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Gio, Apr
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Troppi in lista di attesa

Etica
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Sono state aggiornate le "liste di attesa" nel nostro territorio per l'accesso in Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) e per le prestazioni domiciliari socio-sanitarie a favore delle persone anziane malate non autosufficienti.

Dal nuovo documento del Cisa12 si evincono almeno 130 anziani malati non autosufficienti (con Alzheimer o altra demenza, con pluripatologie, o colpiti da ictus o incidenti ad esito invalidante grave, ecc.), valutati e in attesa (anche per anni) di prestazioni socio-sanitarie da parte dell'Asl To5.

Si tratta di numeri che, purtroppo, confermano una cronica presenza negli anni di liste di attesa. E quindi di una risposta non adeguata da parte dell'AslTo5 ai bisogni del territorio.

Peraltro, dai dati si rileva che la maggior parte di questi malati parcheggiati "sine die" ha necessità sanitarie "elevate". cioè valutati dalla stessa AslTo5 e dal Cisa12 bisognosi di interventi di alta intensità!

A nostro avviso tali "liste di attesa" sono illegittime. Perché non si possono ritardare interventi sanitari e socio-sanitari di fronte all' "indifferibile" fabbisogno di presa in carico dei malati non autosufficienti. È un loro diritto esigibile in base alla legge 833/1978 e ai Lea, "Livelli essenziali di assistenza".

E qui non siamo di fronte a "liste di attesa" per un esame diagnostico o per una visita, prestazioni pur importanti, ma in questo i pazienti continuano a svolgere la loro vita normale (e per loro c'è sempre l'urgenza prescrivibile dal medico di base o eventualmente il ricorso al Pronto Soccorso). Qui invece assistiamo di fatto alla negazione di prestazioni indispensabili per la vita di persone malate e non autosufficienti. E al censurabile comportamento delle Commissioni di valutazione geriatriche (Uvg) che discriminano l'acceso alle prestazioni per motivi di tipo economico/sociale. Come ricorda Francesco Pallante (professore di Diritto costituzionale, Università di Torino), "Sono certamente lesivi del fondamentale diritto alle cure atti amministrativi che comportino la subordinazione della presa in carico dell'infermo all'esistenza di ulteriori requisiti privi di rilevanza sanitaria, come, per esempio: il disagio economico, la mancanza di familiari, l'isolamento sociale".

Se questi malati non muoiono, anche in assenza di prestazioni dovute dall'Asl To5, è perché la famiglia se ne fa carico privatamente e volontariamente, in quanto non ha obblighi giuridici di cura. Si sacrifica, si impoverisce e sopporta (fino a quando riesce) un impegno psicologico ed economico devastante (3mila euro al mese il costo di un ricovero privo di quota Asl in struttura Rsa).

Auspichiamo che, come richiesto anche con una recente nota inviata dall'Utim alle locali istituzioni politiche competenti, vengano avviate urgenti iniziative nei confronti sia dell'Asl To5 sia della Regione Piemonte per risolvere le liste dei pazienti a cui vengono di fatto negate le cure.

Giuseppe D'Angelo

UTIM - Nichelino

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