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Un onere insostenibile per molte famiglie

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L’Utim riceve segnalazioni da parte dei familiari di anziani malati cronici non autosufficienti, abbandonati dal Servizio sanitario

e costretti a rivolgersi a ricoveri privati in Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), spesso inadeguate dal punto di vista clinico e molto costose: 3-4 mila euro al mese, con aumenti decisi unilateralmente dai gestori. In pochi mesi, le spese raggiungono cifre significative.

È chiaro quanto sia difficile sostenere tali costi, in attesa di una convenzione che tarda ad arrivare.

Gli ultimi dati disponibili parlano di circa 5 mila anziani non autosufficienti in lista d’attesa in Piemonte per ottenere la quota sanitaria del ricovero, pari al 50% della retta totale. Tuttavia i dati regionali sono sottostimati, anche perché non considerano le valutazioni negative delle Unità di Valutazione Geriatrica (UVG), che non tengono più conto di chi non riceve la convenzione dopo un anno dalla valutazione.

Oggi solo 14mila dei circa 32mila posti letto RSA autorizzati in Piemonte sono coperti da convenzioni, lasciando oltre 15mila malati - inclusi quelli affetti da Alzheimer - senza supporto sanitario per le cure a lungo termine.

Senza la convenzione, le famiglie cercano strutture economiche, ma con standard di servizio molto bassi o addirittura fuori legge, come quelle recentemente chiuse dai NAS ad Alessandria.

La colpa di questa drammatica situazione ricade sulle Istituzioni che non garantiscono il diritto alla quota sanitaria, prevista dalle leggi nazionali.

Se il costo medio per una RSA varia dai 3 mila ai 4 mila euro al mese, con la convenzione il costo scenderebbe a circa 1.500 euro al mese, una cifra sostenibile per molti pensionati malati.

Sembra proprio esserci un ordine dall’alto (Giunta regionale, Direzioni delle ASL, Direttori di distretto), di «spremere» tutte le risorse delle famiglie e degli anziani malati non autosufficienti.

Per l’erogazione della quota sanitaria infatti non si considera la condizione clinica del malato (spesso molto grave), ma il suo conto in banca, la proprietà della casa e la disponibilità dei figli. Questa procedura è illegittima (perché il Servizio Sanitario deve curare tutti i malati e questi sono utenti che pagherebbero metà del costo del loro ricovero!) e taglia fuori dalle cure migliaia di piemontesi.

Gli anziani non autosufficienti sono malati cronici e, come tali, hanno diritto alle prestazioni sanitarie (come l’accesso e la quota sanitaria in RSA) senza la valutazione dell’ISEE.

In questo contesto, la misura “Scelta sociale” varata dall’Assessorato alle Politiche sociali (non Sanità!) sposta il problema della mancanza di cure sanitarie sul fronte assistenziale, dove l’accesso alle prestazioni è basato sull’ISEE. Certo, un bonus di 600 euro al mese per due anni può essere un piccolo sollievo per una famiglia che deve pagare oltre 3 mila euro per il ricovero del proprio caro in RSA, ma l’ingiustizia rimane.

Un'altra misura che non ha prodotto risultati per le famiglie piemontesi è il "contentino" pre-elettorale della Giunta Cirio ai gestori delle RSA. La Giunta ha stanziato 18 milioni per un aumento di qualche euro al giorno della quota sanitaria. Si tratta di fondi sanitari prelevati dalle convenzioni RSA, verso un aumento a favore dei gestori privati delle strutture per i posti convenzionati già attivi. Questo stanziamento poteva essere destinato all'attivazione di nuove convenzioni, mentre non ha portato benefici significativi alle famiglie interessate.

Lo slogan della sanità piemontese è "Non c’è cura senza cuore". Tuttavia, migliaia di malati cronici non autosufficienti non ricevono cure adeguate né il rispetto della loro dignità, impoverendo così molte famiglie piemontesi con un evidente attacco al ceto medio.

UTIM – Nichelino

Tel. 348.5682346