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Dom, Ott
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Lo storico "Bouton d'or" ha chiuso i battenti

Persone e anniversari
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La storica merceria “Bouton d’Or” in via Torino, a pochi passi da palazzo comunale, a fine giugno ha abbassato la saracinesca per l’ultima volta.
Una notizia che ha creato rammarico tra le tante clienti che da anni si servivano da Luisa Bonamin (nella foto) e prima ancora dalla madre.

«Lavoro da 44 anni e mezzo, dal 1972, ed è arrivato il momento di dire basta – dice la commerciante, nata a Moncalieri 60 anni fa - Mia mamma era entrata nel febbraio del 1959, all’età di 25 anni, subentrando alla signora Fabaro, la precedente titolare. Gestiva il negozio da sola. Poi dalle elementari anch’io ho iniziato ad aiutare, servivo con lo sgabello. Ho sempre lavorato lì».

Nei primi anni Settanta il negozio è stato ingrandito. Nel 1993 la merceria, che fino ad allora non aveva ricevuto un suo nome proprio, è stato battezzata “Bouton d’Or”. «Vendevamo tanto intimo di alcune griffe che non accettavano il nome ‘merceria2. Così dopo tante ricerche mia sorella Piera ed io abbiamo scelto questo nome, che, oltre al suo significato immediato di ‘bottone d’oro’, in francese vuol dire anche ‘ranuncolo’. Mia sorella mi ha affiancata nella gestione dell’attività fino al 2001 e poi nel 2003 ha aperto un negozio di abbigliamento a Moncalieri».

Il cavallo di battaglia del negozio è sempre stata la merceria.

«L’attività era fortissima quando c’era mia mamma che ha lavorato molto negli anni della grande immigrazione – continua Luisa - noi abbiamo sempre lavorato e negli ultimi anni abbiamo avuto un incremento di attività con l’immigrazione degli extracomunitari. Quando non ci sono i soldi si aggiustano le cose».

Fino agli anni Novanta inoltre presso il negozio si potevano portare a rimagliare le calze e i collant e a plissettare le gonne; negli ultimi anni si aggiustavano ancora le chiusure lampo.

Tra i momenti più simpatici che Luisa Bonamin ricorda dietro il bancone era sentire come venivano storpiati i nomi di certi prodotti. «Ad esempio il velcro veniva confuso col feltro o le lampo divisibili venivano chiamate disinnescabili».

Lo storico mobilio del negozio, che era ancora quello collocato nel dopoguerra dalla prima titolare Giovanna Fabaro in Donadio, finirà in Sardegna pitturato di colore bianco. «Io ho conservato un mobile che metterò in camera da letto in funzione di libreria ed un altro, contenente il filo, che ci siamo spartiti in tre amici».

Ha avuto dei riconoscimenti per la chiusura dell’attività? «Una cliente mi ha mandato una lettera di ringraziamento e alcuni commercianti si sono uniti e mi hanno donato una pianta».

Come spenderà ora il suo tempo libero? «L’ultimo giorno di apertura è stato il 22 giugno, non ho ancora realizzato che il sabato sono a casa. Mi mancheranno alcuni clienti, anche se sicuramente continuerò a vedere quelli a cui ero più legata. Oltre ad occuparmi un po’ di più della casa, mi dedicherò al patchwork, la mia passione, e spero di poter andare a sciare. Quello che mi dispiacerà è non sapere le anticipazioni di moda: le mode durano tre anni e lavorando nel settore lo vieni a sapere un anno prima».