20
Sab, Lug
58 New Articles

"Quello che chiedo per mio figlio malato"

Lettere
Typography

Sono la madre di un bambino malato ormai da alcuni anni di diabete di tipo 1, pertanto insulinodipendente.

Con queste poche righe vorrei aiutare gli addetti delle ASL per la fornitura dei piani terapeutici a non smarrire quella sensibilità che dovrebbe contraddistinguere le persone che hanno scelto di svolgere quel tipo di lavoro.

Quando il destino non sembra essere stato sufficientemente crudele, ci si deve talvolta scontrare anche con criticità burocratiche, definiamole così, per le quali la vita sembra essere ancora più dura di quello che diventa dal maledetto giorno in cui i medici ti dicono che tuo figlio ha questo problema di salute.

E’ una malattia che innanzitutto stravolge la vita del bambino, che si vede costretto ad affrontare un qualcosa di così difficoltoso ad un età così giovane, costretto ad accelerare la propria crescita di responsabilizzazione per l’alimentazione e mille altri aspetti e rinunce. Questa situazione rende terribile anche la vita dei genitori, che improvvisamente devono diventare esperti di un qualcosa per cui vorrebbero potersi sostituire al proprio figlio, in quanto subentra anche una sorta di senso di colpa per quanto successo a chi si è messo al mondo, con mille paure, soprattutto per i rischi più gravi. Infatti si tratta di una malattia per la quale occorre avere sempre a disposizione un’iniezione salvavita.

Si smette così di poter essere veramente felici, non potendo più avere un po’ di serenità, con innumerevoli sacrifici da fare. Per questo con il cuore in mano mi rivolgo alle persone che periodicamente devo affrontare all’interno delle ASL per avere il rinnovo del piano terapeutico di mio figlio. Chiedo di non scordare quanta sensibilità occorra per svolgere il loro lavoro, trovandosi di fronte a famiglie disperate. Non chiedo agevolazioni, ma semplicemente di cercare di svolgere con puntualità e precisione le proprie mansioni, perché questa malattia non consente di avere ritardi sulla fornitura di insulina e quant’altro di necessario per la vita del malato. Se poi, in alcuni casi, il tutto potesse essere condito da un pizzico di gentilezza, sarebbe un aiuto ulteriore nei confronti di famiglie in un contesto psico-fisico già particolarmente provato dalle preoccupazioni che ho descritto.

Vengo a sapere di frequenti nuovi casi in molte famiglie anche della nostra comunità, oltre al fatto che si tratta ormai di una vera e propria piaga sociale a livello mondiale (attualmente si stimano al mondo oltre 400 milioni di persone malate di diabete, tra il tipo 1 ed il tipo 2, un vero e proprio virus). Auguro a mio figlio ed a tutte le famiglie con sofferenze analoghe che la ricerca aiuti a far sì che il tutto possa essere presto ricordato come un terribile incubo e che in attesa di una possibile cura definitiva si possano almeno trovare soluzioni meno invasive di quelle attuali. Anche se spesso, per esperienza vissuta, viene purtroppo concretamente da pensare che l’enorme business esistente dietro a questa malattia (per dispositivi medici, specialisti e quant’altro) non agevoli la speranza di un’accelerazione nella ricerca stessa, causando così un triste circolo vizioso, all’interno del quale il vivere ha sovente la veste del sopravvivere.

Una mamma di Nichelino