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Appello al Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte

RIAPRIRE LE COMUNITÀ ALLOGGIO E I GRUPPI APPARTAMENTO
PER LE PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVA/AUTISMO!

Non possiamo dimenticare che la costrizione entro quattro mura e il distacco con i familiari può compromettere anche gravemente la loro salute psicofisica!

Il DPCM 11 GIUGNO 2020 ha riaperto tutto. O quasi. Le sale Bingo, cinema, teatri, competizioni sportive, centri benessere, bar, ristoranti, ...

Il business riapre, senza particolari difficoltà, mentre «L'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione»[1].

Queste disposizioni sono state previste già dal Dpcm del 26 aprile 2020, prorogate col Dpcm del 17 maggio 2020 e poi ancora con il Dpcm 11 giugno 2020: un identico copia/incolla, mentre nel frattempo dalla Fase1 si è passati alla Fase3 della gestione dell'epidemia...

Tutto rimandato, tutto chiuso indistintamente, per persone giovani e adulte con disabilità intellettiva e/o autismo, senza peraltro distinguere tra le piccole comunità familiari e le Rsa per anziani malati e non autosufficienti.

É invece urgente, in vista della scadenza del Dpcm fissata al 14 luglio 2020, tener conto, nei prossimi atti normativi, che nelle succitate Comunità alloggio, aventi piccole dimensioni (8/10 utenti) e a carattere "familiare", vivono persone giovani/adulte aventi caratteristiche ed esigenze spesso molto diverse da quelle degli anziani nelle Rsa, in genere ultraottantenni, malati cronici non autosufficienti con, mediamente, tre o più patologie anche gravi (come, finalmente, emerso in questa emergenza di Coronavirus) ricoverati e allettati.

Si ricorda, difatti, che buona parte di dette persone con disabilità pur avendo una carenza di salute (per es. sindrome di Down, insufficienza mentale, esiti da encefaliti, impossibilità a deambulare, ecc.), non hanno in genere patologie in atto e vivono nei servizi residenziali soprattutto per il fatto di non poter più contare su di un ambito domiciliare familiare idoneo dove vivere.

La loro esigenza preminente è ora quella di riprendere le normali attività nel territorio urbano in cui sono inseriti, in base alle loro autonomie, la periodica frequentazione dei familiari, il ritorno a casa laddove possibile, la partecipazione alla vita sociale, senza discriminazioni, nel rispetto della necessità e diritto all'integrazione, peraltro secondo il loro Progetto educativo individuale.

Ci si appella dunque al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Giuseppe Conte, che ha mostrato sensibilità sul tema anche avocando a sé le deleghe sulla disabilità perché,  in considerazione di quanto sopra esposto, regolamenti la riapertura delle piccole strutture socio-sanitarie residenziali per le persone con disabilità intellettiva e autismo, in modo che vi sia un corretto bilanciamento tra la tutela della loro salute e a necessità di riprendere la loro libertà, quel diritto che hanno ripreso tutti i cittadini, senza continuare a penalizzarli ed isolarli ulteriormente.

Riportiamo in merito un toccante appello pubblicato su Specchio dei Tempi, "La Stampa" il 20 giugno 2020: «Sono una mamma. In questo difficile periodo nessuno ha mai fatto cenno alla situazione che vivono i disabili. Uscendo dal Covid è stata data – poco alla volta – la possibilità di incontrare i parenti stretti, gli amici ecc. Noi che abbiamo i figli disabili in comunità, invece, non possiamo portarli a casa come sono abituati e ci avviciniamo ai quattro mesi di quarantena. Pensano forse che noi famiglie non siamo in grado di rispettare le norme di sicurezza? Leggo su La Stampa del 16 giugno che per gli ospiti delle Rsa sarà possibile incontrare i parenti in spazi aperti. Sono arcicontenta per loro, per quanto, secondo me sarà ben difficile farlo poiché la distanza che dovranno rispettare li priverà di abbracci di carezza e per qualcuno questi incontri saranno fonte più di sofferenza che di piacere. Ma per i nostri figli disabili nessuno fa nulla? Mi auguro che le autorità prendano in considerazioni anche i nostri ragazzi: non per pietà ma per logica. A tutt'oggi, infatti, non vi è ancora chiarezza su come e quando potremo vederli. Io ad esempio non so se mia figlia abbia subito dei danni psicologici dalla lontananza, se considererà l'assenza dei genitori un abbandono. Non so neanche se la sua deambulazione è come prima. Ma le autorità e le Asl, non considerano questo aspetto degno di ascolto: secondo me c'è grande, troppa, indifferenza verso queste persone e le loro famiglie. F.D.».