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Qui Teheran

Società e cultura
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Gli amici di Nichelino continuano a chiamarlo semplicemente Max e si ricordano di quando, giovane seminarista, fece il suo stage,

una decina di anni fa, presso la parrocchia SS. Trinità. Maximillian Grech, gozitano come don Joe Galea, ebbe un ruolo importante nel gemellaggio tra Victoria (capoluogo dell’isola di Gozo) e la nostra città. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha proseguito gli studi presso la Pontificia Università Gregoriana ed è poi entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede. Da tre anni è addetto alla Nunziatura in Iran. Da Teheran ci racconta di questa sua singolare esperienza.

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La Chiesa Cattolica in Iran è un’esigua minoranza – circa 10.000 cattolici - in un Paese che conta 80 milioni di abitanti, quasi esclusivamente musulmani. L’articolo 12 della Costituzione Iraniana, un Paese che divenne Repubblica Islamica dopo la Rivoluzione del 1979, afferma che “la religione ufficiale dell’Iran è l’Islam di scuola Sciita”, però quello successivo, l’articolo 13, dichiara anche che “gli Zoroastriani, gli Ebrei e i Cristiani sono le sole minoranze religiose riconosciute, ed entro i limiti della legge sono liberi di compiere i propri riti e cerimonie religiose, e nei contratti giuridici privati e nell’insegnamento religioso sono liberi di operare secondo le proprie norme”.

Di fatto, nelle norme che regolano la vita all’interno della comunità, queste minoranze possono seguire il loro statuto personale. Esse eleggono pure i loro rappresentanti ufficiali nel Parlamento – il Majlis – attualmente composto da 290 membri. I rappresentanti delle minoranze sono cinque: uno rispettivamente per gli Zoroastriani, gli Ebrei e i Cristiani Assiro-Caldei, e due per gli Armeni (uno per quelli del Nord e l’altro per quelli del Sud dell’Iran).

I Cristiani Cattolici in Iran sono suddivisi in tre riti: tre arcidiocesi Assiro-Caldee, una diocesi Armena e una arcidiocesi Latina. Nella capitale Teheran ci sono 7 chiese cattoliche, e circa 30 – tra chiese e chiesette - in tutto l’Iran, dove i 4 sacerdoti e i 3 vescovi, attualmente presenti in Iran, svolgono il loro servizio sacerdotale e episcopale. Un’attività basata sulle tre colonne classiche: la catechesi, la liturgia e la carità. Va sottolineato che questa attività pastorale della Chiesa Cattolica è diretta esclusivamente ai membri cattolici delle loro rispettive comunità, giacché l’attività di proselitismo e la conversione dall’Islam ad un'altra religione non è permessa in questo Paese.

DUPLICE MISSIONE

Ogni Rappresentanza Pontificia – Ambasciata del Vaticano - nel mondo ha una duplice missione: innanzitutto quella di rafforzare le relazioni tra Chiesa e Stato ed inoltre tenta di contribuire attivamente alla promozione dello sviluppo integrale della persona umana. La seconda missione è quella di dare un supporto alle Chiese locali e ai loro vescovi, facilitando in modo particolare il contatto con il successore di Pietro. Questo duplice ruolo è stato spiegato in modo impeccabile dal Beato Papa Paolo VI - anche lui con una formazione diplomatica alle spalle – nella Lettera Apostolica in Forma di Motu Proprio Sollicitudo Omnium Ecclesiarum circa “L’ufficio dei Rappresentanti del Pontefice Romano” , promulgata il 24 giugno 1969.

In sintesi questo è ciò che la Nunziatura in Iran ha sempre fatto dal 26 marzo 1966, da quando cioè si sono allacciate relazioni diplomatiche piene e formali tra Iran e Santa Sede.

La Nunziatura in Iran agisce come catalizzatore per rafforzare le relazioni tra la Santa Sede e le diverse istituzioni del Governo della Repubblica Islamica. Va sottolineato l’impegno reciproco in ciò che riguarda il dialogo interreligioso, in particolare tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e le istituzioni religiose e accademiche sciite che troviamo nella Città di Qom, che possiamo paragonare al “Vaticano” per il mondo del Islam Sciita.

Inoltre il Rappresentante del Papa (il Nunzio Apostolico) è un anello che collega con il Santo Padre e tra di loro le cinque diocesi cattoliche che troviamo in Iran, sostenendole continuamente, se necessario anche politicamente, nel loro lavoro e nella loro missione pastorale.

VIVERE A TEHERAN

Ovviamente la vita in Nunziatura è molto diversa dalla vita di un sacerdote che svolge il suo ministero a tempo pieno in una parrocchia, che incontra in continuazione i suoi parrocchiani, che li prepara per le celebrazioni dei sacramenti, che condivide con loro i momenti belli e quelli meno belli. Però, pur essendo una vita completamente diversa, penso che la vita in Nunziatura possa essere anche una forma e un’occasione di attività pastorale, giacché ogni foglio, ogni dossier e ogni attività dell’Ambasciata del Vaticano, pur leggermente burocratica, parla non di oggetti, ma di persone, che hanno un nome e cognome, che hanno una storia unica e che forse necessitano anche di aiuto e sostegno. Quindi sono fermamente convinto che in Nunziatura il sacerdote non svolga un lavoro esclusivamente burocratico, ma una forma di servizio pastorale per i cattolici qui presenti. Ringrazio anche il Signore perché non mi sono mancate opportunità e occasioni di svolgere un po’ di ministero sacerdotale ordinario: la celebrazione dell’Eucaristia nel giorno del Signore (che in Iran è anticipato al venerdì), la catechesi per i bambini, la preparazione per la celebrazione dei sacramenti, in particolare con i cattolici provenienti da Italia, Francia, e Gran Bretagna che si trovano in Iran per lavoro.

IN TRE PAROLE

Descriverei la mia esperienza in Iran che dura da ormai da quasi tre anni con tre parole. Innanzitutto come “servizio”. Come ogni altro ministero nella Chiesa, la mia vita e lavoro di sacerdote in Iran così sono da vivere. In questo mio caso particolare si tratta di servizio al Santo Padre che rappresentiamo attraverso la Nunziatura, e anche di servizio verso i cattolici che vivono in questo Paese.

Seconda parola: “prudenza”. È molto importante che questo servizio che la Nunziatura è chiamata a svolgere, lo faccia con discrezione e con il dovuto rispetto verso le leggi, le tradizioni e le sensibilità religiose e culturali del Paese che ci ospita.

Infine la descriverei come esperienza “arricchente”. In questi tre anni in Iran mi è stato concesso di scoprire un cultura millenaria, ossia l’eredità della cultura persiana. Inoltre è stata un’occasione per conoscere da vicino la fede dei nostri fratelli musulmani sciiti che credono in Dio che si è rivelato ad Abramo, nostro padre nella fede. Mi sento fortunato perché la vita diplomatica in Iran mi ha consentito di incontrare diverse realtà e diverse persone non solo provenienti dall’Iran, ma da tutto il mondo. Questo mi ha aiutato a comprendere che il mondo è non solo più grande della costa dell’isola di Gozo o di Malta, ma va oltre anche il colonnato del Bernini di Piazza San Pietro. Ciascuno deve impegnarsi a conoscerlo questo mondo, per trarre gli insegnamenti che arrivano dalle altre culture.

Don Maximilian Grech