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Una lunga storia di famiglia

Persone e anniversari
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Un’impresa di famiglia che affonda le sue radici nei favolosi anni ’60 e, come vedremo, anche prima. La Cavit Spa,

società leader per opere di movimento terra, urbanizzazioni, bonifiche, opere stradali e infrastrutturali in genere, ha saputo evolversi ampliando le attività sia con la gestione di un impianto di recupero e riciclo di rifiuti non pericolosi derivanti da attività edili (comprendente un servizio di raccolta presso i cantieri con cassoni scarrabili) sia con la rivendita di prodotti edili nella sede di La Loggia. Nell’orbita della Cavit, anche le altre società di famiglia, tutte operanti nel settore estrattivo: la Cave Germaire di Carmagnola, la Cava degli Olmi di Carignano e la Cave Ticino di Varallo Pombia (NO).

Tutte fanno a capo a due nichelinesi, da generazioni imprenditori in questo settore:  “Sì, la Cavit è nata appunto nel 1966 ad opera di mio padre Antonio e mio zio Mario (papà dei cugini titolari oggi della Icos). In realtà l’attività estrattiva è nata ancora molto prima con mio nonno Luigi, che già nel periodo fra le due guerre svolgeva questa attività con i cavalli e i famosi ‘tumbarei’. Mio nonno partecipò anche agli scavi di via Roma negli anni ’30 ed iniziò l’attività estrattiva sul Sangone e sul Po nel primo dopoguerra, quando si scavava ancora nei fiumi. La Cavit, che oggi impiega circa 65 dipendenti, è nata quindi poco dopo come cava di sabbia e ghiaia nel periodo del boom edilizio che partiva proprio in quegli anni, coinvolgendo fra l’altro anche Nichelino”. Parole di Carlo Colombino, amministratore delegato della società, che insieme al fratello Enrico guida le aziende del gruppo.

“Nel 1989 abbiamo terminato l’estrazione a La Loggia, ma nel frattempo eravamo già partiti con le altre attività estrattive, riconvertendo poco alla volta le attività della Cavit fino a quella che è oggi. In particolare, intorno alla metà degli anni ’90, io e mio fratello abbiamo iniziato a seguire con passione, anche guardando con interesse a quanto accadeva già nel nord Europa, le prime esperienze di recupero e riutilizzo dei rifiuti edili, cioè gli albori di quella che sarebbe poi diventata l’economia circolare. Teniamo presente che i rifiuti derivanti dalle attività di costruzione e demolizione rappresentano  più del 40% della totalità dei rifiuti prodotti. Risparmiare volumi di discarica e volumi di materia vergine reimpiegando il rifiuto trattato è diventato il nostro obiettivo da allora. Nel 1998 siamo stati fra i primi in Italia ad essere autorizzati con un nuovo e moderno impianto per quell’attività”.

Dalle origini ad oggi, come è cambiato il modo di fare impresa nel vostro settore?

E’ cambiato moltissimo, e direi che, ormai passati molti anni, ho visto e accompagnato questa transizione. Diciamo che il grande obiettivo legato all’attività che svolgeva storicamente la nostra famiglia, attività molto impattante sul territorio, è stato proprio quello di dimostrare la possibile coesistenza fra il rispetto dell’ambiente e l’attività produttiva; non solo, ma sviluppandp progetti che andassero a migliorare la situazione ante intervento. Siamo così diventati poco alla volta creatori di biodiversità, specialmente quella che si stava perdendo. Soprattutto il progetto della Cave Germaire di Carmagnola, partito negli anni ’90, è diventato nel tempo un esempio a livello europeo di riqualificazione ambientale. L’area è diventata Zona di Protezione Speciale grazie al nostro progetto ed è visitata abitualmente da studiosi in ambito ambientale e scolaresche”.

Economia circolare e sostenibilità.

Oggi tutti ne parlano e voi presentate la Cavit proprio come un’azienda che opera pienamente in questo senso. È così ?

Riguardo al tema dell’economia circolare la nostra attività rappresenta uno degli esempi più calzanti. Purtroppo dal 1998, anno in cui siamo partiti, fino ad oggi, non c’è stata la necessaria attenzione da parte del legislatore per creare veramente le opportunità per realizzarla. È un discorso complesso: in Italia siamo davvero in grave ritardo nell’accompagnare questa transizione da economia lineare ad economia circolare. La sostenibilità è ormai un fattore fondamentale per ogni azienda che abbia l’ambizione di crescere nel lungo periodo, creando valore per sé stessa e per tutti gli attori che, a diverso titolo, interagiscono con essa. Un’impresa può definirsi più sostenibile quando include nella propria governance e nei propri processi scelte a beneficio del pianeta e delle persone, adottando i cosiddetti criteri sintetizzati dall’acronimo anglosassone ESG (Environmental, Social and Governance). Sempre con riferimento a queste tematiche un esperienza che come imprenditore considero molto importante è l’appartenenza all’ Associazione imprenditori per un’economia di comunione: l’AIPEC si ispira ai principi dell’Economia di Comunione, nata da un’intuizione di Chiara Lubich e oggi rappresentata da economisti importanti di ispirazione cristiana come Stefano Zamagni, Luigino Bruni e Leonardo Becchetti, e che intende formare un modello valido e concreto di aziende sane e competitive, capaci di mettere la persona al centro della propria attività”.

Guardando in avanti, in azienda si affacciano già le nuove generazioni. Come potrà evolversi la vostra impresa ?

Da questo punto di vista io e mio fratello possiamo ritenerci fortunati poiché abbiamo già in azienda i nostri figli, per lo più entrati dopo esperienze esterne. Stiamo costruendo insieme un percorso di modernizzazione del gruppo e dei processi, condividendo comunque i valori fondamentali di questa professione. Al momento mi pare che sia un percorso che sta arricchendo entrambe le generazioni, con un contributo di esperienza e competenza da un lato e di mentalità digitale, di nuove competenze e visione più moderna dall’altro. E questo, per quanto mi riguarda, è sicuramente coivolgene ed affascinante”.

GP