04
Mar, Ago
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Troppo di tutto

Etica
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Leggo e riporto dall’articolo di una rivista del settore moda:

“Il virus ha messo in evidenza il tallone di Achille di un’industria arrivata al limite: troppi capi invenduti, armadi colmi, mentre il pianeta è sempre più devastato dai rifiuti. Migliaia di scatoloni di merce estiva giacciono nei magazzini. Assisteremo alla tornata di saldi più grande di sempre, alla rincorsa del fatturato perduto”.

Ora avere tanti abiti, andare nei bar per l’apericena (non cene, ma stuzzichini: mini polente, mini torte salate, mini cotechini. E’ la stessa filosofia: assaggiare poco ma di tutto; avere e provare di tutto. Cose che forse si facevano solo alle tavolate reali. Il concetto del tutto con una vita piena e ricca di evasioni è entrato nella nostra mente.

Sì, tutto questo ha a che fare con la nostra vita e con l’avvento del coronavirus. Ne parlo con un signore di una settantina anni, in bicicletta, con delle belle scarpe sportive. Mi dice: “Avevamo case senza bagno col cesso fuori sul balcone, cappotti e giacche rivoltati, calze rammendate, scarpe risuolate. Mangiavamo molte minestre, la carne una volta alla settimana, case freddissime d’inverno e calde d’estate. Poi è arrivato di colpo tutto: una o due auto per famiglia, vestiti, cene al ristorante, viaggi all’altro capo del mondo anche per noi operai”.

Però solo una parte del mondo gode di questa follia di cose ed eventi, stordita e ricattabile proprio per questo. Una parte del mondo ha fame ed è sempre malata, ma è talmente debole che non ha le forze per ribellarsi. Se serve però, la spingono a muoversi (vedi migrazioni).

Cos’è successo? I ricchissimi sono sempre i soliti quattro o cinque, forse dieci, ma hanno capito da tanto tempo che troppo poveri eravamo pericolosi (le rivoluzioni hanno sempre fatto paura). Meglio dare a tanti un po’ di giochi. Così noi, come bambini senza amore ma con molti giocattoli,  siamo disposti a tutto. Ci garantiscono ogni cosa: fresco d’estate, caldo d’inverno e tutto il resto.

Poi per questa orribile virus che è arrivato… ci daranno un vaccino e tutto passerà. Che ce ne importa! Abbiamo visto come è stata dura con questa chiusura totale, che la festa dunque ricominci a qualunque costo. E anche il vaccino sarà un gran bell’affare…

Il consumismo è un animale dalle trasformazioni intelligentissime e velocissime. Per qualsiasi prodotto si voglia vendere ormai le parole magiche sono “disinfettante” e “igienizzante”. Mancano solo gli aperitivi che rafforzano le difese immunitarie…

Continuo a leggere su un giornale femminile: “E’ in arrivo una moda con abiti particolari e mascherine colorate che chiamano: total look antivirus”. Giostra e giocatori ripartono, girano storditi fra paure e rinate distrazioni compulsive.

La paura di morire e perdere le cose ci ha fatto rimanere in casa. Forse non siamo migliorati, anzi l’idea che chiunque potesse essere un contagiatore ci ha fatto diventare più diffidenti e aridi.

Renata Vaschetto