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Mar, Ago
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Sognando un cambiamento

Etica
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- di don Fabrizio Ferrero 
Lo dico subito: ci vorrebbe un cambiamento. Di clima, più che di regole.

Abbiamo assistito in questi mesi ad una curiosa evoluzione nelle risposte alla pandemia. Dopo lo spaesamento iniziale, molti hanno reagito intonando canzoni dai balconi. Teatrini casalinghi e applausi per alcune categorie di persone (superficialmente selezionate per la loro immediata visibilità) hanno cercato di esorcizzare una paura crescente. Poi è venuta la stanchezza. I sussulti di orgoglio nazionale hanno lasciato il posto a rassegnazione e frustrazione. Ora i problemi economici stanno alimentando gravi preoccupazioni.

Ma c’è qualcosa di più profondo.

Si respira in questa “Fase 2” un clima pesante: non è più chiaro il confine che distingue un eroe da un untore, un generoso da un incosciente, chi fa qualcosa di bene assumendosi dei rischi da chi i pericoli se li va a cercare, e li diffonde con noncuranza. C’è molto nervosismo. Anziché una gran voglia di affrontare con intelligenza e operosità i problemi contando su un entusiasmo solidale, regnano invece il sospetto, la diffidenza, l’attesa paurosa o morbosa del passo falso. Chi si dà da fare, lo fa solo per arginare perdite economiche e non più con quello spirito di servizio per il bene comune, come fu nei primi giorni della pandemia. Lo scoramento è palpabile. Si ha l’impressione che il distanziamento sociale abbia scavato, senza farsi vedere, anche quello spirituale.

Le premesse vengono da lontano, ovviamente. La crisi non ha fatto altro che mostrarne le conseguenze declinate in un triste spostamento di accenti. Basta ripercorrere il cambiamento di vocabolario nei discorsi, nei comunicati e nei commenti di questo periodo: non più “popolo” ma “collettività”; non più “educazione” ma “formazione”; non più “valori” ma “protocolli”; non più richiami al “dovere” ma appelli al “guadagno personale” – che incidentalmente ha il vantaggio di essere anche sociale. È la filosofia del pragmatismo, scelta come fede politica, e abilmente nascosta sotto il manto rassicurante della scienza. La quale, oltre ad alcune contraddizioni che la gente comune non si aspettava (...chi non ricorda la babele degli esperti?), ci ha fatto vedere quanto sia facile scadere in cinismo. Un esempio per tutti: le interviste di alcuni – medici, opinionisti o politici stranieri – che ci hanno sbattuto in faccia senza una lacrima che se una persona non è guaribile (magari perché anziana), allora non vale neanche la pena di curarla. Triste a chi tocca.

A rincarare la dose di una visione realistica e pratica della vita, volta ad ottenere anche in modo spregiudicato risultati concreti, ha fatto la sua parte l’economia, in cui la finanza è diventata più importante della produzione. E una cultura che ha promosso la vita sociale organizzata per tribù morali, dove ognuno è libero di scegliere la “comunità” in cui si sente più a suo agio – salvo andarsene quando diminuiscono le gratificazioni emotive – ha fatto il resto.

Come stupirsi se dalla crisi non ci si riprende? Le regole si rispettano solo quando si interiorizzano. E in questa società nessuno propone modelli che siano più sostanziosi di campagne ecologiche o faunistiche.

Uscire dalle secche di un illuminismo disumano, liberarsi dall’incantesimo di una ragione scientifica fredda e calcolatrice, in una parola: cambiare, ebbene si può. Lo attesta quel barlume di solidarietà che per qualche giorno a marzo ci ha fatto sentire tutti vulnerabili e vicini. Quasi amici. Ma richiede che ognuno lavori sul proprio cuore e che si impegni a ridonare un’anima alle grandi parole: verità prima di tutto, e poi volontà, attenzione, responsabilità, dedizione, sacrificio, operosità, riconoscenza, umiltà. Che sono quelle del Vangelo. La preghiera e la grazia dei sacramenti (prima fra tutti la S. Messa) sono quanto serve per iniziare e per i cristiani un dovere.

Chissà se in questo difficile ma importante lavoro i giornalisti, che hanno tanto ben documentato le nostre fatiche, riusciranno anche ad aiutarci a rendere contagiosa la bontà.

d. Fabrizio Ferrero

Parrocchia S. Edoardo Re