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Dom, Apr
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La Misericordia di Dio nell'Antico Testamento

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Tutto l’Antico Testamento è costellato di episodi in cui Dio mostra la sua misericordia e il suo amore
: già nelle prime righe del libro della Genesi Dio si compiace di ciò che ha creato e lo definisce “tob” (in ebraico bello, anche buono). Solo chi ama, chi ha uno sguardo pieno d’amore vede bello e buono ciò che lo circonda. Del resto anche per noi la persona di cui siamo innamorati è sempre bella e buona… e non diciamo forse, nella nostra saggezza popolare, che ogni scarafone è bello a mamma sua?

La frase “e Dio vide che era cosa buona - bella” nel primo capitolo della Genesi si ripete ben 7 volte (simbolo di completezza e perfezione) a sottolineare con quel numero che tutto ciò che esiste è uscito da Dio e a Lui è destinato e che il suo sguardo sulla creazione è colmo di amore, di meraviglia e misericordia.

Anche dopo il peccato (Gen. 3) Dio promette perdono e salvezza prendendosi cura dell’uomo e della donna continuando a vedere belle e buone quelle creature segnate da fragilità e peccato.

Insegna il midrash (il commento dei rabbini alla Bibbia): “Perché Dio creò un solo uomo? Perché ognuno si senta responsabile del mondo intero. Chiunque uccide un essere umano annienta l’umanità intera”. Dio ci dà per primo l’esempio di misericordia nei confronti di Caino, il primo assassino. A lui rivolge la stessa domanda che aveva posto ai suoi genitori quando trasgredirono: “che cosa hai fatto?” . E poi gli dice una cosa letteralmente sconvolgente “la voce dei sangui (n.d.r. nel testo ebraico è proprio al plurale) di tuo fratello grida su di me dalla terra”. E’ su Dio che si ritorce l’omicidio di un fratello: colpito Abele è Dio che è colpito, anzi, come scrive Enzo Bianchi, poiché si parla di “sangui” e non di sangue, significa che non si pensa solo ad Abele, ma a tutte le vittime innocenti della storia. Il sangue di Abele è solo il primo, altri arrosseranno la terra per millenni e di fronte ad essi Dio, guardando con amore sia la vittima che l’assassino, continuerà a chiedere “Dov’è tuo fratello?”. Qualcuno risponderà “Sono forse io il custode di mio fratello, proprio io?”; altri ripeteranno “troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono, chiunque mi incontrerà mi ucciderà”, come dice Caino dopo aver capito ciò che ha commesso.

Caino, che non ha voluto riconoscersi “custode” di suo fratello ora chiede a Dio di essere il suo custode, di proteggerlo, di avere misericordia… e Dio, che non la pensa mai come noi, non gli dice “brutto assassino non ti riconosco più come figlio, per me puoi morire in galera, tra noi ogni rapporto è finito ed anzi ti auguro di fare la stessa fine del povero Abele!” .

Invece Dio perdona e protegge Caino (Gen. 4,15), lo guarda di nuovo con misericordia. Racconta il midrash: “Dio disse a Caino ‘poiché ti sei pentito non restare più qui, vattene’ e Caino andò in esilio e dappertutto il suolo tremava sotto i suoi piedi come per rinnegarlo. Dappertutto le belve e gli animali si precipitavano per divoralo e vendicare Abele. Per proteggerlo Dio impresse sulla fronte di Caino un segno, una lettera del Suo nome grande e glorioso”. Anche l’assassino ha su di sé il nome stesso di Dio, perché il suo richiedere perdono è sempre accolto e gli viene donata una seconda chance. Conclude il midrash: “Qualche anno dopo Adamo incontrando Caino rimase stupito di trovarlo vivo. Non hai ucciso tuo fratello Abele? Caino rispose: io sono pentito e sono stato perdonato! Allora Adamo esclamò: tanto grande è dunque il potere del pentimento e tanto grande la misericordi dell’Eterno!”

Dio non ci chiede di essere misericordiosi per hobby, ma ce lo chiede perché in primo luogo Lui è la misericordia, l’amore infinito. L’essere a sua immagine e somiglianza comporta ogni sforzo da parte nostra di diventare perfetti com’è perfetto il Padre celeste.

Nel catechismo della Chiesa cattolica siamo invitati a compiere azioni, opere di misericordia perché (si cita Lc. 6,36) “siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” . Nel DNA di Dio e nel nostro è iscritto l’amore. Spiega il catechismo: “le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità”. Ne sono elencate quattordici: 7 opere di misericordia spirituali e 7 corporali (ritorna non a caso il numero 7). Una volta si studiavano a memoria (… ma se le chiedevo ai miei alunni, mi guardavano come se fossi appena sbarcato da Marte!)

Il riferimento evangelico di queste opere è in Matteo 25, 31-36 che termina così: “tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. E’ specialmente alla nostra relazione di accoglienza e soccorso verso i più poveri che Gesù pensa quando ci chiede di amare il prossimo. Dio stesso compie quelle 7 opere di misericordia che noi siamo chiamati a vivere e testimoniare. Sembra quasi che ci voglia dire: “come posso chiederti di essere misericordioso verso i fratelli se non lo sono Io per primo? Tu devi aiutare gli altri perché Io per primo l’ho fatto”.

Quand’è che Dio compie le 7 opere di misericordia corporale?

Un po’ di pazienza, ve lo dirò il mese prossimo!

Enrico de Leon