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Lun, Ago
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Ma è proprio così leggera questa "cannabis light"?

Etica
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C’è un vero e proprio boom dei negozi che vendono “cannabis light”: leggera, perché nei prodotti di libera vendita il principio attivo della marijuana per legge non deve superare lo 0.2%.

Il business sta soppiantando quello delle sigarette elettroniche, in voga qualche anno fa. Una moda che persino si ammanta di “bio” e di ecologismo, perché offre la possibilità di acquistare semi e piantini per la coltivazione domestica in orto o sul balcone.

Curiose diciture sulle etichette: “Materiale per uso tecnico, non atto alla combustione”. Come sarebbe a dire “uso tecnico”? Che la marijuana si può legalmente acquistare e collezionare, ma non fumare?

La gamma di prodotti a basso contenuto di thc (il principio attivo che produce lo “sballo”) va dalle tisane ai beveroni, alle torte, fino agli alimenti per animali. Effetti rilassanti, antiossidanti, tranquillanti, antiinfiammatori: così almeno assicura la pubblicità.

Ma sarà proprio così innocua e “leggera” questa cannabis light?

Dal mondo di chi quotidianamente opera nella lotta alla tossicodipendenza dicono di no: «Questo fenomeno commerciale, avallato dalle autorità grazie al grimaldello dell’’assenza di sostanze psicotrope’, ci preoccupa moltissimo – sostiene per esempio Antonio Tinelli, presidente della comunità di San Patrignano - Assistiamo a uno sdoganamento e a una banalizzazione del rischio che il consumo di cannabis porta con sé, oltre che alla divulgazione del marchio della ‘fogliolina’. È come se si dicesse, in particolare ai ragazzi: la cannabis non fa male, è normale, basta che ne usi poca, che stai sotto la soglia».

Un parere fortemente critico sull’uso della cannabis light è già arrivato dal Consiglio Superiore di Sanità: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile. Per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di ‘cannabis sativa’ possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili. Tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

In altre parole, allo stato attuale della ricerca scientifica, la pericolosità per la salute di questi prodotti non può affatto essere esclusa per cui, ai fini della produzione e commercializzazione, dovrebbe valere il principio di precauzione. Principio arduo da far passare di questi tempi. Chiaramente chi è a favore della liberalizzazione delle droghe cosiddette “leggere” spinge in direzione opposta. L’argomento principe è che in questo modo si sottrarrà spazio al mercato clandestino delle sostanze stupefacenti, controllato dalle mafie. Ma è pur vero che quelle stesse mafie potrebbero mettere le mani e controllare pure il mercato legale, come purtroppo avviene in altri settori.

Spinello legale o clandestino, leggero o pesante: se ci va di mezzo la salute la diffusione non va comunque contrastata?

Invece negli ultimi anni lo shopping della cannabis light si è diffuso con fatturato e utili – questi sì di sicuro – da sballo.