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Le incertezze del settore auto pesano sul futuro dell'ex TRW-Sipea

Cronaca
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Sono partiti i contratti di solidarietà per 140 dei 188 dipendenti dello stabilimento ex Sipea - Trw di via XXV Aprile.

“Abbiamo sottoscritto questi contratti di solidarietà per difendere l’occupazione e proteggere i lavoratori con un accordo che durerà 12 mesi – si legge in un comunicato della Fiom Cgil – ma è necessario che la proprietà annunci investimenti per consentire un rilancio dell’attività del sito produttivo”.

Non proprio un bel segnale per uno degli storici poli industriali di Nichelino (insieme a Liri e Viberti), l’unico ad essere sopravvissuto alle precedenti crisi. Così i lavoratori per un anno lavoreranno tutti, ma a orario e paga ridotti. La fabbrica, che produce Abs, servosterzi e bloccasterzi per auto, poco più di un anno fa era passata dalla proprietà tedesca TRW ai cinesi della Luxshare, che è un colosso dell’informatica e uno dei principali partner produttivi di Apple.

Luxshare ha affidato lo stabilimento di Nichelino alla sua divisione automotive, la Bcs-Automotive Interface Solutions, una multinazionale con oltre 5500 dipendenti in tutto il mondo e una presenza in 14 paesi. La contrazione dei volumi del mercato, unita all’assenza di progetti e nuovi modelli da parte del maggior e storico committente e storico, la Fiat Chrysler Automobiles, sta però determinando diverse difficoltà un po’ a tutto l’indotto dell’auto, una filiera che in Piemonte vale ancora 16 miliardi di euro di fatturato annuo. Aziende come l’ex Sipea Trw, che dipendono quasi esclusivamente dalle commesse del Gruppo Fiat, nel momento in cui vengono a mancare le richieste di fornitura, subiscono una notevole perdita di fatturato. Insomma c’è una fondata preoccupazione per il futuro della fabbrica, considerato che gli auspicati investimenti e la ricerca di nuovi clienti da parte della nuova proprietà non hanno avuto alcun esito, almeno per tutto il 2018, come la stessa azienda ha reso noto in un incontro con il sindacato nello scorso luglio.

La situazione dello stabilimento di via XXV Aprile non è purtroppo diversa da quella di decine di imprese dell’indotto legate a Fca. L’avvio di nuovi modelli nella area Emea (Europa, Africa e Medio Oriente) tarda ad arrivare cosicché, fatta eccezione per gli stabilimenti Sevel di Atessa dove si produce il Ducato e Melfi (con Renegade e 500X, ma che a luglio ha visto terminare la produzione della Punto), gli altri stabilimenti europei continuano a non lavorare a pieno regime anche se, tutto sommato, le automobili di Fca hanno mantenuto una discreta quota di mercato senza però riuscire a conquistarne di nuove.

Particolarmente grave poi continua essere la situazione dello stabilimento di Mirafiori: attualmente nei capannoni di Corso Agnelli viene prodotto un solo modello, il bellissimo Maserati Levante. Un modello di alta gamma e di successo, ma con numeri giornalieri di poche decine di esemplari. Troppo poco per uno stabilimento potenzialmente in grado di sfornare fino a 700-800 auto al giorno, come avveniva negli anni d’oro. Si attendono decisioni da parte del nuovo management subentrato allo scomparso Sergio Marchionne. Lo scenario più fattibile vedrà il lancio sul mercato di versioni elettriche e\o ibride di modelli esistenti, ma concretamente sembra che si sia mosso ancora ben poco. Intanto per i dipendenti di alcuni reparti di Mirafiori si profila nel breve termine un altro stillicidio di giornate di cassa integrazione. Auspicando che Fca parta al più presto con un piano di nuovi investimenti, si prospetta comunque un 2019 pesante per tutte le aziende del settore, considerato che comunque per far uscire nuovi modelli ci vogliono almeno un paio di anni. Questa situazione di stallo e di incertezza sulle scelte di FCA per Torino rischia di mettere ancora più in difficoltà diverse aziende del settore che, in assenza di nuove commesse, possono solo tentare di stare a galla. Fino a quando?