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Papa Francesco in Marocco

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Al termine del viaggio di Papa Francesco in Marocco ecco alcuni punti salienti del messaggio di pace che ha voluto lasciare.

 Il motto “Servitore di speranza” già evidenziava lo spirito con il quale il Santo Padre ha incontrato la comunità musulmana: “Non dobbiamo spaventarci della differenza tra le religioni perché Dio ha permesso questo». Piuttosto «dobbiamo spaventarci se noi non operiamo nella fraternità, per camminare insieme nella vita». E ancora: «Servire la speranza, in un tempo come il nostro, significa anzitutto gettare ponti tra le civiltà; con il re Mohammed VI abbiamo ribadito il ruolo essenziale delle religioni nel difendere la dignità umana e promuovere la pace, la giustizia e la cura del creato, cioè la nostra casa comune. In questa prospettiva abbiamo anche sottoscritto insieme un appello per Gerusalemme, perché la Città Santa sia preservata come patrimonio dell’umanità e luogo di incontro pacifico, specialmente per i fedeli delle tre religioni monoteiste».

Al rientro dal viaggio Papa Francesco ha ricordato alcuni  momenti significativi della due giorni marocchina, come la visita all’Istituto per la formazione degli imam: «Questo Istituto promuove un Islam rispettoso delle altre religioni e rifiuta la violenza e l’integralismo, cioè sottolinea che noi siamo tutti fratelli e dobbiamo lavorare per la fraternità».

E’ ritornato anche sulla  «questione migratoria», sia incontrando le autorità che gli immigrati  della Caritas di Rabat: «Alcuni di loro hanno testimoniato che la vita di chi emigra cambia e ritorna ad essere umana quando trova una comunità che lo accoglie come persona. Proprio a Marrakech nel dicembre scorso è stato ratificato il “Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Come Santa Sede abbiamo offerto il nostro contributo che si riassume in quattro verbi: accogliere i migranti, proteggerli, promuoverli ed integrarli. Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana».