perché non ha funzionato (per loro) voti in cambio di denaro; chi ha criticato la Fiorentina perché i calciatori delle giovanili viola e alcuni della prima squadra hanno visitato una cinquantina di richiedenti asilo ospitati dalla cooperativa «Il Cenacolo» e dall’Opera Madonnina del Grappa; chi su in un noto quotidiano scrive che “cretino planetario” è colui che non costruisce muri ma ponti. E poco importa che tra coloro che vogliono ponti ci sia il Papa, Mattarella e Roberto Fico.

Cosa fare? Tacere? Scendere sempre più in basso e sprofondare nella melma oppure rendere attuale il grido laico «Dove sono finiti i cattolici?» del filosofo veneziano.

È attuale un’iniziativa politica che veda cattolici consapevoli impegnarsi?

Possiamo andare incontro ad una campagna elettorale europea dove manchi il senso della misura e della pacatezza e lasciare spazio a chi impugna la clava del “vaffa”, di chi vede il nemico ad ogni stormir di fronde, di gente che non va d’accordo manco con sé stessa?

Compito della politica è favorire relazioni e non averne paura, è progettare il futuro e rendere più bello e più giusto il vivere l’oggi. A tutte le persone di buona volontà, a noi cristiani e a tutta la Chiesa di cui siamo parte, spetta – ora più di prima – la responsabilità di esprimere relazioni gratuite, forti e durature di fronte alla diffusione di atteggiamenti ispirati a paura, chiusura, difesa di un’identità ritenuta immobile e che comunque esclude chi sta fuori di essa.

Marcello Aguzzi