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Marco Fogliotti, un nuovo sacerdote da Nichelino

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Sabato 8 giugno ore 16 Ordinazione in Duomo a Torino.
Domenica 9 giugno ore 11,30 Prima Messa nella chiesa della Santissima Trinità a Nichelino.

MARCO, UNO DI NOI

"La storia dei Campi della Gioventù di Nichelino è una storia ricca di persone, di amicizie, di gruppi numerosi. Si narra di un “campo ex” da 120 partecipanti, letti a castello a tre piani e chi più ne ha più ne metta. Ma non è sempre andata così. A fine anni ‘90, un gruppo di animatori si trovò a dover preparare i cenacoli (gli incontri settimanali in oratorio) per un solo ragazzo. Chissà quegli animatori quante volte alle riunioni si saranno chiesti: ma ne vale la pena? Ha senso andare avanti con un solo animato? Ma la storia dei campi, come quella della Chiesa, è guidata dalla costanza, dall’abnegazione e dalla fede di alcune persone che non si lasciano mai scoraggiare, salde nella fede! La dedizione e il servizio di quegli animatori ha portato frutto. Ebbene sì, ne è valsa la pena! Perché quel ragazzo si chiamava Marco Fogliotti e il prossimo 8 giugno sarà ordinato sacerdote”.

Parole di Matteo Perusia, uno degli amici del novello prete che coronerà il percorso vocazionale con l’ordinazione presbiterale alle ore 16 di sabato 8 giugno in Duomo a Torino. Il giorno dopo, domenica 9 giugno, don Marco Fogliotti celebrerà la sua prima S. Messa nella chiesa grande della Santissima Trinità alle ore 11,30. E sarà festa grande per la comunità parrocchiale e per tutti i suoi amici di Nichelino.

Chi è Marco Fogliotti?

Da quando sono nato, 36 anni fa, a quando sono entrato in seminario, ho sempre vissuto a Nichelino, in via Trento ed ho frequentato fin da piccolo la parrocchia Santissima Trinità. Dopo la cresima ho iniziato a frequentare l’oratorio e i cenacoli, anche se non avevo mai fatto i campi. Poi mi sono deciso a fare la mia prima esperienza in montagna: a 15 anni ho fatto il campo Adolescenti e quindi l’Ex, iniziando poi a fare l’animatore per un bel po’ di anni. Nel frattempo ho studiato ragioneria all’Erasmo da Rotterdam e dopo il diploma mi sono iscritto all’università ad Economia Aziendale. Ho conseguito la laurea triennale, mi sono iscritto alla magistrale che però non ho finito, anche perché nel frattempo ho trovato lavoro in un’azienda informatica, dove ho lavorato per cinque anni, fino a quando nel 2012, a 29 anni di età, mi sono licenziato per entrare in seminario. Ho fatto l’animatore ai campi fino a quando ho iniziato a lavorare, ma anche mentre lavoravo continuavo a frequentare la parrocchia e le persone che ho conosciuto durante gli anni dell’animazione”.

Amici spiazzati…

La scelta di dedicare la sua vita a Dio e al prossimo all’inizio ha spiazzato un po’ tutti: “Marco (che noi tutti da sempre chiamiamo con affetto “Foglio”) è sempre stato un grande amico, sempre pronto a mettersi in gioco. Indimenticabili le vacanze in giro per Italia e Europa con valigie sempre perfette e la sua conoscenza impeccabile delle strade! Da Valencia alla Francia ai Paesi Baschi, dalla Sicilia alla Puglia fino alla Sardegna...leader di serate danzanti e trascinatore del gruppo fino alle 6 del mattino! Non chiedetegli solo di prepararvi da mangiare – continua ridendo Matteo Perusia – ‘Foglio’ ha annunciato la decisione di iniziare questo percorso alla fine di una delle solite serate in birreria. La risposta degli altrettanto soliti amici è stata: ‘figurati, dai!’ Ma dopo lo stordimento iniziale tutti noi abbiamo accolto e sostenuto la sua scelta...che ha confermato ancora una volta la sua generosità e la sua voglia di Vita!”

Come nasce la vocazione al sacerdozio?

Come dicevo non sono entrato in seminario da giovanissimo - racconta Marco Fogliotti - prima ho studiato e lavorato e, se ovviamente c’è stato un momento in cui ho capito in modo più chiaro quale fosse la mia vocazione, in realtà è un po’ durante tutto il percorso della mia vita che Dio mi ha guidato e mi ha accompagnato fin qua. Molto significativi per la mia fede sono stati gli anni dei campi e dell’animazione con don Paolo e don Joe: in Valle Stretta nel silenzio e nella natura è più facile sentire la presenza del Signore, come anche negli esercizi spirituali invernali a Chateau. Dio era diventato importante nella mia vita, ma non avevo capito che il Signore mi stesse chiamando su questa strada. Finiti gli anni dell’animazione sono rimasto comunque vicino alla parrocchia. Ho fatto anche altri ritiri, con i giovani dell’unità pastorale, con il gruppo del TLC e ho partecipato ad alcune esperienze nel Seminario minore di Viale Thovez. Durante queste occasioni sentivo forte il desiderio di seguire Dio e pian piano ho capito qual era il modo che il Signore mi indicava. All’inizio ho avuto paura, dubbi, ma poi mi sono fidato di Dio e di chi mi accompagnava e ho deciso di entrare in seminario”.

Quanto studia chi si prepara al sacerdozio?

Sono in seminario da sette anni, il percorso per diventare preti diocesani è formato da un primo anno detto ‘propedeutica’ (ai miei tempi il rettore era don Mario Aversano, ora parroco a Regina Mundi) e poi per chi continua si passa al seminario maggiore che dura 6 anni durante i quali bisogna conseguire una laurea quinquennale in teologia. Ma il seminario non è solo studio, c’è la preghiera, c’è il servizio pastorale in parrocchia e facciamo varie esperienze formative e di servizio. E poi c’è la vita comunitaria, tutti i seminaristi vivono insieme sotto lo stesso tetto e questo è molto bello ed arricchente”.

Sacerdote per sempre: come pensi che cambierà la tua vita dopo l’ordinazione? Hai un modello che ti ispira particolarmente?

La conclusione del seminario, più che la fine di un percorso, è un nuovo inizio. Immagino che la mia vita cambierà parecchio rispetto ad oggi, sicuramente essere prete nel contesto attuale sarà molto impegnativo, ma anche molto bello. Se dovessi fare affidamento solo sulle mie forze e capacità sarei molto preoccupato, ma non siamo soli, il prete è uno strumento nelle mani di Dio e questo mi permette di affacciarmi al ministero con serenità e fiducia. Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare bravi sacerdoti che mi hanno dato buoni esempi e insegnato tanto, se non fosse stato così probabilmente non sarebbe nemmeno nata in me la vocazione. Spero di poter diventare un prete vicino alle persone, ai loro problemi e alle loro gioie, per aiutarle a incontrare e seguire il Signore”.

Allora, in bocca al lupo caro “Foglio” per questa nuova grande avventura!

Giampaolo Flori