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E noi da che parte stiamo?

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- di don Gianfranco Sivera -
Non abbiamo il diritto di disperare dell’uomo, né come individuo né come collettività, non abbiamo il diritto di disperare della storia, poiché Dio lavora non solo nelle coscienze individuali, ma anche nella vita dei popoli”.

Così Alcide De Gasperi, in un celebre discorso a Bruxelles nel 1948.

Non abbiamo il diritto di disperare! Non ce lo consente quanto i nostri occhi hanno visto, in questi mesi, in termini di dedizione e capacità di vivere la vita come offerta, segno straordinario della bellezza e della ricchezza della prossimità. Non lo ammettono le lacrime versate, attestato di un amore intenso che si ribella all’idea di consegnare alla morte e all’oblio chi ci ha amato. Non autorizza a disperare il desiderio di relazione che ha invaso positivamente la rete nella scorsa primavera.

Eppure molti hanno definito questo come un tempo “stremato dalla fatica di sopravvivere”, assediato da problemi insolubili, spaventato dalle incertezze sul futuro, invecchiato nel suo egoismo sterile, impigliato in infiniti e meschini litigi che rivelano un sentimento d’odio, sempre sul punto di trasformarsi in violenza e morte. «Vi prego, basta, non respiro più». Sono le ultime parole di Willy, giovane ventenne, mentre ragazzi poco più grandi di lui lo stavano pestando a morte. Ci toglie il fiato un’onda di violenza e di odio che sembra impossibile da frenare.

L’odio non è un virus. Peggio! È una terribile malattia sociale. Nasce, in primo luogo, dalla diseguaglianza sociale, dall’ insicurezza del futuro, dalla sensazione che la vita sia un rischio, persino una minaccia, e non una possibilità. L’odio sociale è figlio delle crisi economiche e porta a individuare nell’altro il pericolo per la propria serenità e stabilità. L’altro è chi ti viene indicato come colui che ti sta sottraendo ricchezza, come un intruso che viene a mangiare nel tuo piatto. L’odio corre veloce oggi. È alimentato dall’anonimato dei social e dall’impunibilità di parole che, se pronunciate in pubblico, sarebbero inammissibili. Sembra tutto possibile, per minoranze che usano le parole come randelli, come l’olio di ricino del duemila.

Non dobbiamo però mai dimenticare che questi sono sempre e comunque una minoranza. Ho visto e continuo a vedere tanti piccoli ma luminosissimi segni di speranza Questo mi fa sperare che è ancora possibile credere nella bontà dell’uomo, nelle sue infinite capacità di impegnarsi a creare un mondo più giusto, bello e solidale.

Il mese scorso, in occasione dei festeggiamenti per San Matteo, sono stati ricordati e ringraziati molti nichelinesi che, in giorni bui, si sono dati da fare a regalare un sorriso e a infondere coraggio e fiducia a chi era tra noi in condizioni di maggior bisogno. Hanno soccorso, consolato, sorretto e accompagnato chi si sentiva smarrito e rischiava di cadere sotto il peso del proprio affanno.

Questi uomini che si sono fatti avanti e si sono dati da fare per tutti noi non vengono da un altro pianeta, ma da questa nostra terra. Non sono eroi senza paura, non sono santi senza peccato, non sono personalità ineccepibili sotto ogni aspetto. Sono, come tutti, persone fragili che riconoscono le loro paure ma che hanno vinto la tentazione di ripiegarsi su di sé. Sono uomini che nella loro grandezza e nella loro piccolezza dicono che questa terra, ma anche questa nostra chiesa, è una terra benedetta, è una società feconda che genera persone liete di fare della loro vita un dono. Questo non è uno spettacolo da applaudire, ma una provocazione da raccogliere. Ciascuno dica a se stesso: “Dunque anch’io posso! Che cosa posso fare per rendere più bella e accogliente la mia città, il mio quartiere, la mia parrocchia?”

Si tratta di prendersi a cuore le persone, la loro dignità, la casa comune, il creato. Occorre curare e custodire le relazioni, coltivare e alimentare il dinamismo della comunione che vive di incontro e di reale condivisione. E’ più che mai urgente tessere con convinzione e gratuità una rete di alleanze sociali per promuovere insieme il bene comune.

Buon impegno a tutti!

Don Gian Franco Sivera

Parroco Madonna della Fiducia e San Damiano