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Ven, Feb
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No ristori a pioggia alle RSA

Volontariato
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Qualche giorno fa l'Utim, assieme al Comitato Vittime Rsa della Fondazione promozione sociale, ha partecipato ad una serie di iniziative di protesta volantinando in Torino

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La causa è un recente provvedimento della Regione Piemonte. Esso prevede soldi "a pioggia" alle Rsa, sottraendoli dalle quote che obbligatoriamente la Regione dovrebbe invece destinare alle Asl per coprire le rette di ricovero.

Si tratta infatti di ben 30 milioni di euro di specifiche risorse LEA (Livelli essenziali di assistenza). Esse avrebbero dovuto servire a ridurre le illegittime lista di attesa dei malati anziani, valutati non autosufficienti dalle Uvg (Unità di valutazione geriatrica), che attendono da mesi un posto letto in Rsa, nonché a pagare la retta dei malati non autosufficienti che, nell'attesa, sono stati costretti a provvedervi privatamente  (3mila euro al mese circa) pur avendo diritto alla presa in carico da parte dell'Asl.

Ora, se il ristoro previsto per le Rsa per le maggiori spese per dispositivi di protezione e sicurezza causa Covid19, è legittimo e condivisibile, esso doveva essere fornito tramite le previste risorse già stanziate dal Governo (...prenderanno anche quelle?). Mentre la Regione poteva e doveva usare le risorse Lea per attivare nuove convenzioni agli utenti, permettendo allo stesso tempo di sostenere indirettamente e per un più lungo periodo, e non solo "una tantum", le strutture ed il relativo personale.

Al riguardo è da non sottovalutare anche la sensibilità dei familiari che con la pandemia hanno perso in questi mesi i propri cari nelle Rsa. Appare offensiva per  i congiunti delle vittime la distribuzione di ristori indistintamente a tutte le strutture. Sia a quelle che hanno lavorato bene, sia a quelle che invece hanno mostrato una gestione approssimativa confermata anche dai numerosi esposti presentati dai familiari ai Nas e alle Procure del Piemonte, nonché dall'iscrizione nel registro degli indagati di alcuni  responsabili di Rsa per epidemia colposa e omicidio colposo.

Certamente le Rsa non devono fallire e il personale deve mantenere il posto di lavoro, ma era possibile intervenire diversamente.

Appare fondamentale a questo punto che a fronte dell'erogazione  di consistenti risorse del Fondo sanitario si pongano almeno le basi per avviare il necessario miglioramento dell'organizzazione delle cure e degli standard del personale (confermatosi drammaticamente carente in questa pandemia), a favore delle cure degli anziani malati non autosufficienti ricoverati nelle Rsa.

E' questo uno dei punti, assieme al prioritario rilancio delle prestazioni domiciliari per le persone non autosufficienti, contenuto nella proposta di Ordine del giorno di recente avanzata dall'Utim anche all'attenzione del Consiglio e della Giunta comunale di Nichelino.

UTIM Nichelino