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Vette vicine

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“Andiamo a camminare”: si diffonde sempre più questa salutare pratica tra sport e relax.
E allora con la bella stagione via per parchi, prati e boschi in cerca di nuovi percorsi. Con o senza bastoncini, basta un paio di scarpe comode. Non è difficile trovare mete vicine limitando al massimo il tempo di permanenza in auto. E con po’ di fantasia e buona volontà camminando si possono persino scalare montagne.

Ecco tre “vette” tranquillamente raggiungibili con un’escursione di mezza giornata.

Moncuni (o monte Cuneo)
Non ha nulla a che fare con l’omonima città. Questa montagna, alta 641 metri, si trova infatti all’imbocco della Val Sangone, sopra Trana. La cima è proprio alla portata di tutti, perché il dislivello da superare a piedi è meno di duecento metri. Ci si arriva in meno di un’ora partendo da Reano (borgata Rivata) che si trova alla fine della collina morenica di Rivoli. Seguire la strada per Case Benna fino alla cabina dell’acquedotto, dove finisce l’asfalto e dove c’è un piccolo parcheggio. Di qui si sale in mezzo ai boschi seguendo il sentiero principale; l’unico consiglio è di prestare attenzione alle mountains bikes perché ogni tanto si trova qualche ciclista che viene giù a rotta di collo. Giunti in cresta si vede dall’alto il lago piccolo di Avigliana; si continua a salire fino alla vetta del Moncuni che è un piccolo panettone.

Se la giornata è limpida c’è uno splendido panorama: da un lato la pianura torinese e dall’altro l’arco delle Alpi Cozie con Monviso e Rocciamelone. La segnaletica dei sentieri indica piacevoli deviazioni che si possono provare in base al tempo a disposizione.

Monte San Giorgio
È il rilievo montuoso più vicino a Nichelino. Quota 837 metri, ai piedi del monte San Giorgio c’è l’abitato di Piossasco. Un sentiero parte da località Tre Merli, ma con qualche tornante in più e camminando normalmente si può raggiungere in meno di due ore la cima anche percorrendo una comoda stradina sterrata che si inerpica sul versante orientale da località San Valeriano. Circa 400 metri di dislivello, il percorso è ombreggiato da boschi di ontani, prugnoli, lecci, pini marittimi e pini neri, in gran parte frutto dell’opera di rimboschimento del secolo scorso. Su un lato della montagna sono ancora visibili le tracce del furioso incendio che nel 1999 distrusse molta vegetazione.

Durante la salita potrete incontrare gente equipaggiata con enormi zaini. Niente paura, la meta non è così inaccessibile: non sono alpinisti, ma appassionati di paracadutismo. Sul pianoro del Monte San Giorgio infatti c’è un punto di decollo per deltaplani e parapendii: da lì si lanciano per volteggiare lungo i fianchi della montagna ed atterrare nella sottostante pianura.

In cima troviamo la chiesetta romanica di San Giorgio e un piccolo rifugio costruito dagli Alpini. Anche qui uno splendido panorama a 360 gradi.

Musinè
Questa ascensione (la cima è a quota 1155) è un tantino più impegnativa, ma comunque fattibile mettendo in conto un paio d’ore. Le pendici del Musinè sono una delle palestre di allenamento preferite dai runners della zona: i più allenati salgono su di corsa in mezzora.

Si parte dal campo sportivo di Casellette (378 m). Nel primo tratto di sentiero, che sale dolcemente, si incontrano le stazioni di una via Crucis, fino al santuario di Sant’Abaco. Da questo punto la pendenza aumenta e il sentiero diventa un po' più scosceso. Non dimenticate di portarvi dietro una riserva d’acqua. Il Musinè è una montagna arida; la vegetazione è costituita per lo più da cespugli. D’estate, se si vogliono evitare scottature e sudate clamorose, sarà bene evitare le ore più calde della giornata.

In cima c’è un’enorme croce di cemento, costruita nel secolo scorso sulla scia di un’antica leggenda (priva di riscontri storici) secondo la quale il Musinè sarebbe il luogo della famosa visione di Costantino “in hoc signo vinces”.

Da sempre questa montagna alimenta la fantasia. Secondo alcuni sarebbe un antichissimo vulcano spento, ma l’ipotesi è stata confutata dai geologi. E poi fuochi fatui, misteriosi cunicoli, basi aliene, Ufo (… un presunto avvistamento nel 1978) e altre stranezze di derivazione new age. Ai piedi di un pilastrino, collocato di recente in vetta, una curiosa e oscura iscrizione identifica una sedicente “Antenna dei Sette Punti Elettrodinamici”.

Meglio soffermarsi sullo splendido paesaggio, prima di incamminarsi per la discesa.