04
Mar, Ago
36 New Articles

In situazione d'emergenza, ma non solo...

Etica
F
Typography

In occasione di questa drammatica evenienza epidemica, sono state riesumate le dolenti “Raccomandazioni” sanitarie su come intervenire in situazioni di pandemia.

Procedure da adottarsi in situazioni di emergenza e scarsità di risorse, per una selezione di chi curare e chi no.

Ad onor del vero, la “scarsità di risorse” non deriva da un fatto accidentale, ma da un persistente e meditato affronto al nostro Servizio sanitario. La Sanità pubblica è stata martoriata nel tempo. Negli ultimi dieci anni ha subito la bellezza di 37 miliardi di euro di tagli, ben 46mila operatori in meno tra medici, infermieri e altro personale, ed una riduzione di 70mila posti letto, che si aggiungono alle sforbiciate passate. Oggi ne paghiamo le conseguenze, con interessi pesantissimi.

In ogni caso in questi giorni hanno trovato spazio sui media le  “Raccomandazioni di etica clinica” della Siaarti, Società italiana di rianimazione e terapia Intensiva.

Esse forniscono indicazioni sulle modalità di intervento in situazioni di emergenza pandemica. Vengono valutate le risorse disponibili ed i criteri da utilizzare sulla base delle probabilità di sopravvivenza, aspettative di vita, comorbilità associate, ecc. Con l’ottica della «massimizzazione dei benefìci per il maggior numero di persone».

Si tratta, ovviamente, di aberranti norme di selezione, che qualora applicate colpirebbero di fatto le persone anziane e quelle con disabilità.

Per buona sorte, forti ed importanti sono state le dichiarazioni immediatamente sollevate da parte di Comitati etici e personalità di spicco (Prof. Gustavo Zagrebelsky, Mons. Luigi Bettazzi, ecc.). Comprese le rassicurazioni fornite dall’Assessore alla sanità della nostra Regione, sul fatto che il criterio dell’età (ovvero l’essere anziani) non è, e non sarà, discriminante per l’accesso alle cure sanitarie.

Come ha affermato il Comitato Sammarinese di Bioetica il 17 marzo scorso in merito agli aspetti etici legati all’uso della ventilazione assistita in pazienti di ogni età con gravi disabilità in relazione alla pandemia da Covid-19, le decisioni devono essere prese solo sulle condizioni cliniche della persona, che ogni medico deve valutare per decidere gli interventi di cura, così come peraltro stabilisce il Codice deontologico.

Ogni altro criterio di selezione - l’età, il genere, l’appartenenza sociale o etnica, la disabilità, ecc. - è eticamente inammissibile, in quanto attuerebbe una graduatoria tra vite solo in apparenza più o meno degne di essere vissute, costituendo una inaccettabile violazione dei diritti umani.

Insomma, i princìpi di non discriminazione, di eguaglianza e di opportunità si devono applicare a tutte le persone, anche in situazione di emergenza.

Tuttavia, questi principi non trovano a volte applicazione neppure nei periodi di normalità.

Come più volte scritto anche su questo giornale, la Regione Piemonte ha regolato l'accesso alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari e residenziali (es. Rsa) delle persone anziane malate e non autosufficienti, malati di Alzheimer, ecc. attraverso commissioni di valutazione strumentali (Uvg).

Non di rado però queste Commissioni delle Asl pongono in lista di attesa gli anziani non autosufficienti, nonostante le loro malattie, a volte anche gravi, e il loro bisogno di cure indifferibili. Ciò a causa del fatto che la componente "sociale" della valutazione è tale per cui il punteggio complessivo (sanitario più sociale) non raggiunge i valori indicati nelle delibere regionali, pur potendo le Commissioni, sottolineiamo, derogare e decidere altrimenti.

Tenuto conto che le prestazioni socio-sanitarie di cui stiamo parlando rientrano nei Lea, Livelli essenziali di assistenza, garantite dunque dal Servizio sanitario nazionale, il comportamento delle Uvg è di fatto discriminante quando nega l’accesso alle cure e parcheggia in liste di attesa "sine die" persone malate sulla base di criteri sociali, patrimoniali o personali che nulla hanno a che vedere con il diritto fondamentale alla salute (art. 32 Cost.) e con lo stesso Codice di deontologia medica.

Ci auguriamo che, passato il Coronavirus, vi sia un cambio di rotta che ponga fine alla discriminazione dei malati non autosufficienti, assicurando il diritto alle cure in base alle loro specifiche esigenze cliniche e non alla presenza o meno di determinate condizioni sociali o economiche.

Giuseppe D'Angelo
UTIM Nichelino