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Mar, Giu
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Le parole della Misericordia

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“Il Signore, il Signore Dio misericordioso e pietoso” (Es.34,6). Il versetto è tratto dal libro dell’Esodo
(il secondo libro dell’Antico Testamento che racconta l’uscita degli ebrei dalla schiavitù dell’Egitto sotto la guida di Mosè) e rappresenta un momento fondamentale della rivelazione di Dio ad Israele. Qual è il contesto storico? Mosè è salito sul monte Sinai per ricevere le tavole della legge, il popolo è accampato ai piedi del monte e aspetta il ritorno dell’uomo di Dio. Ma aspetta oggi, aspetta domani sono ormai 40 giorni che di Mosè non si sa più nulla e neanche di Dio si percepisce la presenza o l’interesse. Ecco che allora gli israeliti decidono di costruirsi un idolo, il vitello d’oro, e di adorarlo come il dio che li ha liberati dalla schiavitù e iniziano a fare una grande celebrazione di lode e ringraziamento al divin bovino.

Proprio in quel momento ritorna Mosè con le tavole e di fronte all’infedeltà, all’incoerenza, alla mutevolezza e al tradimento del popolo, si infuria a tal punto da distruggere le tavole della legge. Accusa il popolo di idolatria, litiga con il fratello Aronne, colpevole di non aver fatto nulla per impedire questa infedeltà.

Quante volte anche noi di fronte al silenzio di Dio, alla lontananza di uomini che dovrebbero rappresentarlo, al non sentirlo vicino, ci rivolgiamo agli idoli che la società, la cultura, il pensiero contemporaneo ci propongono. Non stupiamoci se anche noi cediamo al fascino di vitelli d’oro che ci presentano divinità a nostro uso e consumo, o ci creiamo un Dio a nostra immagine e somiglianza… anche il popolo eletto lo ha fatto!

Ma la grandezza di Israele consiste nel fatto che subito dopo si pente, si accusa della propria colpa e chiede a Mosè di risalire sul Sinai per chiedere a Dio il perdono e una seconda copia delle tavole della legge… e Mosè lo fa e prega Dio: “questo popolo ha commesso un grande peccato, si è costruito un vitello d’oro (e quante volte il nostro dio è l’oro, il denaro, il potere economico!) Ma ora se tu perdonassi il loro peccato…”

E Dio Perdona. Attenzione, è quello che quest’anno Papa Francesco sta chiedendo a noi di fare. Questo giubileo è proprio l’occasione di fare anche noi come il popolo eletto, chiedere perdono a Dio per tutti i vitelli d’oro che abbiamo adorato nella nostra vita.

Torniamo ad Esodo. I racconti rabbinici così ci presentano l’incontro tra Dio e Mosè. “Dio disse a Mosè: hai visto? Il tuo popolo mi ha ripudiato. Rispose Mosè: perché lo chiami mio popolo? Non era forse il tuo popolo quando mi ordinavi di farlo uscire dall’Egitto? Rispose l’Eterno: sono miei figli quando obbediscono, non quando disubbidiscono!”.

Sembra di sentire mamma e papà quando discutono sul comportamento dei figli: … tuo figlio ha fatto questo! No, è tuo figlio, si comporta come te!.

Nel racconto rabbinico Mosè così prosegue: “Signore, io li ho perdonati… perchè mai io che sono soltanto un uomo potrei essere più misericordioso di Te che sei Dio? Allora il Signore disse: Io sono il misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore e perdono”.

Dopo il perdono segue una teofania (cioè una manifestazione di Dio). Esodo 33, 18-23.“Disse Mosè: mostrami la tua gloria. Dio rispose: farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, faro grazia a chi voglio e avrò misericordia di chi voglio. Ma tu non potrai veder il mio volto, quando passerò ti coprirò con la mano finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle”.

L’agire di Dio, la sua misericordia, il suo passaggio si colgono quando Dio è di spalle, cioè quando è già passato. Non lo vediamo arrivare, non lo sentiamo davanti al nostro volto, ma comprendiamo il suo passaggio nella nostra storia a cose fatte. Queste sono le nostre teofanie.

Il capitolo 34 di Esodo si conclude con la consapevolezza in Mosè che Dio ha perdonato Israele e ha stabilito una nuova alleanza donando le tavole della legge per la seconda volta.

Dice il racconto rabbinico a proposito della Torah, cioè della legge: “Se la prima volta era stata scritta in casa Dio nel cielo, la seconda volta fu scritta col dito di Dio in casa dell’uomo sul granito della terra”.

Questo ricorda ciò che Gesù fece e che è raccontato al capitolo 8 del Vangelo di Giovanni: i farisei gli portarono una donna adultera e gli chiedono se deve essere lapidata, ma Gesù non risponde e si mette a scrivere con il dito sulla terra, sul granito di fronte al tempio. La donna, accusata dai farisei di adulterio, è perdonata dalla nuova torah di Gesù: “chi di voi è senza peccato (ma solo Dio lo è!) scagli la prima pietra”. Solo chi non ha mai sbagliato può permettersi di giudicare e condannare il prossimo. A noi uomini è permesso solo di perdonare, comprendere, aiutare i nostri fratelli nel peccato cercando di essere misericordiosi come il nostro Padre.

Buon cammino di quaresima e buona Pasqua a tutti e buona riconciliazione con Dio misericordioso.

Enrico de Leon