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Mer, Giu
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Salvini ha il vento in poppa, ma le critiche non mancano

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Rispetto ai recenti avvenimenti, alla questione della nave Aquarius ed alle disposizioni del nostro nuovo Ministro dell'Interno

circa la chiusura dei porti, da italiana più che da professionista, sono profondamente disgustata.

Innanzitutto per l'assoluto menefreghismo dimostrato per la vita umana (esattamente per 629 vite umane). E’ una "qualitá" tipicamente italiana, perché siamo noi gli scaricabarile numero uno al mondo; pensiamo sempre che qualcun altro se ne occuperà e che per questo la cosa non ci riguarda. Un menefreghismo che dilaga nel momento in cui sappiamo a memoria i nomi dei calciatori e dei protagonisti delle nostre serie TV preferite, ma proprio a nessuno interessa minimamente perché vi siano persone che scappano dal loro paese d'origine. Finché non diventano i nostri vicini di casa e allora lì sì che ci arrabbiamo attribuendo a loro la colpa di tutti i nostri mali e del fatto che "l'Italia è troppo piccola per ospitarli tutti".

Mi sorprende che un Ministro gestisca un problema simile come chi ha paura che i piccioni gli entrino dalla finestra. Non solo perché da una persona che ci governa mi aspetto (questo è un mio difetto, credere che chiunque provi a fare il proprio lavoro al meglio) che abbia più pragmatismo nell'affrontare certe questioni, ma perché ha infranto più di un articolo di legge. E la legge non ammette ignoranza.

Nel 1979 l'Italia ha sottoscritto la convenzione SAR (Search and Rescue) che garantisce il salvataggio della vita umana in mare. Tanto per dirne una. Per citare altre norme non rispettati: l'articolo 2 della Costituzione, gli articoli 1113 e 1158 del codice della navigazione, l'articolo 33 della convenzione di Ginevra. Tralasciando protocolli CEDU e altri regolamenti vari ed eventuali.
Una bella mossa, non c'é che dire. Mercoledì 13 giugno le navi della Marina hanno salvato e portato in Italia 900 profughi. Per la serie, “oltre il danno la beffa”.
Alla luce di tutto questo, fare politiche migratorie in ogni caso non significa sprangare i porti e neanche gestire un'accoglienza superficiale che ricorda l'assistenzialismo dei primi anni dell'800. Significa costruire e coordinare percorsi di integrazione reali e, innanzitutto, aprire vie legali d'accesso permettendo un transito nei paesi che non rischi di diventare questione di vita o di morte per chi lo compie.

Alessandra Flori