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I negozi e la domenica

Società e cultura
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Si era cominciato con aperture domenicali saltuarie, ad esempio in occasione dei saldi. Nel 2012 – decreto “Salva Italia” del governo Monti -

si è passati alla liberalizzazione degli orari dei negozi per ritrovarsi con i centri commerciali aperti h 24 anche il giorno di Natale e il 1° Maggio. Le motivazioni: incentivare i consumi, far ripartire l’economia, creare nuovi posti di lavoro, allinearci a quanto già avviene nel resto d’Europa. Anche se le cose non stanno esattamente così: in Francia, Spagna e Germania le regole sulle aperture domenicali sono più restrittive con deroghe solo nelle zone turistiche.

E in Italia a sfruttare in pieno la liberalizzazione degli orari sono stati solo i grandi centri commerciali, non fosse altro che per una questione di immagine (… se la concorrenza tiene aperto e non siamo chiusi, che figura ci facciamo?). Tanta o poca che sia la clientela andrà dove trova aperto ed infatti il piccolo commercio, che l’apertura domenicale non può permettersela, ci ha rimesso.

Attorno a Torino la corsa all’apertura di nuovi centri commerciali non sta rallentando. Stanno raddoppiando il retail park «Settimo Cielo» (69 mila mq.), Mondojuve tra Nichelino e Vinovo (80 mila mq), mentre l’anno prossimo a Caselle Torinese inizierà la costruzione di un nuovo centro del gruppo Aedes di 120.000 mq. con spazi commerciali e di entertainment.

Sono cattedrali di un nebuloso futuro, e anche specchio di un consumismo esasperato, oltre che della crisi. I grandi centri commerciali hanno spento le luci ad angoli magici delle nostre città che si sono riempiti di solitudine a mano a mano che i vecchi negozi di quartiere abbassavano le saracinesche”, scrive Gian Mario Ricciardi sul settimanale diocesano La Voce e il Tempo per introdurre un ampio e ben documentato servizio sulla questione delle aperture domenicali.

Gli strateghi hanno trasformato i centri commerciali in quartieri lunari – continua Ricciardi – Spesa nella tarda mattinata, pizza a pranzo o a cena, giochi per i bambini. Si è dissolta quell’atmosfera calda che si respirava nelle ‘barriere’ e nei cortili e si sono moltiplicate scale mobili, luci sfolgoranti, parcheggi sterminati, sale cinema, palestre, sale giochi, bingo vari e slot machine”.

Resta l’incognita di quanto questo mondo durerà, sotto l’incalzare dell’e-commerce che già ha inferto duri colpi alla grande distribuzione tradizionale. Resta soprattutto l’interrogativo di quanto vero lavoro quest’universo sfavillante abbia prodotto e sarà in grado di produrre nel prossimo futuro. Riusciranno le aperture notturne e domenicali almeno a compensare l’emorragia di posti di lavoro nel settore del commercio di vicinato?

Fortemente critico sul tema resta don Gian Franco Sivera, parroco della Madonna della Fiducia a Nichelino, che negli anni scorsi ha seguito queste problematiche anche in veste di direttore dell’ufficio diocesano della Pastorale del Lavoro: «le mega shopville non tengono in alcun modo conto delle reali necessità di sviluppo del territorio torinese ancora sofferente per la crisi economica e del lavoro. Ai lavoratori della domenica, in particolare, vengono stipulati solo contratti precari che offendono la dignità delle persone e pongono prospettive di instabilità per le famiglie che vengono disgregate nei giorni festivi».

A livello politico ci si sta ponendo la domanda se non sia il caso di fare un passo indietro e due proposte di legge (Lega e M5S) vanno nella direzione di una drastica riduzione delle aperture domenicali.

Dall’inchiesta de La Voce e il Tempo raccogliamo quattro opinioni che ben sintetizzano un quadro piuttosto complicato.

Giuseppina De Santis, assessora regionale alle attività produttive: “Si metterebbero a rischio numerosi posti di lavoro, e con ogni probabilità si incentiverebbe l’incremento del commercio on line senza vantaggi per i piccoli negozi”.

Carla Destefanis, segretaria Fisascat-Cisl Torino: “In una città come Torino, che vuole essere meta turistica, far trovare la domenica tutto chiuso a russi e giapponesi non è un grande biglietto da visita. Ma si potrebbe prevedere forme di rotazione di apertura dei grandi ipermercati”

Maddalena, 40 anni, madre di 3 figli: “La chiusura domenicale mi metterebbe in grossa difficoltà. Oltre agli orari di lavoro tra spostamenti, incastri per la gestione scolastica dei figli, il tempo per la spesa non riesco proprio a trovarlo…”

Samantha, cassiera in un supermercato: “Indubbiamente ho accolto il dibattito sulle chiusure domenicali dei negozi con grande favore. I negozi aperti anche la domenica senza nessun limite sono frutto di una legge che non considera più le persone nella loro interezza, ma le riduce a consumatori e lavoratori”.

Non sarà facile trovare la quadra. Come organizzare le eventuali turnazioni? Come delimitare i confini delle zone cosiddette turistiche? Spetta al Governo, alla Regione o al Comune?

Forse bisognava fermarsi prima e non arrivare a questo punto di “sempre aperti”, 52 domeniche all’anno più feste comandate.

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