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Sab, Set
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Pettine e pomodori

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Ormai certi negozi di parrucchiere (uomini e donne accanto) con brevi tagliate, capelli lunghi e corti asciugati da mani esauste con il phon … somigliano ai campi di raccolta di pomodori, come mi ha detto qualche commessa

L’importante è “fare tante teste”. Il padrone, seduto in posizione chiave, controlla che le operatrici non perdano tempo. Devono fare “tante teste all’ora”. Quindi le famose chiacchiere dal parrucchiere sono quasi del tutto bandite, c’è un clima di efficienza, di fare in fretta… che scoraggia qualsiasi conversazione.

Qualcuno  purtroppo “parla ancora” e le operatrici, con un occhio al phon e uno al padrone, cercano di conversare un tantino per non “scontentare la cliente”. Sono tese, sussurrano qualcosa, si sente solo la voce delle clienti… di quelle appunto che non si sono accorte del fatto che lì si va a per i capelli e non per parlare.

Una volta invece si andava anche per chiacchierare. La parrucchiera era quasi una psicologa. Forse era anche una tattica di mercato, ma li si sentiva di tutto e la parrucchiera si teneva tutto per se. Le donne lo sapevano. Era un patto inconsapevole, ma saldissimo: si potevano sfogare. La parrucchiera raccoglieva, ma non diffondeva. Loro uscivano pettinate, ma anche distese, tornavano in famiglia volentieri e con una piccola carica in più per affrontare le sempre difficili vite domestiche.

Certo le parrucchiere perdevano più tempo: mettevano su i bigodini, poi accendevano il casco dove i capelli si asciugavano da soli. “Quella sotto al casco” era temporaneamente isolata, non sentiva quello che si diceva, il rumore del casco copriva le “confidenze” delle altre. Un sistema nato per caso, ma a suo modo perfetto.

Adesso quelle povere ragazze reggono un anno o due: la piega phon impegna la mano destra per otto ore al giorno. Hanno una pausa pranzo di mezz’ora, con il capo (quasi sempre un uomo…) che dal suo scranno sorveglia che i tempi vengano rispettati.

Una volta l’ho visto arrivare con il vassoio dei caffè. Ho pensato: “Finalmente una gentilezza”. No, mi hanno sussurrato: “E’ solo perché non perdiamo tempo, con il caffè lavoriamo meglio e ci teniamo su, qua è come nei campi dove si raccolgono i pomodori”.

Fra le clienti non c’è malcontento, anzi come sempre ci adattiamo allo sfruttamento dei nostri simili e non ce ne accorgiamo neanche. Vado anche senza appuntamento, mi “metto in ordine” anche a ore strane; è comodo. Non si parla, è vero, ma tanto se devo parlare ho il telefonino.

Renata Vaschetto