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Come funziona l'economia circolare

Etica
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Nell’Unione Europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di immondizia. Si sta aggiornando la legislazione sulla gestione dei rifiuti per promuovere la transizione verso un’economia “circolare”, in alternativa all’attuale modello economico “lineare”.

Ma che cos’è esattamente l’economia circolare e quali sono i vantaggi che spingono verso tale cambiamento?

Il bisogno di materie prime crea una dipendenza verso altri paesi: alcuni stati membri dell’UE dipendono fortemente da altri stati per quanto riguarda l’approvvigionamento. Non dobbiamo poi dimenticare gli effetti sul clima: i processi di estrazione e utilizzo delle materie prime producono un grande impatto sull’ambiente aumenrando il consumo di energia e le emissioni di anidride carbonica (CO2). Un uso più razionale delle materie prime può contribuire a diminuire le emissioni di CO2. Grazie a misure come riduzione dei rifiuti, ecodesign e riutilizzo dei materiali, le imprese europee otterrebbero un risparmio netto di 600 miliardi di euro, pari all’8% del fatturato annuo, e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra tra il 2 e il 4%.

La transizione verso un’economia più circolare può portare numerosi vantaggi, tra cui:

- Riduzione della pressione sull’ambiente

- Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime

- Aumento della competitività

- Impulso all’innovazione e alla crescita economica

- Incremento dell’occupazione. Si stima che nell’UE grazie all’economia circolare si potrebbero essere 580.000 nuovi posti di lavoro.

L’USA E GETTA NON CONVIENE

Con l’economia circolare i consumatori potranno avere anche prodotti più durevoli e innovativi in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita.

In un certo senso il futuro dell’umanità va ricercato letteralmente nei rifiuti. Non nell’accezione negativa del termine, sia chiaro, ma in quella positiva. Ci si sta rendendo conto su scala globale della necessità di adottare un nuovo tipo di economia. Nei decenni passati siamo stati abituati a concepire la vita di un qualsiasi prodotto di consumo in maniera “lineare”, come se seguisse una linea retta: dalla lavorazione di un materiale si ottiene un prodotto, questo viene venduto, utilizzato e alla fine buttato, accumulato o al massimo bruciato per produrre energia.

Sono molti gli aspetti contraddittori e antieconomici di questo “ciclo - non ciclo”. I dati degli ultimi anni ci dimostrano che l’economia circolare è invece in grado di trasformare i rifiuti in risorsa, quantificabile dal punto di vista monetario.

Esistono già oggi basi solide e concrete per la messa in pratica di questo sistema. Nel 2015 la Commissione Europea ha redatto un piano d’azione e fissato dei paletti imponendo dei limiti temporali entro cui i paesi aderenti dovranno essere operativi nella circolarità. I benefici sono in primis ambientali: riduzione dello spreco e delle emissioni, rivalorizzazione dello scarto, soprattutto per quanto riguarda la plastica. Non bisogna dimenticare, però, che anche l’aspetto economico-sociale sta già godendo dei benefici dell’applicazione di questi modelli di economia circolare. Il recupero e la valorizzazione dello scarto hanno fatto registrare un aumento del personale impiegato in questi settori. Perciò la Commissione Europea ha fissato obiettivi di crescita ambiziosi entro il 2030: 70% di riciclo per tutti gli imballaggi e 60% per i rifiuti urbani. Un importante focus è riservato alla plastica, ad esempio per il 2025 la Commissione ha fissato al 25% la percentuale di plastica riciclata che dovrà essere utilizzata per la produzione di bottiglie in PET.

SI PUÒ FARE

Si guarda ora ad un futuro nel quale i rifiuti non spariranno del tutto (… sarebbe impossibile),  ma saranno considerati risorse in trasformazione. In Italia progetti di questo tipo ce ne sono già. Ad esempio il Comune di Ferrara da alcuni anni è impegnato in un progetto che si chiama LOWaste. L’obiettivo primario  è diminuire la produzione dei rifiuti attraverso lo sviluppo di un mercato locale di prodotti riciclati. Si interviene sia sul fronte dell’offerta, creando le condizioni necessarie per intercettare e valorizzare i materiali che possono essere rimessi sul mercato, sia sul versante della domanda, incentivando gli acquisti verdi da parte di cittadini, cooperative, imprese. Il progetto prevede l’applicazione dell’eco-design quale strumento per reintrodurre sul mercato i prodotti realizzati, coinvolgendo imprese locali in modo che aumenti la consapevolezza del loro ruolo sul territorio. Stesso discorso vale per le cooperative sociali, contribuendo così ad agevolare l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Al termine dell’analisi delle filiere presenti sul territorio ne sono state selezionate cinque, che non presentavano rifiuti pericolosi, da includere nello sviluppo del mercato LOWaste:
- Oli alimentari ed altri scarti alimentari

- Arredo urbano ed attrezzature ludiche

- Tessile ospedaliero

- Inerti da demolizione

- Centro di riparazione per il riutilizzo

La speranza  è che anche nel nostro territorio prendano piede iniziative simili per il riutilizzo di materiali e per creare nuove opportunità, in particolare per le persone svantaggiate.

Giuseppe Odetto