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Dom, Apr
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Giubileo - Le opere della Misericordia

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Sia nella Bibbia che nei racconti rabbinici Dio è il primo a compiere quelle opere di misericordia corporale
che ci indica il catechismo e che sono le azioni che siamo chiamati a vivere in questo Anno Santo della Misericordia!

Mettiamo insieme le prime due opere di misericordia: dar mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati. Già solo nel libro dell’Esodo abbiamo abbondanza di episodi. Si legge nel Midrash (commento rabbinico alla Scrittura): “Così fece il Santo – benedetto egli sia – per Israele. Ebbero fame, procurò loro il cibo, com’è detto (Es. 16,4) ecco Io faccio scendere per voi il pane del cielo (la manna). Ebbero sete, li dissetò, com’è detto (Sal. 76,16) fece scaturire dalla rupe acque correnti”.

Subito dopo la liberazione dalla schiavitù egizia gli israeliti camminarono tre giorni nel deserto senza toccare acqua. Arrivarono a Marà (in ebraico significa sia amaro, sia ribellione), ma non poterono bere quelle acque perché erano amare. Allora il popolo mormorò, si ribellò contro Mosè dicendo “Cosa berremo?”.

Israele si ribella dopo tre giorni senza acqua, figuriamoci noi oggi! Altro che tre giorni! In gita di classe bastavano tre ore senza fermarci per mangiare e bere e scoppiava la rivoluzione…

“Allora Mosè invocò il Signore il quale gli indicò un legno. Mosè lo gettò nelle acque e queste si addolcirono”. Noi cristiani potremmo fare una specie di lettura rabbinica: Dio dice a Mosè di usare un legno per donare la salvezza ed acqua viva; Dio sceglierà poi il legno della croce del Figlio per donare salvezza ed acqua viva a tutta l’umanità.

In Esodo 16 Dio dona la manna. Spiega il Midrash: “Mosè disse loro: è il pane che l’Eterno vi dona per cibo. Ora questa manna conteneva in sé tutti i sapori e bastava che si desiderasse una vivanda per averne il gusto, diventava in bocca come carne o pane o miele”. Ma Mosè fa una raccomandazione: “raccoglietene quanto ciascun può mangiarne secondo il numero di persone che sono con voi”. Niente di più, niente di meno! Dio sfama il suo popolo, ma è contro l’accaparramento. Vuole che i suoi figli siano tutti nutriti a seconda delle necessità. Prosegue il racconto biblico: “Alcuni non obbedirono a Mosè e ne misero da parte per il giorno dopo (…anche allora c’era chi portava via il cibo destinato ad altri!), ma vi si generarono vermi e impurità”. Di fronte ai milioni di affamati che bussano alla porta del ricco occidente forse un piccolo esame di coscienza dovremmo farlo, prima che la nostra abbondanza generi vermi.

Vestire gli ignudi è la terza opera di misericordia, ma è anche la prima azione che Dio compie dopo la creazione. In Gen. 3,21 si racconta che dopo la trasgressione dei primi umani “il Signore fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì”. E poi c’è il meraviglioso capitolo 16 del profeta Ezechiele che vi invito a leggere (…ve lo do come compito delle vacanze!) in cui Dio si paragona a un marito follemente innamorato della trovatella Israele abbandonata nuda: “in piena campagna passai vicino a te e ti vidi; eri nuda e scoperta … io ho steso il mantello su di te e ti ho coperta , ti ho vestita di ricami… ti ho ricoperta di stoffe preziose … ti ho resa uno splendore”.

La quarta opera di misericordia è alloggiare i pellegrini, coloro che nell’antico Testamento formano una categoria di poveri chiamati stranieri, in ebraico “gher” (straniero, migrante). Israele stesso è stato straniero in Egitto e migrante per 40 anni nel deserto. Si legge nel Deuteronomio: “il Signore tuo Dio ti ha seguito nel tuo viaggio attraverso questo grande deserto, è stato con te in questi 40 anni”.

Dio si fa migrante e straniero per condividere la sorte dei più poveri; chi accoglie lo straniero accoglie Dio. Nel vangelo di Matteo “ero straniero e mi avete accolto”, afferma Gesù.

Ancora il vangelo di Matteo ricorda: “ero malato e mi avete visitato”. E’ la quinta opera di misericordia. Dio va a trovare Giobbe malato; tramite Isaia visita il re Ezechia gravemente infermo. In Genesi si narra di Dio che si reca da Abramo sofferente dopo essersi fatto circoncidere (… all’età di 99 anni). Si spiega nel Talmud (tradizione ebraica di commento alla Bibbia): “Dio stesso visita Abramo dopo la circoncisione . Così fa anche tu, chi visita un malato prende su di sé un sessantesimo del suo dolore. Così il malato starà meglio”.

Quante volte nel Nuovo Testamento Gesù si fa prossimo ai malati!

Mancano ancora due opere di misericordia, le vedremo nel prossimo articolo. Auguro buone vacanze a tutti e un forte in bocca al lupo ai miei ex allievi che in questi giorni affrontano l’esame di maturità.

Vi auguro di poter mettere in pratica alcune di queste opere di misericordia in questa estate, per poter vivere quella prassi di Dio che prende su di sé le sofferenze, le brutture, le ingiustizie del mondo e le trasforma in bene.

Enrico de Leon