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Mer, Apr
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Entrare a Gerusalemme

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“Città di Dio”, posta sul monte di Sion e metropoli come tante altre, Gerusalemme fa sue le caratteristiche di tutte le città del mondo:

virtù e vizi, guai e rimedi, rancori ed amori, abbracci e cadute, inganni e assoluzioni, rinunce e peccati. I poeti-profeti hanno esultato di gioia e versato lacrime su di lei. Le hanno talvolta rovesciato addosso invettive taglienti con ciclopica forza pari all’immenso amore che le portavano. Per loro era eco di Dio, dell’ardente suo amore, spesso tradito, ma perennemente incapace di staccare il cuore dalla sposa bella, anche quando, abbandonandolo, si accompagnava al primo avventore come l’ultima donna di strada. Lui, l’amava e la perdonava.  Pensava ad essa come all’abbraccio dell’amato quando le correva incontro.

Entrare a Gerusalemme… quante volte lassù, sulle pendici del monte degli ulivi, qualche giorno prima, guardando le sue mura, le case ed il Tempio, gli occhi di Gesù si erano riempiti di lacrime. Aveva pianto davanti a tutti, stavolta gli stava attorno una marea di gente festante. Canti di osanna, rami di olivo e di palma. Perfino pregiati mantelli e tappeti di fiori e canti plaudenti come si conviene ad un re.

Come si esaltava la folla! Ma nel cuore della città abitavano anche altri sentimenti. Là al Tempio c’era frenesia per la grande festa di Pasqua, nei palazzi dei capi religiosi c’era apprensione. Sul lato nord della spianata, nella fortezza Antonia le truppe romane controllavano. Loro non avrebbero avuto difficoltà a spegnere gli entusiasmi e gli eventuali tentativi di rivolta. Tra i capi religiosi c’era chi sperava che gli odiati invasori avrebbero fatto loro un grosso regalo, se avessero messo le mani su quel galileo scomodo. Questo giovane rabbi con il suo comportamento e il suo insegnamento metteva in cattiva luce l’ortodossia ebraica.

Quel giorno la porta del lato orientale delle mura era spalancata: nessuno tentò di fermare la folla acclamante. Ma l’entusiasmo si sarebbe spento velocemente. Del resto anche tra i suoi c’era qualche scontento. Giuda era tra la folla e il suo viso pareva triste.

Una città grande ha sempre chi non accetta novità, è come il cuore dell’uomo quando non si apre del tutto. Gesù entrava in Gerusalemme, quella città lui la conosceva come conosceva il cuore dell’uomo. Era venuto, per loro, per tutti, sì anche per coloro che avevano avvelenato il cuore della città.  Gesù qualche giorno dopo, a notte fonda, ci sarebbe entrato di nuovo, ammanettato, deriso, insultato, scortato dalle guardie del tempio.

L’osanna si trasformò in crucifige, crucifige. In quelle ore l’anima di Gesù si caricò delle ferite, degli odii, delle vergogne, delle speranze di Gerusalemme e facendosene carico la liberò.

Un gruppo di donne lo aveva incrociato lungo il Calvario, fino al Golgota: avevano pianto con la madre, Maria. Gesù ucciso, il male lo aveva portato via. Ma di lì a poco gli occhi della madre cominciarono ad asciugarsi... L’amore è più forte di lשאול (dello sceol, della morte), allora qualcuno cominciò a ricordare che Gesù aveva pronunciato una parola: risurrezione. All’alba della domenica una luce brillò. E avvenne.

Marcello Aguzzi