20
Dom, Ott
64 New Articles

In ricordo del "Curato"

Persone e anniversari
Typography
E' tornato alla Casa del Padre don Francesco Smeriglio, parroco fondatore e costruttore della parrocchia Maria Regina Mundi.
In questi casi i giornalisti scrivono un pezzo che in gergo si chiama “coccodrillo”: una sorta di piagnucoloso ricordo celebrativo di chi se n'è andato. Metto le carte in tavola: non scriverò un coccodrillo, ma un ricordo affettuoso e grato giocato sul filo di mezzo secolo della mia vita nel corso della quale il “Signor Curato” è stato per me “il” prete per antonomasia. La faccia, le mani e le braccia di Gesù alla Crociera di Nichelino.

Che persona era don Francesco? Lo dico semplicemente con un ricordo che sarà certo condiviso: uno che non chiudeva mai la porta della casa parrocchiale “perché – diceva - questa casa è vostra, non mia”.

Gli inizi

Don Smeriglio era nato a Carignano, nel 1919, in una cascina sperduta nel campi verso Villastellone. Una giovinezza spesa tra i mille lavori grandi e piccoli della gente di campagna e l'Azione Cattolica, che è stato il suo punto di riferimento. Assunto al lanificio Bona (la “Fiat” di Carignano) decide di proseguire gli studi e diventare ragioniere. Per quei tempi un titolo di tutto prestigio. Sennonché scoppia la guerra e don Francesco viene chiamato alle armi anche se di colpi, sul fronte italo-francese, ne ha sparati pochi. Dopo la naja torna a casa con un sogno: farsi prete! Aveva già superato l'età nella quale i ragazzi venivano di solito ordinati sacerdoti, ma con un coraggio che solo Dio sa dove è andato a scovare, il ragionier Francesco Smeriglio ha lasciato le sue non indifferenti sicurezze per donare la sua vita a Gesù. 67 anni fa venne ordinato dal cardinal Maurilio Fossati e subito mandato a lavorare nelle nuove periferie di Torino alla parrocchia di San Benedetto ai confini nord della città: quando non esisteva ancora corso Grosseto e le case crescevano come funghi per accogliere i nuovi immigrati.

Regina Mundi

Nel 1961 sempre il cardinal Fossati gli affidò la missione della sua vita: la neonata parrocchia di Regina Mundi, costruita dalla parrocchia della Santissima Trinità (dal cui territorio venne scorporato il territorio parrocchiale nuovo) perché la “Crociera” stava diventando un quartiere popoloso e lontano dalla chiesa/madre.

L'edificio (oggi lo chiamiamo ex-chiesa) era una costruzione in cemento senza nessuna velleità architettonica dal momento che, sulla base dei progetti originali, sarebbe dovuto diventare un cinema parrocchiale. Con lui arrivò anche la sorella di don Smeriglio, Antonia: la “signorina” (era una consacrata ma quasi nessuno lo sapeva) che col fratello ha dedicato la vita alla comunità.

Profilo umano di un prete

Don Francesco è sempre rimasto un ragioniere fuori ed un prete dentro. Affrontava le cose con la semplicità, l'umiltà e la tenacia che ha la gente piemontese di campagna che, dopo aver fatto tutto “come si deve”, pensa di aver fatto solo il suo dovere. Ecco che le realizzazioni si sono susseguite una dietro l'altra: la scuola materna, l'oratorio, la quotidianità della pastorale con la messa alle 7, alle 8,30 ed alle 18,30 tutti i giorni. I funerali che iniziavano a casa del defunto e finivano con la benedizione del feretro al cimitero, i matrimoni, i battesimi, le cresime, i catechismi, le visite agli ammalati ed ai morenti. Certo a quei tempi don Francesco aveva una bella equipe alle spalle: un vice parroco che di solito si occupava della pastorale giovanile e un bel gruppo di suore “Povere figlie di San Gaetano”, che oltre all'asilo svolgevano un prezioso lavoro pastorale.

Ma tutto questo vissuto nella semplicità e nella normalità: con grandissima apertura e fiducia verso i parrocchiani, che fossero esperti professionisti o ragazzini come il sottoscritto che girava la manovella del ciclostile. Ognuno metteva il suo mattone. Ognuno costruiva il suo pezzetto di Regno di Dio giocandosi i suoi talenti.

Ricordi

Penso che ci sia stata una grande festa in cielo per l'arrivo di don Smeriglio: di sicuro Gesù gli ha dato il benvenuto chiamandolo “servo buono e fedele”. I ricordi si affastellano nella memoria di tutti e tutti ne “contano” un pezzo. “Quella volta che...”.

Don Francesco c'era per tutto: ragazzi, poveri, uomini, donne, confessioni, riparazioni di tubi idraulici. Lui c'era. Mi permetto di cogliere due ricordi tra i mille citabili: era il 1980 ed un terribile terremoto scosse la terra irpina. Alla Crociera comparvero come per magia tre roulotte per dare un riparo a quella povera gente rimasta senza niente: ci volle un amen. Ancora adesso nella mia memoria sembra un miracolo. Una ritornò a Nichelino dopo l'emergenza e venne destinata ai campi di don Carlo Chiomento in Valle Stretta.

Ma la cosa straordinaria era che don Francesco ti leggeva dentro, “vedeva il tuo cuore” e faceva il possibile per rispondere ai tuoi desideri buoni. Fece di me il “fotografo della parrocchia” negli anni '80 permettendomi, grazie ai rullini che lui mi pagava, di imparare a fare una cosa che amavo. Ma aiutava tanti poveri affidando loro piccoli incarichi per non “umiliarli” facendo la carità: quei soldi erano guadagnati non buttati lì come una regalia superba.

Ricordo ancora le prediche di don Francesco (che a me parevano eterne), ma che insistevano (sull'onda del Vaticano II) sul fatto che la Chiesa Corpo di Cristo eravamo noi! Dovevamo solo rendercene conto.

La vecchiaia

Poi don Francesco è diventato vecchio e la salute ha cominciato a declinare, anche perché all'età in cui di solito si va (o andava) in pensione ha pensato bene di buttarsi nell'impresa di costruire ex novo la chiesa attuale... Così venne il cambio della guardia: don Antonio Bortone divenne parroco e don Francesco restò a Regina Mundi “a dare una mano”, con umiltà, per 10 anni! Furono anni tenerissimi: con la salute che declinava, ma faceva emergere un lato dolce e tenero di questo grande uomo che via via aveva sempre più bisogno di aiuto. Anche per dire messa. Dopo aver celebrato il giubileo sacerdotale nella “sua” parrocchia si ritirò nella casa del clero, mantenendo un cordone ombelicale con la parrocchia ogni volta che poteva e riusciva.

Ora don Francesco è entrato nel mistero e vede “faccia a faccia” (1Cor. 13) il mistero che in tutta la vita ha annunciato. Di certo continuerà ad amare Nichelino e la sua gente.

Ettore Giribaldi