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La fase 2 nei Centri diurni

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Sulla ripresa delle normali attività dei Centri diurni socio-terapeutici nella nuova fase della pandemia,

quella che vede la riapertura graduale delle attività, rileviamo la presenza di alcune difficoltà più o meno oggettive.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in merito.

La chiusura dei Centri Diurni frequentati dalle persone con disabilità intellettive in situazione di gravità, è stata disposta nel periodo iniziale  dell’emergenza Covid19, la cosiddetta Fase 1.

 Le disposizioni normative legate alla generale chiusura (“lockdown”), tra le quali la chiusura dei Centri diurni,  hanno messo in difficoltà, in maniera più o meno grande, le famiglie che hanno dovuto sobbarcarsi la cura e l'accudimento dei loro congiunti disabili spesso  in totale solitudine.

 In parte, almeno per i casi più difficili, il decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 ("Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19”) convertito poi con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27,  ha dato la possibilità con gli articoli 47 e 48 di "attivare interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alte necessità di sostegno sanitario" prevedendo altresì che le pubbliche amministrazioni forniscano "prestazioni in forma individuale a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare aggregazione".

 Anche la Regione Piemonte con la deliberazione n. 51249 del 12 marzo 2020 ha indicato con i punti 6. 7. 8. e 9. il modo di operare rispetto ai centri diurni e dall'assistenza domiciliare.

Di fatto si è riscontrato che tali disposizioni sono state attuate in diversi casi, e le famiglie che hanno segnalato bisogni indifferibili hanno ricevuto le prestazioni domiciliari a cui hanno diritto in base alle norme vigenti. 

E' utile ricordare che qualora alla famiglia, a fronte di richiesta scritta inviata ai sensi delle norme sopra richiamate, non siano state riconosciute le prestazioni indifferibili (contributi economici, invio di personale al domicilio, inserimento in centri diurni previsti anche se solo in piccoli gruppi, ecc.), e la famiglia si sia dovuta accollare costi economici, si può valutare di fare causa all'Asl di residenza e chiedere il rimborso delle somme versate.

Successivamente, dopo quasi due mesi di isolamento in casa, si è avviata la programmazione della "fase due" anche per questo tipo di utenza, con l’urgenza di riavviare i percorsi abilitativi-educativi di gruppo previsti nei centri diurni, in modo da promuovere anche la relazione con altri.

         A questo proposito in data 21 aprile 2020 l'UTIM ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri ed altre Autorità una lettera con la quale si chiedeva che, nel predisporre l’atto normativo relativo alla cosiddetta fase due, fossero assunte precise direttive atte a favorire la ripresa delle attività e della frequenza anche dei Centri Diurni per persone con disabilità intellettiva, ricordando nel merito gli obblighi previsti dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria (legge 833/1978 e Dpcm 15, del 12 gennaio 2017). 

         Con il Dpcm del 26 aprile 2020, è stato previsto all'articolo 8 (Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità) il riavvio dei Centri diurni, e in particolare quanto segue:

 - 1.   Le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all'interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, sorge-occupazionale, sanitario e socio-sanitarie vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

        A questa chiara disposizione, si è ritenuto disporre da parte dell’Utim, una lettera di sollecito alla Regione Piemonte, per la predisposizione dei protocolli necessari alla riapertura delle attività dei Centri diurni per persone con disabilità intellettiva e/o autismo.

    In proposito, la Regione Piemonte in data 5 maggio 2020 ha elaborato e trasmesso alle Direzioni generali e sanitarie, i protocolli per la sicurezza, ovvero le indicazioni operative per la prevenzione da contagio Coronavirus e la tutela della salute di utenti e operatori dei Centri diurni per le  persone con disabilità intellettiva /autismo.

      A questo punto abbiamo sia il benestare del Governo nazionale per il riavvio delle attività dei centri diurni, sia le disposizioni per garantire la sicurezza del servizio, pertanto non possiamo che raccomandare alle Asl e agli Enti gestori la  predisposizione delle iniziative progettuali necessarie pervenire - con la doverosa attenzione all’applicazione dei protocolli di sicurezza per il rischio nuovo coronavirus - al ripristino di servizi Lea dei Centri Diurni socioterapeutici.

    In proposito localmente abbiamo sollecitato le istituzioni del nostro territorio, nonché chiesto di essere informati in merito ai tempi e alle modalità del ripristino delle attività dei citati Centri Diurni, servizi ribadiamo di livello essenziale in quanto rientranti nei Lea.

Per coloro i quali invece attenderebbero ancora ulteriori deliberazioni regionali per la riapertura dei Centri diurni, ricordiamo in ogni caso che  vale sempre quanto già emanato il 12 marzo 2020 con la deliberazione regionale n. provv. 51249, in particolare all'allegato A, punto 6: “Nel caso sussistano utenti i cui familiari non sono nella possibilità di seguirli a casa, il personale del servizio, adottate tutte le cautele del caso, segue l'utente a domicilio. A rotazione per piccoli numeri (max cinque compresi gli operatori) gli utenti possono essere seguiti anche nei centri diurni, mantenendo scrupolosamente la distanza di almeno 1,5 m e attenendosi a tutte le norme di cautele previste dal Ministero e dalla Regione Piemonte.

 L’obiettivo per la ripresa dei Centri diurni è pertanto quello di avviare un ciclo di rientro programmato che veda inizialmente un'apertura a tempo parziale e/o a rotazione per tutti fino a ritornare al tempo pieno quando ciò sarà possibile.

Resta fermo che, per i giorni che necessariamente le persone dovranno restare al domicilio, dovranno continuare ad essere assicurate alla famiglia le indispensabili prestazioni domiciliari.

 In relazione invece alle difficoltà poste in essere alla piena ripresa operativa dei Centri diurni dalla pesantezza dei protocolli di sicurezza da applicare sia per l’accesso ai centri diurni sia per il relativo trasporto degli utenti, non si può che suggerire di mettere in atto tutte quelle soluzioni che possano facilitare il superamento di tali difficoltà, come ad esempio la progettazione di attività da svolgersi soprattutto all’aperto, e/o in luoghi del territorio urbano diversi da quelli del centro diurno, centro che deve rappresentare il punto di riferimento del servizio ma, come sempre, anche al fine di favore l’integrazione delle persone con disabilità,  non l’unico luogo di svolgimento della attività.

 In ultimo, per quanto attiene anche alle citate difficoltà economiche derivanti dagli adempimenti dei protocolli operativi sulla sicurezza da mettere in atto da parte delle cooperative che gestiscono i servizi, ricordiamo che sono stati previsti contributi specifici con il nuovo decreto “Rilancia Italia”.

Giuseppe D’Angelo
UTIM Nichelino