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Seminatori di cambiamento

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Le “Arene di Pace” sono nate a Verona nel 1986 come grandi momenti assembleari all’interno dell’Arena,

promosse inizialmente dal movimento “Beati i costruttori di pace”, hanno coinvolto nel tempo numerose realtà mettendo a fuoco diversi spunti di riflessione sul tema della non-violenza. L’obiettivo, come ha detto Papa Francesco è quello di creare “seminatori di cambiamento, camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza”.

Eravamo in 12.000 arrivati da tutta Italia e da altri paesi. L’atmosfera era gioiosa, accogliente, calorosa e si percepiva l’attenzione di tutte le persone presenti. Accanto al Papa c’era il comboniano padre Alex Zanotelli. Sul palco si sono alternati testimoni e artisti su diversi temi sociali.

L’Arena di Pace 2024 dal titolo “Giustizia e pace si baceranno” è scaturita da un percorso aperto e partecipato cinque tavoli tematici: pace e disarmo, ambiente, migrazioni, lavoro/economia/finanza, democrazia/diritti.

Donne e uomini si sono alternati con la loro testimonianza e le domande rivolte al Papa. Ecco alcuni passaggi significativi.

Don Ciotti: “la storia non ci ha insegnato nulla, le guerre sono sempre errore e orrore verso la Vita e il suo inestimabile valore. Bisogna ridurre le disuguaglianze economiche, frenare il cambiamento climatico, non abbiamo preso sufficiente coscienza della globalizzazione e della mafia. È vietato illudersi ed è vietato arrendersi. Costruire alleanze con chiunque rifiuti la guerra. Convertire il lessico della guerra per la pace. La guerra non è un male necessario. Non serve la guerra, serve uno scossone morale”.

Al Mahbouba Seraj, donna afghana, da Kabul. Ha accennato al fallimento, nel suo Paese, dell’illusione di una “democrazia costruita a tavolino”. Da 44 anni è in guerra l’Afghanistan, “che si può fare?”, chiede. Cita alcuni versi: “La moschea, La Mecca, il Tempio, sono tutte scuse. La vita di Dio è nella tua casa”.

Elda Baggio di Medici senza frontiere che è a Verona con João Pedro Stédile, arrivato dal Brasile, portavoce dell’esperienza del Movimento dei senza terra, che condivide un messaggio del vescovo Pedro Casaldáliga Plá: “Maledette siano tutte le recinzioni, maledette siano tutte le proprietà private che ci impediscono di vivere e di amare”.  

Annamaria Panarotto fa parte delle mamme No-Pfas di Vicenza, un gruppo di genitori che si batte contro l’inquinamento dell’acqua.  “Costruire relazioni di giustizia fra tutti i viventi richiede tempo”, ripete Panarotto e quindi chiede al Papa come ritrovarlo questo tempo in un’epoca segnata da velocità e immediatezza.

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, dice grazie al Papa per il suo coraggio e offre l’aiuto al Pontefice di tutti coloro che sono impegnati nel dialogo e nella fraternità. Un punto, ammettono, su cui si fa molta fatica: “come essere in questo momento così complesso artigiani di pace, mediatori anche di fronte ai conflitti vicini e lontani?”.

Il Papa rispondendo alle domande sottolinea i rischi di un agire solitario. L’individualismo avvelena l’autorità che “è essenzialmente collaborativa; l’altro sarà l’autoritarismo e le tante malattie che da qui nascono”.

Sulla necessità di un cristianesimo non tiepido, Francesco esorta a “prendere posizione al fianco delle vittime di violenza, condividendo il dolore, facendosi portavoce di chi voce non ha nel rispetto della dignità dei più vulnerabili". L’invito che ribadisce è ancora una volta di uscire dall’indifferenza.

Una parola centrale consegnata dal Papa è “rallentare”. Di fronte alla consapevolezza di una stanchezza sempre più diffusa tra le persone, in affanno costante per ritmi “innaturali” che tuttavia non si ha la forza e il coraggio di disinnescare, Francesco invita a liberare tempo e spazio per l’azione di Dio.

È stato un momento di intensa emotività l’incontro tra Maoz Inon, da Israele (i suoi genitori sono stati uccisi il 7 ottobre) e Aziz Sarah, palestinese a cui il conflitto ha strappato il fratello. Accompagnati da Roberto Romano del gruppo di lavoro sull’economia, hanno chiesto al Papa come aiutare i giovani ad essere imprenditori di pace quando i luoghi di formazione sono spesso influenzati dalla cultura del profitto ad ogni costo. Il dialogo ha avuto il suo epilogo in un abbraccio prolungato con Papa Francesco. Tutta l’arena ha partecipato con commozione a questo momento e il papa ha invitato a raccogliersi in silenzio, per riflettere sui drammi che produce la guerra.

Siamo rientrati molto stanchi per il viaggio in giornata e le ore sotto il sole all’arena, ma quello che abbiamo vissuto ci ha consegnato una grande verità: le persone di buona volontà che portano in cuore sogni di giustizia, pace, fratellanza possono diventare semi sparsi nel mondo per far germogliare tutto quello che di buono serve perché il mondo diventi ogni giorno un posto migliore.

Comunità Laudato si’ Stupinigi