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Gianni Osvaldino, nei Certosini per sempre

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Domenica 24 giugno alla Grande Chartreuse Gianni Osvaldino, 52 anni, ha fatto la solenne professione perpetua tra i Certosini.
Ha cambiato anche nome; adesso è Padre Jean Jude: sarà monaco per tutta la vita e trascorrerà il resto dei suoi giorni in solitudine e preghiera in una cella, lontano dal mondo.

Gianni era un ragazzo di Nichelino. Cresciuto all’ombra del campanile… e dell’acquedotto: il papà, noto in città anche per il suo impegno politico nel P.C.I, era un tecnico delle Acque Potabili.

A 14 anni, nell’estate del 1977, partecipa al primo turno dei Campi in Valle Stretta per la gioventù nichelinese. “Vivacissmo, sembrava avesse l’argento vivo addosso – ricorda un animatore di allora – Mai più avrei immaginato che si sarebbe fatto prete e tanto meno monaco di clausura”. Dopo quell’esperienza Gianni comincia a frequentare la chiesa, diviene a sua volta animatore dei gruppi giovanili parrocchiali e qualche anno dopo decide di entrare in seminario. Sarà ordinato sacerdote nel 1991. Vice parroco e poi parroco, a Rivalta. Finché don Gianni, superata la quarantina, matura una scelta ancora più radicale e va alla Grande Chartreuse, il monastero che è la casa madre dei Certosini e che si trova nelle Alpi Francesi in una località isolata a trenta chilometri da Grenoble.

Ha una storia millenaria quel monastero, fondato nel 1084 da San Bruno, e nella struttura riassume l’ideale certosino, in equilibrio tra completo eremitaggio e vita comunitaria: il grande chiostro con le celle dei monaci, la chiesa, il refettorio, i laboratori che una decina di anni fa si sono aperti per la prima volta alla macchina da presa per il film “Il grande silenzio”.

Il cammino per diventare monaco è lungo e impegnativo: dopo l’anno di postulato, se la vocazione trova conferma, si veste l’abito certosino e si comincia il noviziato che dura due anni. Si pronunciano quindi i voti temporanei per tre anni, poi rinnovati per altri due. A questo punto c’è la professione solenne con la quale il monaco s’impegna per sempre davanti a Dio e davanti alla Chiesa. E’ il passo che Gianni ha compiuto.

I Padri certosini vivono una vita di preghiera incessante e di lavoro nella solitudine delle celle del chiostro. Preghiera e lavoro si succedono secondo un ritmo immutabile, seguendo il corso dell'anno liturgico e delle stagioni.

La separazione dal mondo si realizza mediante la clausura. I certosini escono insieme dal monastero solo per lo “spaziamento” (una passeggiata comunitaria settimanale). Non ricevono visite; non hanno né radio, né televisione. Solo il priore riceve le notizie e comunica ai monaci ciò che non devono ignorare. La cella consiste in una minuscola casa circondata da un giardinetto: qui il monaco trascorre da solo gran parte della giornata, per sempre. Nei giorni feriali il monaco esce di cella soltanto tre volte per le liturgie comuni in chiesa: nel cuore della notte per l’Ufficio notturno, al mattino per l’Eucarestia e verso sera per i Vespri. Solo alla domenica il pranzo è consumato, in silenzio, insieme agli altri monaci.

Solitudine esteriore e interiore per superare i propri pensieri inutili e le oscillazioni della propria sensibilità, per apprende a poco a poco ad avere « …familiare quel tranquillo ascolto del cuore che lascia entrare Dio da tutte le porte e da tutte le vie», come si legge negli statuti della regola certosina.

E’ questa la vita che Gianni ha fatto in questi otto anni e che ha deciso di continuare a fare, lasciando tutto ma proprio tutto. Uno dei rarissimi contatti con l’esterno è stato l’incontro a inizio giugno con i suoi compagni del seminario di Torino, tra cui don Silvio Cora, che si sono recati alla Grande Chartreuse per celebrare insieme il 25° di ordinazione sacerdotale.



Nella foto: Gianni Osvaldino alla Grande Chartreuse con alcuni sacerdoti della Diocesi di Torino, ordinati nel 1991, per il 25° di sacerdozio. Don Gianni è il monaco con la barba accanto a Dom Dysmas De Lassus, priore della Grande Chartreuse e dell’Ordine Certosino.

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